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Fabrizio Bottini
La città come Pollicino
14 Giugno 2008
Recensioni e segnalazioni
Nell'ultimo stimolante libro di Gabriella Paolucci, Libri di Pietra, gli intrecci di materia e immaginario, passato, presente e futuro delle città (f.b.)

Chiudendo l’ultima pagina dell’interessantissimo Libri di Pietra. Città e memorie, di Gabriella Paolucci (Liguori, € 12,50, introduzione di Giandomenico Amendola), non ho potuto fare a meno di iniziare a sentirmi più ben disposto nei confronti di quelle che chiamo “chiocce”.

Ovvero coloro che si affollano fuori dagli edifici scolastici negli orari di inizio e fine attività, dimentichi di tutto tranne del pupo che stanno accompagnando. Tanto dimentichi da lasciarsi andare a comportamenti che notoriamente interferiscono col traffico e il resto delle attività dell’area.

É solo un esempio dei modi in cui la qualità di uno spazio varia nel tempo: dall’estremo della desolazione e abbandono di una giornata di festa, quando anche gli spazi verdi e aperti restano esclusi e inaccessibili, all’integrazione-traboccamento di altri istanti. Tematiche affrontate dalle politiche urbane del tempo, che occupano le ultime righe dell’ampio lavoro di Gabriella Paolucci, e che rappresentano “un importante avanzamento rispetto alla precedente noncuranza, sia scientifica che politica, per questo ordine di questioni”.

Un “ordine di questioni” esposto e articolato, in questo lavoro assai innovativo, dove partendo dall’assunto consolidato secondo cui gli spazi delle città sono dei testi, vengono indicati vari modi in cui i Libri di Pietra possono essere non solo sfogliati, ma anche riletti e riscritti su infiniti piani spazio-temporali.

Anche pensando a quel complesso rapporto delle “chiocce” citate all’inizio, con le stratificazioni urbane che attraversano, nel loro entrare e uscire da quel ruolo (prima e dopo l’interfaccia col quartiere scolastico nei due momenti di punta), poi nel ribaltare in positivo i rapporti di quello specifico spazio/funzione con la città, e infine allontanarsi in varie direzioni. Attraversando ambienti che come ci ricordano le primissime battute di Libri di Pietra, sono vere e proprie montagne russe nel tempo, vertiginose oscillazioni nei pochi passi che separano la rovina romana dalle scale della metropolitana, sguardo sinottico su “l’insieme dei sedimenti che il flusso del tempo lascia sullo spazio”.

É facile intuire l’immensità delle articolazioni di una ricerca estesa verticalmente, orizzontalmente e trasversalmente sull’insieme degli spazi, dei tempi, e dei soggetti. La città insomma, come una enorme versione di Pollicino, lascia cadere pietre sullo spazio nel suo cammino attraverso il tempo: è sufficiente seguirle, per “ritrovare la strada”? Forse sì, ma come ci spiega Gabriella Paolucci le risposte, in questi Libri di Pietra, dobbiamo anche imparare a comprenderle.

Nota: per gentile concessione dell'Autrice, su Mall riporto alcuni paragrafi sul caso di Atene, con qualche immagine (f.b.)

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