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Giuseppe Palermo
In margine alla visita di Prodi in Sicilia. Qualche riflessione su mafia e turismo
15 Agosto 2009
In giro per l'Italia
Un commento siciliano al tour di Romano Prodi. Desiderio di un po' più di determinazione sui problemi difficili da parte del nostro candidato

La sera di domenica 2 ottobre parecchie migliaia di persone si sono affollate alla Marina di Siracusa davanti al Tir giallo di Prodi per sentire dalla sua voce qual è il programma dell’Unione, ovvero anche – l’impressione era palpabile – per manifestare la propria protesta verso quanto sta accadendo in questi giorni.

Prodi ha detto cose in gran parte note, lo ha fatto con chiarezza e da questo punto di vista la manifestazione è riuscita. In me ed altri amici è rimasta però una forte delusione riguardo a quel che è stato detto, o non detto, su due questioni centrali per la Sicilia.

La prima è la mafia. Il professore ne ha parlato di sfuggita, a proposito degli ostacoli che l’illegalità diffusa nel Sud costituirebbe… per gli investitori cinesi. In una città fino ad ieri immune dal flagello e che proprio adesso sta cadendo nelle mani del racket, dove quasi ogni notte brucia un negozio o un’automobile, m’è parso davvero poco. Al diavolo i cinesi. Mi sarei atteso piuttosto una presa d’atto della strategia della mafia “sommersa” (le analisi ormai non mancano) e la proposizione di una serie d’interventi rigorosi “a monte”, per esempio in materia di controllo sul riciclaggio dei capitali, di appalti e subappalti, di confisca dei beni. Come ci hanno insegnato Falcone e La Torre – i quali hanno pagato con la vita proprio per questo – la pista da seguire è quella dei soldi, ed è qui che la mafia dev’essere combattuta. A Siracusa specialmente, poi, era il caso di denunciare l’inerzia colpevole dell’attuale commissione antimafia, presieduta da un senatore di Forza Italia nostro concittadino.

Il secondo motivo di delusione riguarda il turismo. Su questo tema, ormai cruciale, Prodi non ha saputo far altro che lamentare la mancanza d’infrastrutture e di coordinamento fra le regioni. In positivo però, il suo modello dichiarato sono state la Tunisia e Malta e le infrastrutture auspicate villaggi turistici e ahimè – proprio così! – campi da golf. Ritengo che simili cadute (almeno dal mio punto di vista) possano essere fatte risalire per una parte a mancanza d’informazione – rimediabile – e per il resto invece all’influenza di un’ideologia “sviluppista”, di cui evidentemente Prodi è in qualche modo partecipe, e che, all’interno del centrosinistra bisognerebbe contrastare con forza.

Mancanza d’informazione. Non è vero, come ha detto Prodi alla folla, che il centrodestra “non ha fatto niente” per il Mezzogiorno. Qualcosa ha fatto e fra le poche, perniciose, misure adottate ci sono quelle promosse dall’attuale ministro per la “coesione territoriale” Miccichè, con le quali sono stati creati giganteschi “poli turistici” (villaggi e campi da golf) in Sicilia, in Basilicata e altrove. Vediamo qualche esempio.

A Sciacca un complesso di 500 posti letto con due green, a ridosso di un sito comunitario, 58% di contributi pubblici, imprenditore inglese (il mediatore dell’affare è stato indicato nel noto Zappia, quello arrestato per le infiltrazioni mafiose nell’affare del Ponte di Messina), su terreni in parte proprietà della moglie e del suocero di Miccichè.

A Regalbuto (Enna) lo stesso Miccichè ha autorizzato la costruzione di un parco tematico con annessi campi da golf e alberghi per 2600 posti letto, sempre all’interno di un sito comunitario. Il parco è grande all’incirca cinque volte la Disneyland di Parigi ed è, a detta degli esperti in materia, destinato a sicuro fallimento sebbene coperto con fondi pubblici al 53% (o forse proprio per questo). La legge 488 per altro (fondi nazionali, tabelle di competenza regionale), nel bando 2003 ora in via di attuazione, ha privilegiato in Sicilia proprio le strutture dotate di campi da golf, e queste adesso spuntano come funghi un po’ dovunque, monopolizzando i sussidî (la presenza dei campi, infatti, fa scattare altri indicatori delle tabelle, legati all’estensione dei progetti). Per i mafiosi festa grande: la legge, strutturalmente, pare fatta su misura per loro (puro movimento terra e speculazione sulle aree, con le spese pagate). Non sono illazioni, sono loro stessi a farcelo sapere illustrando le loro iniziative: si vedano per esempio le straordinarie intercettazioni ambientali del boss di Brancaccio Guttadauro.

Altri poli turistici sono stati proposti pochi giorni fa, in un disegno di legge regionale, addirittura all’interno dei parchi dell’Etna, delle Madonie e dei Nebrodi, con vivo allarme dei naturalisti.

E proprio nella città in cui Prodi ha parlato, Siracusa, è stato costruito, con un contributo di sette milioni della legge 488 ed eludendo le norme sulla VIA, un villaggio Alpitour di oltre 1500 posti letto, della cui superfluità anche economica la città si sta pian piano accorgendo. Altre iniziative consimili, promosse dalla locale amministrazione di centrodestra, sono state fermate dopo dure polemiche, la cui è eco qui è ancora viva.

Non è vero perciò, in via di fatto, che il centrodestra non abbia realizzato niente. Magari.

Quanto alla parte propositiva del discorso di Prodi sul turismo, non mi pare che, per com’è stata presentata, essa si discosti granché nella sostanza dal modello ora malamente seguito. Né conta molto se si riuscirà ad evitare, di quest’ultimo, le forzature clientelari e localistiche. Nemmeno su ciò per altro c’è da giurare: l’incredibile Disneyland di Regalbuto è appoggiata coralmente anche dai sindaci e dal deputato locale del centrosinistra!

Senza dilungarmi (nel sito del resto sono già apparsi, sul tema, alcuni contributi pertinenti, per esempio quelli di Carla Ravaioli e Giorgio Todde), accenno in modo sommario ai requisiti che dovrebbero caratterizzare il nuovo modello, da contrapporre a quello affaristico-speculativo ora invalso. Dovrebbe essere sostenibile (trovate pure un’altra espressione se questa vi pare consunta), endogeno e diffuso. La sostenibilità bene intesa esclude di per sé quasi tutte le iniziative promosse dalle lobbies e in parte accettate dallo stesso Prodi: dai villaggi spalmati su quanto resta delle nostre coste per finire con i campi da golf, un insulto e un crimine in una terra povera d’acqua. Essere endogeno significa promuovere le iniziative locali, arrestando la colonizzazione delle multinazionali del turismo e il drenaggio delle risorse. Essere diffuso vuol dire tener conto, senza superarle, delle capacità di carico, ambientale e sociale, delle singole aree, e delle loro vocazioni.

Prodi – per cui malgrado tutto voterò alle primarie – porta a modello la Tunisia (che non è più, è vero, quella degli anni ‘60) [1] e Malta, la cui politica turistica si segnala per un’indubbia dinamicità “levantina”, ma che di certo sostenibile non si può definire. Ci sarebbe molto da precisare al riguardo, a cominciare dall’opportunità di accostamenti con paesi in via di sviluppo, la concorrenza con i quali, per tanti motivi, ci vedrà sempre perdenti.

Mi limito a chiedere qui: e se invece il modello a cui guardare, fondato sulla non esauribilità della crescita e delle risorse e sulla loro “monopolizzazione” virtuosa, fosse da cercare molto più vicino, per esempio nella Sardegna di Soru?

[1] Qui su eddyburg, si vedano le riflessioni e le impressioni, di prima mano, dedicate al turismo in Tunisia da Maria Pia Guermandi.

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