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Sara Grattoggi
La road map di Scoppola: «Alla fine via dei Fori dovrà essere demolita»
7 Gennaio 2015
Roma
Il neo direttore generale dei Beni culturali, intervistato da Sara Grattoggi, risponde a Volpe: «Come risultato finale mi pare ovvio che le cinque grandi piazze di Roma antica vadano riproposte nella loro interezza, eliminando via dei Fori, e che il loro interesse pubblico d’insieme sia nettamente superiore a quello delle sistemazioni successive».

Il neo direttore generale dei Beni culturali, intervistato da Sara Grattoggi, risponde a Volpe: «Come risultato finale mi pare ovvio che le cinque grandi piazze di Roma antica vadano riproposte nella loro interezza, eliminando via dei Fori, e che il loro interesse pubblico d’insieme sia nettamente superiore a quello delle sistemazioni successive». La Repubblica, ed. Roma , 7 gennaio 2015
Professor Francesco Scoppola, come valuta le proposte della commissione stato-comune sull’area archeologica centrale?
«Ogni commissione - risponde il direttore generale del Mibact - lavora per riunire una pluralità di vedute e anche in questo caso mi pare che il confronto sia stato fruttuoso. Ma non sono certo io a dover valutare il risultato, visto che da poche settimane la mia competenza nel ministero è quella delle belle arti e del paesaggio, mentre per l’archeologia è stato riconfermato Gino Famiglietti».

Lei prese parte al progetto del 1985-1988 che prevedeva lo smantellamento di Via dei Fori Imperiali. Un punto che la commissione, però, non intende attuare, almeno in una prima fase.
«Anche in quel progetto lo scavo archeologico stratigrafico dell’area oggi occupata da via dei Fori Imperiali non rappresentava la prima fase da attuare, ma una delle ultime. Come risultato finale mi pare ovvio che le cinque grandi piazze di Roma antica vadano riproposte nella loro interezza, eliminando via dei Fori, e che il loro interesse pubblico d’insieme sia nettamente superiore a quello delle sistemazioni successive. Se ci fossero dubbi in proposito dovrebbe bastare a superarli lo straordinario afflusso di pubblico ottenuto da Piero Angela per il bimillenario della morte di Augusto. Per la prima volta le impalcature con le gradonate non guardavano le sfilate sul nastro d’asfalto ma lo scenario attorno a quella strada».

L’unico modo per superare il problema tecnico dei diversi livelli degli scavi e dell’attuale piano stradale sarebbe, secondo la commissione, una soluzione simile a quella proposta dal professor Panella, che prevedeva una leggera passerella in acciaio tra piazza Venezia e largo Corrado Ricci, poggiato sui livelli antichi, ma in linea con il percorso attuale. Scoppola, la vede come una soluzione praticabile?
«Il problema dei livelli diversi esiste e fu segnalato già da Leonardo Benevolo. Ma non si tratta certo di problemi insolubili e non è detto che si debba fare ricorso a qualcosa da aggiungere in via permanente».

La commissione intanto ha proposto una revisione del vincolo su via dei Fori. Cosa ne pensa?
«Nessun vincolo di nessun tipo ha mai proibito le indagini, le ricerche, le prospezioni, gli scavi stratigrafici».

Se per il momento non si smantellerà via dei Fori, si ipotizza invece la rimozione di via Alessandrina.
«Iil valore storico di via Alessandrina è indubbiamente maggiore di quello di via dei Fori e tuttavia è anch’esso secondario rispetto a quello degli spazi antichi».

La commissione giudica “assolutamente strategica” la prosecuzione della metro C non solo fino a piazza Venezia, ma anche oltre, secondo il progetto originario. Concorda?
«Quello della mobilità pubblica è certamente uno dei principali nodi da sciogliere prima di poter dare piena attuazione alla pedonalizzazione della zona archeologica centrale. Se i tempi e i costi della metropolitana romana si avvicinassero alle medie europee, scavando finalmente e sempre a “cielo chiuso” al di sotto della quota archeologica e scegliendo opportunamente il posizionamento delle stazioni e delle risalite in superficie in corrispondenza degli strati geologici privi di contenuto archeologico, la questione non si porrebbe neppure perché tutto sarebbe subito e contemporaneamente realizzabile».

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