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Lodo Meneghetti
Illusioni delusioni
28 Maggio 2005
Lodovico (Lodo) Meneghetti
“Niente di nuovo sotto il sole” (che poi c’è, qualcosa di nuovo), ...

“Niente di nuovo sotto il sole” (che poi c’è, qualcosa di nuovo), scrive Vezio De Lucia (Gli spiriti forti, 19 maggio). Non sorprendenti le differenze fra i tanti gruppi ambientalisti, ma un conto è possedere un’identità, ognuno la sua entro una sperata e condivisa incedibile volontà di difendere il pezzetto d’Italia, disperso qua e là, sopravvissuto alla guerra contro l’oikos nazionale scatenata e vinta dalla politica rozza o corrotta, dall’imprenditoria brigantesca, dall’urbanistica incolta e succube. Vero e proprio tradimento di una patria. Un altro è l’astio, lo scontro: fanno festa a champagne, quei padroni. Ognuno di noi frequentatori di Eddyburg presenta le sue esperienze, i suoi ricordi, considera casi concreti. Da un bilancio traggo una conclusione: i movimenti più affidabili, fra i nominati in questi giorni, sono il Wwf e Italia Nostra, riguardo alla duplice battaglia: difesa secca di luoghi tramandati dai nostri antenati intatti, o solo degradati; proposta di cure certosine per consegnarli vivi alle giovani generazioni. Basta consultare il sito per esibire esempi chiari del loro impegno incondizionato, come quello per impedire la costruzione nella già sanguinante Ravello dell’auditorium niemeyeriano, con annessi e connessi in opere di ogni genere. De Lucia ci ricorda gli ultimi fatti, ci deprime con la notizia della probabile fattibilità dell’intervento, gloriosamente condivisa anzi acclamata da Legambiente, guarda caso alleata di un folto gruppo di entusiasti alleati del sindaco e di Bassolino (!), tutti sprezzanti verso la questione primaria della illegalità della costruzione (e poi, non ci facciano penose lezioni sull’architettura, che ci arrangiamo da soli). La posizione di Legambiente oscilla secondo la convenienza politica. Accusa gli altri di essere capaci solo di negare e non di proporre, per esempio di essere contrari agli impianti per l’energia eolica (giganteschi apparati, del resto) quando, al contrario, chiedono di realizzarli con le dovute cautele paesaggistiche; e addirittura si costituisce in giudizio contro Italia Nostra per la sua opposizione alla linea C della metropolitana di Roma, spazzando via senza discutere la proposta alternativa della metropolitana leggera (vedi notizie in Repubblica del 20). Legambiente: è questa su cui ho potuto ironizzare a proposito della distribuzione delle Vele a spiagge italiane (intervento del 16 maggio 2003, ora in Parole in rete, presentato nel sito): non solo in merito all’esiguo numero di spiagge in causa rispetto agli oltre 6000 chilometri di costa, ma al modo di fotografare le condizioni reali, col paraocchi – ho scritto –, disinteressati al contesto, perfino al vicinato: vale a dire un modo estraneo all’analisi urbanistica e paesaggistica. E quale ambientalista è parso disponibile a farsi ingannare di fronte al progetto dei proprietari per una cosiddetta naturalizzazione delle rovine del Fuenti, comportante pesanti destinazioni d’uso dentro e fuori terra? Non del Wwf, non di Italia Nostra; né del Fai, né della Lipu… Ritorniamo ai meriti indiscutibili. Nessun altro gruppo o movimento o partito si è speso come Wwf e Italia Nostra nella battaglia, ricorsa più volta nelle rassegne di Eddyburg, per Baia di Sistiana, uno dei pochi luoghi bellissimi persistiti lungo le coste nazionali, come fossero, tali luoghi, vecchi e forti personaggi particolarmente ostinati, insensibili a ogni tipo di lusinga. Non ci fosse stato il loro impegno decisivo, noi di Eddyburg che abbiamo cercato di dar loro una mano saremmo qui ad assistere alla costruzione della inconcepibile “nuova Portofino”, voluta con eguale determinazione sia dalla proprietà dei terreni – meglio dire del territorio, sia dal centrosinistra della Regione Friuli Venezia Giulia capeggiato da Illy, sia dall’amministrazione comunale di Duino-Aurisina, centrodestra (taccio del progetto precedente di Renzo Piano). C.v.d. Non hanno mai mollato la presa, i nostri amici triestini. Ancora tre settimane fa, per parare eventuali, anzi sicuri colpi di sciabola dei nemici della Baia di Rilke, hanno presentato un documento straordinariamente preciso al Commissario dell’ambiente della Commissione europea, chiedendo, di questa, l’intervento decisivo per salvare l’integrità di un Sito qualificato come di importanza comunitaria. Intanto, a conferma delle differenze dannose fra gli ambientalisti italiani, in buona parte riconducibili ai vincoli della politica, guardate come i Verdi friulani abbiano privilegiato l’appartenenza al governo regionale, coi relativi ristorni, rispetto all’imperativo di opporsi alle scelte sbagliate e imbarazzanti dell’indiscusso apprezzato caffèttière. Ugualmente, a muoversi decisamente contro il Piano territoriale comprensoriale del Napoletano, fautore dell’edificazione per quasi metà dello spazio agrario, furono il Wwf e Italia Nostra, insieme a Gaia, Coldiretti e all’agronomo Antonio Di Gennaro. Non conosco la fine della storia, ma allora gli oppositori alleati (non inerti anche i Comuni di Napoli e di Castellamare) ottennero il rifacimento del piano. Per il famoso salvataggio dei cento grandi pini a ombrello di Marina di Campo all’Isola d’Elba, a fronte di un’amministrazione comunale di centrosinistra che tentò più volte (mi pare tre…) di abbatterli per ragioni incomprensibili, fu il Wwf a interpretare la parte difficile del crapone che non cede, in una situazione difficilissima in cui perfino la vice-soprintendente ammetteva il taglio, purché le piante fossero sostituite da altre, udite udite, di aranci amari.

Ma non tutto, anzi poco, nella società e nella politica, si svolge linearmente. Se da una parte Movimenti come Italia Nostra e Wwf , liberi da stretti condizionamenti politici, riescono a svolgere il compito per cui sono nati, dall’altra chi è dentro in pieno alla politica deve viverne le contraddizioni. Ciò, naturalmente, non è giustificabile quando diserta il ruolo atteso. Questo riguarda soprattutto i Verdi che sono un partito e forse spiega il mancato loro decollo nel nostro paese. Hanno il pieno titolo di appartenenza al centrosinistra. Ma nella Regione Friuli Fvg stanno con un centrosinistra al potere autore di politiche contrarie alla loro presunta natura e vocazione; a Venezia stanno ora all’opposizione di un governo non diverso, cambiano solo certi caratteri dei “podestà”, Illy e Cacciari; a Milano e in Lombardia sono l’unica formazione nei rispettivi Consigli a contrastare giorno per giorno scelte del centrodestra da manuale del medesimo basate non su un generico anti-ambientalismo, ma su specifici programmi e attuazioni urbanistiche ed edilizie che potrebbero far giudicare inezie, al confronto, i piani e gli atti del fascismo anni Trenta nel territorio e nelle città, Milano in particolare. Il centrosinistra valtellinese in occasione dei mondiali di sci di gennaio-febbraio ha favorito la gioiosa decisione di abbattere gli alberi sopravvissuti allo sterminio di vent’anni prima – stessi campionati – condiviso addirittura dalla “pura” sinistra. Dunque le contraddizioni si inseguono: la Valtellina non è Lombardia? In Toscana la Giunta di centrosinistra Martini vuole l’autostrada tirrenica secondo un tracciato che stravolge il paesaggio “un po’ meno” di quello previsto da Lunardi; i Verdi mugugnano, per forza; gli ambientalisti, del resto, propongono l’adeguamento dell’Aurelia, buona soluzione giacché la statale è già una semi-autostrada. Grazia Francescato visita a novembre i cantieri dell’Alta Capacità Milano-Torino e rilascia pesanti dichiarazioni in merito alla distruzione del paesaggio storico delle risaie, ma i Verdi triestini, sappiamo perché, stanno zitti riguardo alla sconvolgimento del territorio carsico che la realizzazione del Corridoio 5 provocherebbe. Si muovono i soliti “diversi”… Certo, la Francescato non conta più nulla nelle relazioni politiche!

In occasione della crisi e ribaltone all’Istituto nazionale di urbanistica abbiamo discusso di persone. C’entrano, non c’entrano? Dissi, contrariamente ad altri pareri, che è anche, forse soprattutto, questione di persone. Non è una persona il presidente Paolo Avarello, specifica perfetta espressione dei tempi? Non sono persone i colleghi che hanno chinato il testone e non hanno emesso nemmeno un flebile sospiro di perplessità? Non erano persone, in carne e ossa, cervello e sentimenti, Adriano Olivetti e Giovanni Astengo? Quante approvazioni o critiche a determinate scelte politiche, culturali, eccetera rimandano alla evidente responsabilità di singoli protagonisti che con la loro posizione favoriscono o nuocciono una prospettiva condivisa e sperata da tanti? Non vorrei tediare con esempi di oggi, ma potrei farlo con facilità, troppa e avvilente. Al contrario, anche la non amata Legambiente presenta singoli componenti dediti alla causa senza patteggiare con gli avversari. A Milano è cominciato un attacco di imprese immobiliari al QT8, il più importante esempio nazionale del dopoguerra di urbanistica sperimentale, il quartiere dell’ottava Triennale costruito a partire dal 1947 per opera di Piero Bottoni. Approfittando dell’irragionevole processo di privatizzazione del patrimonio edilizio pubblico, case originarie testimonianza di esemplari contributi alla soluzione del problema abitativo da parte dell’architettura moderna corrono il pericolo di demolizione per essere ricostruite con una cubatura molto superiore, altre di essere sopralzate in maniera mostruosa. Gli abitanti storici del quartiere cercano di organizzarsi nella resistenza; chi li orienta è una persona, formatasi in Legambiente ma lontana dalle sospettabili trame della dirigenza. La quale, al contrario del contrario, si fa viva oggi sull’Unità per rispondere acidamente a Giuseppe Chiarante e Vittorio Emiliani, presunti autori (ieri sul quotidiano) di offese per aver definito l’associazione, scrive il presidente Roberto Della Seta, “associazione ricca e compiacente verso i ‘poteri’”. Il quale Della Seta, altro saputello in materia di architettura, rivendica “una tutela del paesaggio e dei centri storici che distingua (come Italia Nostra non fa sempre) tra seconde case abusive e manufatti progettati da grandi architetti”. Ancora c.v.d.; il rovello di Ravello. E allora le seconde case non abusive, prime responsabili del disastro nei territori di maggior valore paesaggistico del paese, vanno bene: ringraziamenti da parte del più redditizio mercato edilizio d’oggigiorno. Leggo in questo momento la lettera di Chiarante ed Emiliani su Repubblica di oggi, chiara nel mostrare Legambiente in conflitto con Italia Nostra e altri. Del resto, ci informano, quella riceve ingenti finanziamenti dal ministro Matteoli.

Cosa illuminerà di nuovo il sole?

Rutelli aureolato d’oro, per grazia di B., come un santo del Trecento.

Milano 22 maggio 2005

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