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Sandro Roggio
In affanno sul paesaggio
13 Luglio 2010
Sardegna
Scricchiola il cemento del blocco edilizio nella Sardegna di Cappellacci. La Nuova Sardegna, 13 luglio 2010

Le cose si complicano per il governo regionale. Al tempo della Prima Repubblica la crisi sarebbe esplosa. Improbabile la minimizzazione del clamoroso voto in consiglio contro il «Piano casa». Al centro di quel voto un tema, quello «edilizio», centrale nel programma elettorale di Ugo Cappellacci. In quell’altra epoca le questioni connesse al governo del territorio sono state spesso causa di dimissioni, e quegli argomenti, mai così decisivi nel confronto elettorale, emergevano con forza. Un rimpasto dovrebbe aggiustare tutto, si dice. Silenzio sulla principale materia del contendere.

Molti osservatori di questa recente fase avevano escluso un disaccordo oltre i piccoli fisiologici dissapori. Tutto liscio, con un presidente eletto direttamente dai sardi e così tanto sostenuto da Berlusconi che sul tema si è esposto molto e volentieri. Sua l’indicazione riassunta nello slogan «la libertà in Sardegna dopo le angherie di Soru». Il patto sembrava insomma cementato (il termine è appropriato) da una visione che la destra italiana - con rare eccezioni - dichiara attraverso il suo massimo esponente: il territorio luogo dei diritti a edificare, i vincoli esagerazioni di certa sinistra.

Grandi e piccole attese soddisfatte da questa facile visione: un pezzo di terra-una casa. Tutto sembrava andare nel verso giusto (l’assessore all’ urbanistica prescelto il più preparato per svolgere il difficile compito); grande compiacimento, come se la politica neoliberista avesse trovato un suo laboratorio ideale in questo piccolo pezzo di mondo. Invece le cose si sono complicate, e non poco negli ultimi mesi. Il percorso è diventato accidentato. Molti i fatti attorno alla stessa matrice, in una sequenza che ci vorrebbero quelli di blob per rendere evidenti con la dovuta efficacia le connessioni. Primo spazzare via il piano paesaggistico di Soru (con prudenza secondo alcuni, avanti senza esitazioni secondo i falchi). Quindi il piano-casa. Pensato a Roma sembrava fatto apposta per aprire varchi nelle regole urbanistiche in Sardegna, presentato in una versione e ripresentato. Troppo evanescente per dare risposte al bisogno inevaso di case, molto azzardato nel secondo capitolo, laddove tra l’altro è offerta surrettiziamente la soluzione a casi altolocati rimasti impigliati nelle norme del Ppr. Così a una parte degli alleati la linea svincolante è apparsa troppo sbilanciata, a favore di un’altra parte. Un doppio binario inaccettabile, perché un piano non si smonta con un articolo di legge, men che meno per rispondere a qualche pretesa, se per gli altri vale il lungo percorso verso un nuovo piano paesaggistico.

Nel blob c’è altro. Ci sono le sentenze su Cala Giunco - caso illuminante - che riaffermano la solidità del piano paesaggistico proprio in relazione ai vincoli che si vorrebbero sopprimere. Ci sono le ombre lunghe sul caso Tuvixeddu (le intercettazioni che spiegano alcuni retroscena, le richieste di rinvio a giudizio di cui si sa troppo poco). C’è il caso Is Arenas, doppia beffa per i sardi. E poi i gravi sospetti per gli affari legati all’eolico, Flavio Carboni suggeritore di quella linea spericolata è oggi in carcere con tutto ciò che sottintende.

Sembra la versione al mirto di ciò che accade a Roma, il paesaggio - fonte di grandi rendite - è il tratto dominante della politica dalle nostre parti. Le reazioni di un pezzo della maggioranza sono un segnale da non trascurare. Qualche dubbio sul rovesciamento di una linea giusta? Forse influisce lo smarrimento di chi ci guarda da fuori. Prima l’apprezzamento per la tutela orgogliosa del territorio. Ora il disorientamento per ragioni opposte; per gli eccessi, come ad esempio il furore contro la Conservatoria delle coste cancellata inopinatamente. Soru ha perso nella sua maggioranza, si è detto sinteticamente, perché concedeva troppo poco ai cacciatori di diritti a prendere dal paesaggio sardo; per il suo successore Cappellacci si vedrà.

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