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Jolanda Bufalini
Italiani brava gente? Guardate questo film
13 Marzo 2008
Italiani brava gente
Sembra che il fascismo abbia ancora qualche credito. È bene ricordare qualcosa del nostro passato fascista. L’Unità, 13 marzo 2008

IN TV Nel febbraio del ’43 i militari italiani fecero una rappresaglia nel villaggio greco di Dominikon uccidendo 150 civili. Racconta questa strage il documentario «La guerra sporca di Mussolini» in onda domani sera su History Channel su Sky e poi su Rete4

Domenikon, 16 febbraio 1943. Il piccolo villaggio rurale della Tessaglia, non lontano dal confine greco con la Macedonia, quel giorno vede un’azione partigiana contro gli occupanti dell’Asse. Dalle colline sparano sui convogli italiani, nove militari perdono la vita. La rappresaglia, durissima, si rivolge contro la popolazione civile. Le case vengono incendiate. I maschi, dai 14 anni in su, vengono strappati alle famiglie e fucilati. «Una salutare lezione» dirà il generale Cesare Benelli, che comandava la divisione Pinerolo. Sono 150 i morti civili di questa Marzabotto greca e il massacro, questa volta, è perpetrato dalle forze dell’esercito italiano. Domenikon nel 1998 è stata proclamata in Grecia città martire ma, ancora oggi, è difficile ricostruire la storia di questa e di altre atrocità compiute dalle forze di occupazione italiane in Grecia nella Seconda guerra mondiale. Sarebbero 1500 i militari che si macchiarono, dal 1942, di crimini contro l’umanità: stupri, uccisioni di massa, incendi, saccheggi.

È questo il tema del film-documentario «La guerra sporca di Mussolini», prodotto da Gioia Avvantaggiato, diretto da Giovanni Donfrancesco, che sarà trasmesso domani alle 21 da History Channel su Sky e, in seguito, da Rete 4. La Rai, invece, non aveva manifestato interesse al progetto. Il documentario si avvale delle ricerche di Stathis Psomiadis, che nel massacro perse il nonno e che si è dedicato alla raccolta delle testimonianze di ciò che avvenne nel suo villaggio di origine. E di Lidia Santarelli, storica italiana, docente alla Columbia University a New York. Nel film i vecchi sopravvissuti rievocano: alcuni che capivano l’italiano, sentendo i militari dire «bruciamo tutto», avvertirono gli altri. «Qui ci ammazzano tutti». Ci fu chi riuscì a salvare un figlio buttandolo in un fosso.

Dice Lidia Santarelli, che ha dedicato molte ricerche alle testimonianze e alla memoria in Grecia negli anni dell’occupazione italiana, che c’è una strana discrasia fra i documenti che riportano le testimonianze immediate sulle atrocità italiane e le memorie degli anni successivi al 1950. «Subito dopo la Liberazione il governo greco sottopose alle Nazioni Unite centinaia di casi in cui i militari italiani erano ritenuti responsabili di crimini di guerra contro l’umanità» ed è documentato, sostiene la storica, che le truppe italiane furono impiegate massicciamente nelle operazioni volte a stroncare la lotta partigiana e a sradicare le organizzazioni della Resistenza nelle aree rurali della penisola. «Esiste la documentazione storica che testimonia che, a cominciare dalla fine del 1942, la politica repressiva degli italiani si trasformò in una guerra condotta contro i civili».

Insomma, anche quella italiana fu, come sono tutte le guerre e particolarmente quelle di occupazione che fronteggiano l’ostilità delle popolazoni civili, una «guerra sporca». In Grecia come nei Balcani, in Slovenia, in Etiopia. E però le denunce non ebbero corso. Per questo, e poiché i crimini di guerra sono sempre perseguibili, il sostituto procuratore militare di Padova, Sergio Dini (presente alla proiezione del film, ieri a Roma alla Casa del Cinema) ha presentato una denuncia formale alla procura militare di Roma, l'unica competente per tali reati commessi da italiani all'estero.

Eppure, le testimonianze successive cambiano, nella stessa Grecia, dove si tende a distinguere fra gli italiani bonari e i nazisti tedeschi. «Italiani brava gente - dice un altro storico intervistato nel film documentario, Lutz Klinkhammer - non è una invenzione ma è falso che questo fosse l'aspetto dominante nell'occupazione di quei territori». Klinkhammer cita le fucilazioni italiane in Slovenia che, nella provincia di Lubiana, ebbero le stesse dimensioni delle fucilazioni tedesche in Alta Italia dopo l'8 settembre. Oltre 100 mila slavi transitarono per i campi di concentramento italiani in Jugoslavia. Nell'isola di Rab, di cui il film mostra cadaveri scheletrici, morì il 20% dei prigionieri. Cosa avvenne? Perché quella discrasia che ancora oggi pesa sulle «macchie bianche» della storia italiana, sulla difficoltà nostra a fare i conti con la storia? Nel 1946 cambia tutto. C’è il roll back, c’è il mondo spaccato in due. La Grecia infiammata dalla guerra civile tra comunisti e monarchici è il primo banco di prova della confrontation nel mondo bipolare. La guerra fredda mette fine alle aspirazioni di giustizia.

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