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Mauro Baioni
Il quarto dei libretti di Lodo Meneghetti
25 Ottobre 2010
Recensioni e segnalazioni
In una nuova raccolta di scritti dell’opinionista di eddyburg la denuncia del declino attuale, a partire dall’urbanistica milanese e nella luce della confluenza di saperi diversi

È appena stato pubblicato, per i tipi di Maggioli, “Promemoria di urbanistica, architettura, politica e altre cose”, quarta raccolta di articoli e brevi saggi di Lodovico Meneghetti, in prevalenza “opinioni” scritte appositamente per eddyburg.it. Il libro si compone di una serie di “libere osservazioni” su avvenimenti e notizie del triennio 2008-2010, alcune recensioni di libri pubblicati nello stesso periodo e un saggio sul rapporto fra musica e architettura, derivato dalla relazione introduttiva al convegno Estetica, musica e architettura, tenuto a Milano nel maggio 2008.

Milano e la Lombardia sono un punto di osservazione privilegiato per comprendere il declino del nostro paese e, in particolare, della sua classe dirigente. Un declino che si manifesta platealmente nella propaganda e nella realizzazione di un orribile campionario di veri e propri mostri urbanistici: i grattacieli sofferenti e deformi di City Life, trionfi della speculazione privata realizzati su un’area originariamente lasciata in dono alla città; il triste quartiere di Santa Giulia, ecologico e à-la-page nelle ambizioni, ma costruito su un’area contaminata e non bonificata; il progetto dell’Expo, impudentemente dedicato ad agricoltura e alimentazione (la fame nel mondo), pretesto per l’ennesima volgare speculazione immobiliare a favore dei soliti noti; il nuovo piano regolatore, proteso - con un vero e proprio slancio futurista – ad attrarre 700.000 nuovi abitanti (pura razza padana, supponiamo) grazie al quale, più prosaicamente, si concede la possibilità di edificare un po’ ovunque milioni e milioni di metri cubi, destinati nell’immediato a trasformarsi in ipoteche e garanzie bancarie per assicurare un po’ di serenità contabile agli inquieti immobiliaristi della città.

Sarebbe però riduttivo apprezzare la serie degli scritti di Meneghetti solo laddove stigmatizzano i guasti più recenti della politica e la loro tragica materializzazione in brandelli di città sempre più anodini. La pubblicazione a stampa rende maggior merito alle riflessioni di carattere più generale, che appagano tanto più il lettore quanto più si avventurano lontano dai territori più familiari dell’architettura e dell’urbanistica, per proporci connessioni e legami tra discipline differenti (dalla musica alla filosofia, dall’economia alla letteratura) ed epoche tra loro distanti. Si sente viva, in questi passi, la convinzione che il dialogo tra i vari saperi rafforzi il sapere critico e fornisca un antidoto efficace all’assuefazione al degrado. Di questo siamo grati a Meneghetti e per questo continueremo a leggere i suoi scritti, ogni volta che vorrà comparire sul sito, e attendiamo già il prossimo libro colorato per aggiungerlo al caledoscopio delle sue libere osservazioni.

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