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Alberto Vitucci
La darsena in cambio della bonifica
6 Agosto 2010
Vivere a Venezia
La solita storia: vendono beni pubblici alla carlona, chi ne ha approfittato ricatta, l’urbanistica mette a posto il contenzioso rovinando il territorio. La Nuova Venezia, 6 agosto 2010

Rieccoli. Erano stati presentati il 29 dicembre come «progetti aggiuntivi» a quello dell’ospedale al Mare al commissario Vincenzo Spaziante. Una darsena davanti alla spiaggia di San Nicolò e il Monoblocco a uso turistico. Accantonati dopo le proteste. Adesso sono di nuovo sul tavolo, vero asso nella manica delle tre imprese che hanno acquistato l’ex Ospedale (Mantovani, Condotte, Est Capital). Unico modo, sembra, per evitare la bancarotta del Comune.

Nei giorni scorsi il rappresentante della cordata che ha acquistato l’ex Ospedale al Mare, l’ingegnere Piergiorgio Baita, ha fatto cortesemente sapere a Ca’ Farsetti che non ha intenzione di pagare le bonifiche per la «sorpresa» amianto trovata sotto i terreni dell’ospedale. «Si è scoperto che l’ospedale è più inquinato di Marghera», dice un addetto ai lavori. Costi della bonifica, circa 10 milioni che le imprese non intendono pagare. Se non pagano, il rogito slitta e si blocca tutto. Il Comune non può incassare i soldi per il Palazzo del Cinema e i 40 milioni di euro che ha già messo in bilancio. Dunque, si chiude per bancarotta e arriva il commissario. Una situazione drammatica. Chi ha venduto un terreno senza farci le analisi? Chi lo ha acquistato senza sincerarsi che fosse a posto? E, ancora: chi ha messo in piedi un progetto da centinaia di milioni di euro senza le garanzie appropriate? Materia di inchieste e approfondimenti futuri.

Intanto il tempo stringe, c’è da far quadrare un bilancio legato mani e piedi alla grande operazione immobiliare. Chi pagherà i 10 milioni della bonifica? Il Comune per ora non ha intenzione di far causa all’Asl, la Est Capital di Gianfranco Mossetto (alleata con Mantovani e Condotte) non ha intenzione di vedere sfumare l’affare. Ed ecco l’offerta, ancora non ufficiale, esaminata ieri sera durante un vertice a Ca’ Farsetti dal sindaco Giorgio Orsoni con i suoi tecnici. La situazione si sblocca, dicono in sostanza le imprese, se arriva il via libera ai due «progetti aggiuntivi». La grande darsena in mare, attaccata al molo sud del Lido, davanti alla spiaggia libera di San Nicolò. Occorre scavare e realizzare un porticciolo. Un grande business. Che andrebbe unito al «cambio d’uso» del Monoblocco. Il Comune aveva rassicurato i comitati che quell’edificio sarebbe rimasto a uso sanitario. Ma nel mezzo di nuova residenza, hotel, piscine un centro sanitario potrebbe stonare. Meglio spostarlo altrove e trasformare anche il Monoblocco in appartamenti per turisti. Secondo business.

Ma le proteste al Lido aumentano, anche sull’utilizzo della grande area verde della Favorita, anche questa venduta ai privati. Che si fa? Il sindaco Orsoni ha annunciato una decisione nei prossimi giorni. Ma la strada è quasi obbligata: via libera all’ennesima grande opera affidata a Mantovani, Condotte, Est Capital per «scongiurare» la bancarotta del Comune. Il cui peso politico è in calo, a vantaggio di quello delle grandi imprese.

Il Business

Mantovani pigliatutto

Imprese pigliatutto. Mantovani, Sacaim, Est Capital, Condotte. Tutti nelle loro mani i grandi progetti dell’area veneziana. La Mantovani al Mose, ma anche al tram, al passante, a Fusina, alla nuova piattaforma in mare voluta dal Porto. Sacaim al palazzo del Cinema e ai terminal. Est Capital, la finanziaria dell’ex assessore Mossetto sulle villette al Forte di Malamocco, Des Bains ed Excelsior, Ospedale al Mare. (a.v.)

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