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Sara Scarafia
In Sicilia ha vinto il buonsenso. In Toscano no (o non ancora)
11 Marzo 2015
Toscana
Le vicende parallele: la nefasta legge per i centri storici della Sicilia; il provvido piano per il paesaggio della Toscana. Articoli di Sara Scarafia e Massimo Vanni.

La Repubblica, ed. Palermo ed ed. Firenze, 11 marzo 2015


PALERMO, CENTRI STORICI
STOP AL CEMENTO: LA LEGGEFA MARCIA INDIETRO
VINCONO SINDACI E AMBIENTALISTI
di Sara Scarafia


L’ARS blocca la legge che gli ambientalisti avevano già ribattezzato “rottama centri storici”: dopo le proteste di urbanisti, movimenti e associazioni — da Legambiente all’Anci, dal Forum delle associazioni ai Verdi — Sala d’Ercole rinvia il testo alla commissione Territorio e Ambiente. «La commissione ha fatto un grande sforzo, ma credo che il voto si stia caricando di tensione ideologica», aveva avvisato in aula il presidente Giovanni Ardizzone che negli ultimi due giorni è stato subissato di lettere e telegrammi di protesta da tutta Italia. Da Bologna ha scritto persino Pier Luigi Cervellati, che vent’anni fa firmò il piano particolareggiato esecutivo per il centro storico di Palermo.

A scatenare le polemiche lo snellimento delle procedure che la nuova legge prevedeva, sostituendo ai piani particolareggiati le “tipologie edilizie”, una classificazione degli immobili fatta sempre dai Consigli comunali ma senza il successivo passaggio al Consiglio regionale urbanistica insediato all’assessorato Territorio. Sarebbe stata la Soprintendenza l’unico organo a esprimersi. «Riducendo enormemente le tutele», denunciavano gli esperti. L’Anci, la settimana scorsa, attraverso alcuni deputati del Pd, dal capogruppo Baldo Gucciardi a Giuseppe Lupo, aveva presentato alcuni emendamenti che escludevano dal raggio di esecutività della legge i Comuni che avevano già approvato piani particolareggiati, ma che in Sicilia sono appena una decina, da Palermo a Siracusa e Ragusa. «Qui a Catania — dice il sindaco Enzo Bianco — la legge avrebbe avuto piena efficacia nonostante il Comune stia da tempo lavorando a una variante generale per il centro storico».

Dopo il rinvio — votato su proposta del capogruppo di Sicilia democratica, Salvatore Lentini — Bianco tira un sospiro di sollievo, maprecisa:«La ratio dellaleggeègiusta,però va salvaguardato il ruolo decisionale dei Comuni ». Critico nei confronti del disegno di legge è anche Ermete Realacci, presidente pd della commissione Ambiente alla Camera: «Fermarsi è stato saggio, la ricetta per salvare i centri storici è quella di dotarli di piani seguendo le procedure già indicate dal dipartimento regionale dell’Urbanistica dal 2000 e prevedere agevolazioni economiche e fiscali per chi realizza interventi di recupero». «Giusto lo stop — gli fa eco il leader dei Verdi, Angelo Bonelli — la sburocratizzazione non può diventare un alibi per autorizzare uno scempio ».

In aula il presidente della commissione Territorio e Ambiente, Giampiero Trizzino, del Movimento 5Stelle, aveva difeso il lavoro preparatorio: «Personalmente avrei preferito trattare la legge insieme con la riforma del governo del territorio, ma questo non significa che l’istruttoria non sia stata fatta con attenzione: in un anno abbiamo sentito tutti, dagli Ordini professionali alle Soprintendenze».

Dopo il rinvio, Trizzino annuncia l’impegno a riportare il testo in aula entro due o tre settimane: «Predisporrò subito un calendario di incontri con le associazioni e i docenti universitari che ci hanno chiesto di fermarci». Ma resta la rabbia dei deputati proponenti. A cominciare da Antony Barbagallo, sindaco di Pedara, piccolo comune nel Catanese, che definisce il rinvio «una volgare imboscata». Sul testo il Pd si è spaccato. Gli emendamenti Anci portavano la firma di Lupo e Gucciardi, della stessa corrente di Barbagallo, mentre in aula si è schierato per il rinvio Antonello Cracolici: «Non credo che questo testo sguinzagli gli Unni — ha detto in aula — ma le polemiche che si sono scatenate rischiano di danneggiare la legge stessa e il Parlamento. Su una materia come questa serve una larga condivisione».

Se il primo firmatario del ddl, l’ex sindaco di Ragusa Nello Dipasquale, aveva chiesto all’aula di bocciare la proposta «piuttosto che mortificare il lavoro della commissione», nel suo accalorato intervento l’ex sindaco di Trapani Girolamo Fazio, relatore del testo, è sbottato: «I siciliani sono costretti a fare abusi da norme troppo rigide. Ma ogni tentativo di cambiare le cose è impossibile».

Favorevole al rinvio, invece, Lino Leanza di Sicilia democratica: «Uno stop di qualche giorno per ascoltare la società civile non può rappresentare un problema». Contro il disegno di legge trentacinque associazioni avevano firmato un appello. Tra queste, Italia Nostra: «Alla fine è prevalso il buonsenso», dice il presidente regionale Leandro Janni.


FIRENZE, IL PIANO DEL PAESAGGIO

NUOVE MODIFICHE PD
AMBIENTALISTI IN RIVOLTA, ROSSI NON MEDIA

di Massimo Vanni
Piano del paesaggio, i consiglieri dem rimettono le mani sul testo in vigore. E se l’assessore all’urbanistica Anna Marson giudica inaccettabili le modifiche apportate, di nuovo il fronte ambientalista se la prende con il ‘partito del cemento’ che ritorna alla ribalta. Lo storico dell’arte Tomaso Montanari parla di «lenta morte del Piano». Solo che stavolta non ci sarà Enrico Rossi a fare da mediatore: «Il 99% di coloro che parlano del Piano del paesaggio non ne hanno letto una riga», taglia corto il governatore. Facendo intendere di non voler intervenire questa volta sul lavoro dei consiglieri regionali.

In compenso, il Consiglio dice sì al preludio del Piano, la legge sulle cave. Grazie a cui, dice Rossi, «poniamo le basi per un cambiamento reale delle Apuane». Una legge con alcuni obiettivi precisi, spiega il governatore: «Non scavare sopra 1200 metri, tutelare i crinali e il piano del paesaggio sono aspetti importanti ma Piano anche che la molla economica sia fondamentale per avere sulla realtà locale una ricaduta più positiva». Sul Piano però ancora si litiga.

«Nessuno può impedirci di dire la nostra, il Piano non è più una proposta della giunta», rivendica per il Pd Ardelio Pellegrinotti, protagonista della prima riscrittura poi mediata da Rossi e anche della seconda, arrivata adesso. Ma cambiare ora il testo non significa cambiare il ‘lodo Rossi’? «No, quello riguardava gli articoli 19 e 20 del Piano, quelli delle Apuane. Ora si è intervenuti in modo minimale altrove, sulle 20 schede d’ambito in cui è stata suddivisa la Toscana», dice Pellegrinotti. Che ieri è tornato ad incontrarsi con Rossi.

Secondo Montanari, sono state «stravolte le parti del piano che parlano ai Comuni e ai loro strumenti di pianificazione attraverso descrizioni, comprensive di valori e criticità, indirizzi, obiettivi di qualità e direttive: la parte che Enrico Rossi aveva provato a salvare dal maxi-emendamento iniziale del Pd. Tutto questo è avvenuto col sistematico voto Forza Italia– Pd: un ‘patto del Nazareno’ contro il paesaggio toscano». E Legambiente Arcipelago: «Con la scusa di non ingessare la Toscana si trasforma un Piano all’avanguardia nella solita marmellata di norme incoerenti per consentire di costruire ovunque ». Rossano Pazzagli della Società dei Territorialisti accusa invece il Pd di «tornare all’attacco dei litorali riaprendo alla cementificazione con la scusa del turismo». Mentre a nome di Sel Marco Sabatini ironizza sulla «nascita in Toscana del partito unico del cemento».

Niente di tutto ciò, ribatte Pellegrinotti: «Con Forza Italia non c’è accordo di nessun tipo, abbiamo accettato alcune loro proposte ma il grosso dei loro emendamenti l’abbiamo respinto ». Quanto alla cancellazione di parole come «evitare» o «limitare» e la loro sostituzione con «contenere» e «armonizzare », che per Montanari consegnerà un Piano fatto dei soli vincoli del ministero dei beni culturali, Pellegrinotti è netto: «Non sarà certo il ministero a dettarci cosa si può fare e cosa invece no in Toscana». (m. v.) © RIPRODUZIONE RISERVATA

L’assessore Marson giudica inaccettabili i ritocchi apportati Ok alla legge sulle cave

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