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Alberto Vitucci
La nuova terrazza con tetto semovente
17 Febbraio 2012
Vivere a Venezia
Ahimè, vi sono sindaci e funzionari comunali che non hanno mai capito quanto era moderna Venezia prima di Benetton e Koolhaas. La Nuova Venezia, 17 febbraio 2012

Ecco la nuova terrazza sul tetto del Fontego. La modifica al progetto è stata depositata all’Edilizia privata, firmata dall’archistar olandese Rem Koolhaas. La terrazza «a vasca» non è sparita, anzi. Occupa una buona metà del tetto lato Canal Grande con la possibilità – questa è la novità – di richiudere il tetto di notte o in caso di maltempo. Al centro il lucernario dell’edificio sarà «coperto» con un pavimento di cristallo e rinforzato con travi di metallo. Sarà uno spazio aperto, adibito a bar e ristorante. Proposta adesso all’esame dell’Edilizia privata, che però per il via libera definitivo aspetta l’ok della Soprintendenza.

Ma non è l’unico punto contestato del grande progetto. In Canal Grande spunterà un grande pontile da 25 metri per cinque di profondità. Sarà installato davanti alle arcate del Fontego e servirà per lo scarico delle merci e anche come plateatico. C’è già chi solleva questioni di viabilità acquea, perché quello è il punto dove il Canal Grande fa la curva e i vaporetti si incrociano. Prima c’erano due pontiletti delle Poste italiane.

Il via libera è arrivato il 7 febbraio, al termine della conferenza dei servizi convocata dal dirigente dell’Edilizia provata Lucio Celant sul permesso di costruire. Pareri tutti favorevoli, con il dirigente dell’Edilizia privata Franco Gazzarri che si limita a raccomandare la percorribilità pubblica interna e l’accessibilità diretta alla Corte interna dai tre ingressi del Fontego e l’uso dei gabinetti. «Per quanto riguarda l’uso pubblico del manufatto», scrive l’architetto, «si propone che i servizi igienici al piano terra siano di uso pubblico, secondo orari e modalità da concordare con il Comune e di rivedere l’organizzazione distributiva dei gabinetti». Flavio Gastaldi, delegato dal comandante dei vbigili urbani Luciano Marini, esprime «parere favorevole sulla viabilità», raccomandando di predisporre «idonea segnaletica» vista la destinazione commerciale del’immobile, ex palazzo delle Poste venduto a Benetton. Loris Sartorti, dirigente della Mobilità acquea, esprime infine «parere favorevole» al pontile. Ma accogliendo i dubbi espressi dagli uffici definisce lo stesso pontile «sovradimensionato» e poco funzionale rispetto al carico scarico, vista anche la dimensione dei mezzi».

L’iter va avanti, e l’istruttoria degli uffici comunali sul progetto è quasi conclusa. Si attende adesso il parere della Soprintendenza. La polemica resta alta, rilanciata anche dai media internazionali. Fa notizia la trasformazione di un palazzo del Cinquecento in centro commerciale, proprio sotto il ponte di Rialto, con scale mobili all’interno, terrazza sul tetto. Appelli e dure critiche al progetto vengono da storici dell’arte come Salvatore Settis e dal rettore dell’Iuav Amerigo Restucci.

Ma il sindaco Giorgio Orsoni difende l’operazione. «Occorre modernità», ha ribadito, «se no diventeremo una città di osti e albergatori in costume». Non si è fatta attendere la risposta dell’associazione albergatori. «Immaginiamo l’imbarazzo estremo nel cedere a Parrucconi imprenditori dell’ospitalità o di altri imprenditori parte del patrimonio pubblico con cambio di destinazione d’uso incluso, giunti in soccorso delle esangui casse comunali». Polemica che approderà presto in Consiglio comunale. L’ultima parola sulla licenza edilizia ai Benetton toccherà infatti proprio a Ca’ Loredan, che dovrà votare la Variante urbanistica

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