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Marina Cavallieri
In bici sulle vecchie ferrovie
22 Febbraio 2009
Il paesaggio e noi
Un convegno e una bella proposta di Italia Nostra sul rapporto treno- paesaggio. Da la Repubblica, 22 febbraio 2009 (m.p.g.)

"Trasformate le vecchie ferrovie abbandonate in piste ciclabili e itinerari turistici". La proposta - che verrà rilanciata domani in un convegno di Italia Nostra, Società geografica italiana e Associazione Greenways - ha l’obiettivo di recuperare una rete lunga oltre cinquemila chilometri e di valorizzarla dal punto di vista paesaggistico. "Quei binari - dicono gli organizzatori - sono un bene culturale del nostro Paese. Non è un’operazione nostalgia ma un modo per costruire nuovi percorsi "verdi" alternativi alla rete autostradale dominio delle automobili".

Sono migliaia di chilometri, attraversano ordinatamente campagne e vallate, s´inerpicano con discrezione sulle montagne, si affacciano appena visibili sulle coste. Sono vecchie ferrovie, formano una rete di binari dismessi, sono il paesaggio ferroviario abbandonato, rimasto in balìa della natura che lentamente se ne riappropria.

Un convegno nella sede della "Società geografica italiana", "Ferrovie e paesaggio", ricorda domani l’Italia dei treni, quando non esisteva l’Alta velocità e viaggiare era un rito forse lento, un po’ scomodo, ma che aveva le sue emozioni e la sua mitologia. Soprattutto permetteva, prima dei display di cellulari e computer, prima delle gallerie infinite e dei finestrini sbarrati, di godere di paesaggi suggestivi, di vagare distrattamente con lo sguardo così che lo spostamento non fosse solo un vuoto tra una destinazione e l’altra, un tempo morto. Il convegno, organizzato da Italia Nostra, Società Geografica italiana, Associazione Greenways, è il primo appuntamento della "Giornata delle ferrovie dimenticate" che verrà celebrata il primo marzo.

"Riteniamo che il patrimonio ferroviario storico, il suo capitale fisso e mobile, che è stato parte della nostra vicenda moderna di nazione, che è stato frutto di ingegneria innovativa, che ancora segna molte parti del nostro territorio, non debba essere abbandonato", spiega Albano Marcarini, presidente di Co. Mo. Do., Confederazione per la mobilità dolce. "Forse non avrà il credito e l’altezza culturale di un grande dipinto, di una celebre chiesa, ma è certamente qualcosa che è entrato fortemente nella vita di tutti noi. Pensiamo che il ‘paesaggio ferroviario italiano’ debba essere recuperato e valorizzato in qualità di bene culturale".

Quello delle ferrovie dismesse è un patrimonio che attraversa l’Italia, collega città, paesi, borghi, è fatto anche di ponti, viadotti, gallerie, stazioni e caselli, architetture del secolo appena passato collocate in posizioni strategiche, che lentamente si sgretolano. Con il progetto di legge 1140, Co.Mo.Do, grazie alla senatrice verde Anna Donati, aveva presentato nella scorsa legislatura, una proposta per il "riuso delle linee ferroviarie definitivamente abbandonate sotto forma di piste ciclo-pedonali, la loro concessione agli Enti pubblici, l’idea di uno schema di rete di mobilità dolce, fondata proprio sull’impiego di questo patrimonio che, ricordiamo, si aggira oggi intorno ai 5600 km in tutta Italia", dice Marcarini. Un progetto che non è un’"operazione nostalgia" ma un modo per costruire una rete di percorsi "verdi" alternativi alla rete stradale diventata dominio delle automobili. "Ora occorre ripresentare il ddl nella sede parlamentare".

Al centro del convegno di domani anche una riflessione sui "paesaggi sensibili". "Forse abbiamo ancora tutti presente certe scene che sono entrate nell’immaginario collettivo della ferrovia: i saluti dal finestrino, il carico delle valigie, gli scappellotti di "Amici miei", Don Camillo che dal finestrino riassapora gli odori della pianura del Po", dice Marcarini. "Ma pochi oggi sembrano realmente interessati al paesaggio che scorre accanto. A volte chi fissa il finestrino, fissa il vuoto. Occorrerebbe lanciare una campagna per una nuova educazione al paesaggio. Un ruolo che la nostra rete ferroviaria minore potrebbe svolgere. Anche una linea abbandonata potrebbe diventare un museo del paesaggio all’aria aperta".

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