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Stephen Brook
La rivista "Country Life" celebra il suo 110° compleanno
14 Gennaio 2007
Recensioni e segnalazioni
Da un secolo vessillo di una campagna per ricchi, prima britannici, ora russi. Ma sostiene campagne anti-sprawl. The Guardian, 9 gennaio 2007 (f.b.)

Titolo originale: Country Life marks 110th birthday – Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

La rivista Country Life, quintessenza della vita di campagna britannica, ha compiuto ieri 110 anni celebrando l’anniversario con un numero souvenir.

Una retrospettiva che ricostruisce l’influenza del periodico sull’architettura, il giardinaggio, gli sport che si praticano in campagna, gli immobili, ed esamina il modo in cui sono stati trattati i momenti che hanno costruito il XX secolo.

Country Life nei suoi 110 anni è cambiata radicalmente. Quando Edward Hudson fondò la rivista col titolo Country Life Illustrated nel 1897, si concentrava sul golf e le corse, oltre ad occuparsi delle case di campagna che sono diventate il suo nucleo centrale.

Ma Hudson era anche impegnato a diffondere immagini e sensazioni di quell mondo rurale che già allora gli appariva in rapida scomparsa.

Ora inserita nel gruppo di riviste della IPC, di proprietà Time Warner, Country Life viene composta in un palazzo a torre a sud di Londra, ma resta uno spazio per le persone della campagna la cui voce spesso non si ascolta nei media nazionali.

Il periodico, che vende circa 40.000 copie la settimana, si occupa di architettura, giardini, immobili, belle arti e mercati locali.

“La rivista si è spostata un po’ rispetto al suo percorso storico. Si fondava su eredità e capitali di vecchia data” spiega il direttore, Mark Hedges, che dallo scorso marzo ha preso il posto di Clive Aslet.

“Quello che vediamo sempre di più è che gli immobili [di campagna] appartengono a persone diverse. Circa il 40% delle abitazioni vendute a ltre 5 milioni di sterline lo scorso anno sono state comprate da Russi”.

“Quello che resta ancora valido e sempre lo sarà, è che la campagna inglese è un rifugio per chi ha dei soldi”.

La rivista può vantare una prestigiosa lista di collaboratori, e anche Elizabeth Bowes-Lyon, diventata più tardi la Regina Madre, è comparsa regolarmente sui sommari.

Ci sono stati famosi scrittori di giardinaggio come Gertrude Jekyll e Christopher Lloyd, e Edwin Lutyens, il progettista di New Delhi, si occupava di architettura.

Il grande poeta John Betjeman mandava regolarmente articoli, e così Auberon Waugh; Simon Jenkins, poi direttore del Times, iniziò la sua carriera nella rivista come pubblicista.

Fra gli altri Roy Strong, ex direttore del Victoria and Albert Museum, e il romanziere Alexander McCall Smith.

Negli anni più recenti la rivista ha lanciato vigorose campagne su questioni come la criminalità nelle campagne, il dibattito sulla caccia e lo sprawl urbano.

“Stiamo tornando alla campagna, celebriamo quanto ha da offrire, e facciamo campagne per assicurarle un futuro solido” spiega Hedges.

Per il numero commemorativo sono stati intervistati 1.000 cittadini britannici, e si stima che 48 milioni su una popolazione di 60 preferirebbero abitare in campagna. Ci abitano effettivamente in 12 milioni.

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