loader
menu
© 2022 Eddyburg

Incentivo e pratica dell’abusivismo
16 Maggio 2011
Abusivismo
In due articoli di Vezio De Lucia e Marco Rovelli (il manifesto, 15 maggio 2011) le facce, strettamente congiunte, dell’abusivismo totale del regime berlusconiano. Anche per combattere questo si vota oggi e domani.

Prove generali per il condono universale 2012

di Vezio De Lucia

Potrebbe essere solo sordida propaganda elettorale. È contraria la Lega (ma non ci si può fidare, nei mesi scorsi era stata d'accordo) e Il Sole 24 Ore ha scritto che non va bene, che si deve dire no all'abusivismo edilizio sempre e comunque. Potrebbe essere solo un'iniziativa, da abbinare alle dichiarazioni con le quali Berlusconi ha condiviso il triviale attacco di Letizia Moratti a Giuliano Pisapia, dettata dalla necessità di sollecitare i peggiori istinti giocando il tutto per tutto in una sfida elettorale all'ultimo sangue. Temo però che non sia così, e che l'intervento legislativo annunciato a Napoli per sospendere fino a dicembre le demolizioni degli abusi edilizi in Campania sia un promessa che il governo intende davvero rispettare. E non è tutto, se va in questo modo è inevitabile un provvedimento di condono universale. Che non sorprende chi ricorda le tre precedenti leggi degli anni 1985 (governo Craxi), 1994 e 2003 (governi Berlusconi): una ogni nove anni. La data del condono prossimo ventura sarebbe perciò il 2012. E quello promesso a Napoli per fermare le ruspe è solo un preavviso.

Certo è che il nostro Paese si allontana sempre di più dal mondo civile. In quale altro luogo d'Europa c'è tanta tolleranza per l'illegalità, la furbizia, l'esasperazione dell'egoismo proprietario? Il condono edilizio appartiene a quella filosofia - mirabilmente espressa dallo slogan «padroni in casa propria» - che ispira tutte le iniziative del governo in materia edilizia, dagli abominevoli piani casa, all'abolizione dell'Ici, alla liquidazione dei beni pubblici. Quella filosofia che consente di raccogliere sotto la stessa bandiera gli stati maggiori della proprietà immobiliare insieme alle fanterie che posseggono solo miserevoli manufatti abusivi. Queste cose le scrisse Valentino Parlato in uno dei primi fascicoli del manifesto mensile per far capire l'ampiezza dello schieramento sociale che si opponeva allora alla riforma urbanistica. Adesso è l'Italia di Silvio Berlusconi.

Alla quale non interessa che si mortificano le persone perbene, gli amministratori, i funzionari, i magistrati che fanno il proprio dovere contrastando l'illegalità. Che l'abusivismo di necessità non esiste da decenni e che ormai è solo un'attività criminale nelle mani di mafia, camorra e 'ndrangheta. Che gli insediamenti abusivi non rispettano neanche le norme a difesa delle frane e dei terremoti. Che le spese a carico dei comuni per il risanamento degli insediamenti abusivi superano di oltre tre volte l'ammontare delle oblazioni. Che il condono edilizio è peggio di quello fiscale e simili.

Potrei continuare. Ma è vero anche che esiste un'altra Italia, che si riconosce in principi diversi da quelli dell'egoismo proprietario. Un'Italia però sparpagliata e avvilita che finora non siamo stati capaci di mobilitare.

Usi e abusi, si sanano le case non le persone

di Marco Rovelli

E saniamole queste case abusive, dice il Caro Leader. L'abuso eretto a norma, morale prima che giuridica, pare ormai uno dei segni più marcati di questa età di Fine Impero. L'abuso è generalizzato, ci dice il Caro Leader strizzandoci l'occhiolino, siamo tutti complici di un'illegalità diffusa: ovviamente non quell'illegalità diffusa invocata anni fa in nome di una trasformazione rivoluzionaria collettiva, ma un'illegalità individualistica finalizzata al «si salvi chi può» - dove poi, a salvarsi e prosperare sulle spalle di un massacro sociale generalizzato, sono sempre quelli che partono da posizioni di vantaggi acquisiti. Che in questo paese, dove la forbice tra i più ricchi e i più poveri è larghissima, assume contorni devastanti.

Tutto questo appare in una luce particolare, dalla prospettiva del Duomo di Massa, dove da due settimane stiamo conducendo una lotta a sostegno degli immigrati in presidio permanente che chiedono di essere regolarizzati avendo subito truffe in occasione del decreto flussi colf-badanti del 2009. È una lotta difficile, con margini ristretti per conseguire gli obiettivi prefissi. Da una parte, una legislazione schiavista che non lascia spazi per poter dare giustizia a coloro che hanno consegnato migliaia di euro a qualche falso datore di lavoro, e sono stati lasciati nella clandestinità da cui volevano emanciparsi, senza i propri risparmi frutto di una fatica immane. Dall'altra, un percorso che in questi giorni si riapre in conseguenza della sentenza del consiglio di Stato che ha annullato la circolare Manganelli che escludeva dalla regolarizzazione coloro che avevano subito la doppia espulsione: un percorso però arduo, visto che la possibilità di accedere alla regolarizzazione non riguarda tutti coloro - e sono tanti - che non hanno fatto ricorso dopo la loro esclusione.

Ecco, da questa prospettiva irta di difficoltà, in cui tocchi con mano passo dopo passo che cosa significhi essere persone «non-persone», la ventilata sanatoria degli abusi edilizi appare come scandalo. Da una parte un territorio che può venir devastato impunemente, e ogni suo abuso può essere sanato. Dall'altra, invece, non si sana per nulla al mondo la condizione giuridica di persone che lavorano e che non devono venire riconosciute nei propri diritti di lavoratori, e prima ancora di esseri umani.

Sotto questa apparente contraddizione, però, si legge una logica unitaria, e fondativa della nostra epoca: il consumo di oggetti elevato a principio supremo. Territorio e persone sono usati e abusati, ciascuno a suo modo: da ciascuno ciò che può dare. Anzi: da ciascuno e da ogni cosa ciò che si può estrarre. (E, come corrispettivo: a ciascuno ciò che egli si può prendere). Così uso e abuso di persone e di territorio sono legittimati. Uso e abuso, indifferentemente, perché nella prospettiva del consumo totale scompare la soglia tra i due concetti, che si confondono: ogni uso è sempre cattivo (ab-uso), in quanto smisurato. È questo, insomma, il tempo della hybris (e Luciano Gallino ci ha detto, di fatto, come sia questa la marcatura "etica" di questa nostra età del finanzcapitalismo). E non possiamo continuare a rimandare la questione di fondo: come salvarsi da questa tracotanza del genere in-umano.

ARTICOLI CORRELATI

© 2022 Eddyburg