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Edoardo Salzano
Il primo passo per uscire dal baratro: le dimissioni di Giorgio Orsoni
5 Giugno 2014
Venezia e la Laguna
Il sindaco di Venezia agli arresti domiciliari con accuse pesantissime, che riguardano la delicatissima questione della complicità tra funzioni pubbliche e interessi privati e squadernano la domanda: chi comanda in città?. Un comunicato del direttore di

Il sindaco di Venezia agli arresti domiciliari con accuse pesantissime, che riguardano la delicatissima questione della complicità tra funzioni pubbliche e interessi privati e squadernano la domanda: chi comanda in città?. Un comunicato del direttore di eddyburg, 5 giugno 2014

La lettura dei giornali veneziani di oggi fa comprendere che è in atto una manovra tesa a minimizzare gli effetti politici dell’azione giudiziaria che ha severamente colpito il gruppo di potere che domina la città e la regione. Ne ha colpito solo una parte, ma certo una parte consistente.

Gli effetti dell’azione giudiziaria sono oggettivamente gravissimi. Il sindaco della città è agli arresti domiciliari: ciò significa che la magistratura ha ritenuto che, se lasciato libero, potrebbe sottrarsi alla giustizia (il che è difficilmente pensabile) oppure potrebbe agire per inquinare le prove dei reati per i quali è stato privato della liberà personale.

Secondo la stampa sono possibili due ipotesi: il sindaco rassegna le dimissioni, allora si apre la procedura di formazione di un nuovo consiglio e la scelta di un nuovo sindaco, oppure il sindaco resta in carica e in sua vece governerebbero il vicesindaco da lui scelto e la giunta, anch’essa non eletta ma nominata dallo stesso Orsoni.

Il giudizio sul comportamento del sindaco spetta alla magistratura, e sono anch’io stupito della crepa profonda che si è aperta tra l’immagine della persona e le colpe di cui sembra essersi macchiato. Tuttavia i fatti emersi sono talmente gravi che il solo sospetto che un sindaco possa esserne stato parte sono tali da auspicarne le dimissioni immediate.

La responsabilità della scelta non può essere attribuita al sindaco né alla giunta da lui scelta. È alle istituzioni che spetta di decidere, e di restituire lo scettro al popolo.

Ero già intervenuto ieri sulla questione come presidente della rete Altro Veneto, oggi ho inviato agli organi di stampa e al mondo delle associazioni il seguente comunicato

Il primo passo per uscire dal baratro: le dimissioni di Giorgio Orsoni

Ieri ho scritto che ritengo “necessaria e urgente la sostituzione più rapida possibile dei membri delle istituzioni democratiche colpiti da così infamanti accuse e dei loro complici, e un rinnovamento radicale della politica”. Sono convinto che la scelta della strada da seguire per raggiungere questo risultato non possa essere lasciata all’imputato Giorgio Orsoni, né ai dirigenti dell’amministrazione comunale da lui scelti, a cominciare dal vicesindaco. Oltre ad Orsoni (che è agli arresti domiciliari per il timore che possa inquinare le prove) l’unico organismo eletto è il consiglio comunale. E’ al consiglio comunale che spetta quindi di decidere in che modo riportare il Comune nell’ambito della legalità democratica. Il primo passo che vedo necessario è chiedere le dimissioni di Orsoni; il secondo è quello di avviare un percorso ampio, che investa tutte le forze vive della città per scegliere un gruppo dirigente del tutto nuovo, all’altezza dei gravi problemi per il presente e il futuro dell’area veneziana, nonché di correggere le storture del perverso intreccio tra poteri pubblici e interessi privati di cui l’indagine della magistratura ha svelato, per ora, una parte.

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