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Indu Mathi
La natura non è proprio terreno edificabile
30 Ottobre 2011
Clima e risorse
Parliamo dell’abitante numero sette miliardi del pianeta, ma poco di come tutta questa gente si deve distribuire e alloggiare. Una ricerca sull’urbanizzazione. Down to Earth, 31 ottobre 2011 (f.b.)

Titolo originale: Land over nature – Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

Si sa che le città continuano ad espandersi. Si sa anche molto bene quanta biodiversità stiano erodendo. La cosa inquietante però è il ritmo di questo irreversibile fenomeno a scala globale. Tra il 1970 e il 2000, l’espansione ha coperto l’incredibile superficie di 58.000 chilometri quadrati. E quasi la metà a spese della biodiversità. Con questi ritmi, nel 2030 la superficie urbana sarà di almeno 430.000 km quadri, più o meno le dimensioni di tutto l’Iraq. E un’espansione ulteriore e indiscriminata potrebbe farci arrivare a una superficie urbanizzata di 12.568.000 chilometri quadrati. É il risultato raggiunto da un gruppo di ricerca coordinato da Karen Seto della Yale School of Forestry and Environmental Studies negli Usa. Si sono analizzati 326 studi condotti in tutto il pianeta per costruire una carta della conversione ad aree urbane negli ultimi trent’anni.

Sinora, l’urbanizzazione è stata studiata utilizzando l’indicatore della popolazione. Questa nuova ricerca, pubblicata dal periodico online PLoS One in agosto, quantifica oltre alle dimensione anche i ritmi. Per comprendere le trasformazioni del suolo sono state utilizzate tecniche a sensori remoti. I ritmi più rapidi di conversione a superficie urbana sono in India, Cina e Africa. Sui tre decenni esaminati, l’urbanizzazione massima si è verificata in Nord America. Fra i motivi la crescita di popolazione e prodotto interno lordo pro capite. “L’aumento annuale di prodotto interno lordo pro capite induce circa metà dell’urbanizzazione osservata in Cina. Influenza anche moderatamente l’urbanizzazione Indiana e Africana, ma qui il processo è spinto molto di più dall’incremento della popolazione urbana” si legge nella ricerca. Nei paesi ad alto reddito, i tassi di espansione sono più bassi in rapporto alla crescita del prodotto interno. In Nord America la principale causa dell’espansione urbana è la crescita generale di popolazione.



Si colpisce la biodiversità

A scala mondiale, è la spinta dell’espansione urbana alla base della scomparsa di habitat naturali, afferma la ricerca. Il 47% delle aree urbanizzate si trova in un raggio di 10 km da zone classificate come protette dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura. “Così si mettono in discussione le strategie di tutele” scrive. Si è rilevata un’espansione notevole nelle aree costiere a bassa quota, fino a 10 m sopra il livello del mare. Circa il 34% delle aree studiate ricade entro 10 m da zone del genere. L’urbanizzazione delle coste può essere dannosa all’uomo per via dell’intensificarsi dei fenomeni atmosferici e dell’innalzamento del livello del mare. Lo studio, primo nel suo genere, prova a ipotizzare i motivi di questa espansione globale. Afferma che l’estensione urbana è legata a una serie di fattori tra cui il flusso internazionale di capitali, le economie informali, la pianificazione urbanistica. La ricerca però non copre tutte le grandi città del mondo. Cinque delle più popolose —Dacca, Karachi, Kolkata, Jakarta e Delhi — non sono state studiate.

L’area urbana di Delhi è stata invece studiata dalla Jamia Millia Islamia University. Confermando come la conversione d’uso sia un grave pericolo per la biodiversità. A Delhi le superfici residenziali sono quasi raddoppiate fra il 1994 e il 2004. Usando sensori remoti e immagini dal satellite, oltre che Gis, si è rilevato un incremento costante dell’area urbana. “Su un totale di 148.375 ha del 1992, la superficie agricola era di 65.114 ha. É diminuita del 12% fino a 54.153 ha nel 2004” afferma la ricerca. Ogni giorno, sono 664 le persone che si spostano a Delhi dalle aree rurali. Un flusso enorme che produce questa espansione, afferma Atiqur Rahman, professore di geografia all’università e coordinatore della ricerca.

Questa urbanizzazione che colpisce la biodiversità innesca anche cambiamenti climatici, cambia il sistema dell’impermeabilizzazione e altera il ciclo dell’acqua. “A Delhi si sono trasformati gli ecosistemi urbani. Suolo fertile è stato impermeabilizzato, e le acque sotterranee si sono allontanate” continua Rahman. Qualcosa di simile e altrettanto significativo avviene nella ricca biodiversità di Bengaluru. É una delle zone urbane di più rapida crescita al mondo, con una superficie urbanizzata diventata il doppio in dieci anni, dai 740 chilometri quadri del 2001 ai 1.306 di oggi. “La città era cresciuta negli anni ’70, e poi di nuovo nell’ultimo decennio. Ma nella seconda fase è stato molto più forte l’impatto sui sistemi ecologici della regione” commenta Leo Saldanha di Environment Support Group.

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