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Daniel Modigliani
«Il Prg è un patrimonio senza eguali in Italia»
18 Giugno 2008
Roma
Quarantaquattro giorni dopo la trasmissione di Report sui "Re di Roma", ecco puntuale la replica del direttore dell'ufficio del PRG. l’Unità ed. Roma, 17 giugno 2008. Con postilla

CIRCA 200 professionisti hanno lavorato al sistema di regole che si chiama «piano regolatore». Molti fra i migliori d’Italia: archeologi, paesaggisti, geologi, dottori in agraria, trasportisti, giuristi hanno prodotto un grande apparato di conoscenze sulla città. Le sovrintendenze hanno collaborato alla sistematizzazione

La trasmissione di Report del 4 maggio scorso è un esempio di diffamazione per mezzo della televisione la cui portata va al di là dell'evento, apparentemente limitato nel tempo. La trasmissione ha mescolato artatamente vere e proprie false affermazioni, interviste tagliate, interventi faziosi senza contraltare, immagini di avvenimenti spacciati per altri avvenimenti, in un quadro complessivo di superficialità ed incompetenza, sotto la parvenza di giornalismo d'assalto.

Per le contestazioni puntuali, tutte documentate, si può fare riferimento al fascicolo di risposta prodotto sulla base dei testi della trasmissione, e consegnato ai giornalisti nella conferenza stampa del 6 giugno nella quale Roberto Morassut ha esposto le ragioni della sua querela.

Ma qui mi preme ricordare quale esempio di devastante inciviltà sia alla base della iniziativa.

Si afferma di parlare del nuovo piano regolatore di Roma, ma nella maggior parte della trasmissione si parla d'altro, facendo credere che si parli del piano.

Non si dice che il piano, come deve essere, è un sistema di regole che vale per tutti, ma si dice che è una coperta per le peggiori nefandezze. Guarda caso lo si dice appena il piano è approvato. Forse ai giornalisti autori del servizio o agli intervistati danno fastidio le regole uguali per tutti?

Roma, ha scelto da tempo di dotarsi di un nuovo piano regolatore. Ha dovuto produrre - senza il sostegno di alcuna moderna legislazione né nazionale né regionale, e a differenza di altre grandi città che hanno potuto far conto su leggi regionali più avanzate - un piano che affrontasse e risolvesse dall'interno i problemi di una metropoli contemporanea. Lo ha fatto dando un sostanziale contributo all'aggiornamento della disciplina urbanistica, trovando concrete soluzioni per i più spinosi problemi di governo del territorio. Il controllo pubblico di tutte le trasformazioni, la sostenibilità ambientale, l'equità di trattamento, il rapporto tra pubblico e privato con procedure di evidenza pubblica, il rinnovo dei tessuti edilizi esistenti, la regolamentazione delle innovazioni per il recupero ambientale ed il risparmio energetico.

Il piano di Roma ha prodotto un apparato di conoscenze di base che non ha eguali a livello nazionale. La classificazione dei tessuti della città esistente e la salvaguardia dei valori spaziali storici, architettonici ed ambientali sono garantiti da una quantità elevatissima di dati certi e documentati. Le soprintendenze di Stato, che hanno contribuito consistentemente alla raccolta ed alla sistematizzazione dei dati, sono ben lontane dall'avere nella sua interezza questo patrimonio, che raccoglie e valuta dati dalla protostoria ad oggi, su tutto il territorio comunale. E tutto questo in una visione dinamica che consente un costante aggiornamento.

Il sistema di regole che si chiama "nuovo piano regolatore" oggi finalmente approvato è il frutto di un impegno costante durato 14 anni: preceduto dalla conclusione di provvedimenti generali come la "variante di salvaguardia" e il "piano delle certezze", ispirati ai suoi stessi principi, è stato concretamente avviato nel 1998 ed è stato elaborato da circa duecento professionisti che, nel corso di dieci anni (1998-2008), hanno prestato la loro opera per ottenere questo risultato.

Molti sono tra i migliori professionisti d'Italia, professori universitari di chiara fama, urbanisti più giovani, esperti in ingegneria dei trasporti, paesaggisti, storici dell'arte, storici dell'architettura, archeologi, biologi vegetali, zoologi, geologi, dottori in agraria, esperti nelle discipline informatiche, esperti in economia urbana, demografi, esperti in valutazioni economiche, esperti in valutazioni ambientali, esperti giuristi.

Tra loro naturalmente la validissima squadra dei giovani e dei meno giovani delle strutture di supporto tecnico del Comune, la STA prima e Risorse per Roma poi. Sono tutti elencati con nomi e qualifiche negli atti pubblici prodotti e disponibili da molti anni sul sito del Comune di Roma.

Questa formidabile squadra di tecnici ha avuto il sostegno di tutta la amministrazione comunale, dai dirigenti dei vari settori a tutti i funzionari ed a tutti i dipendenti a vari livelli impiegati.

Senza naturalmente dire della dedizione e dell'impegno dei Sindaci, delle giunte, degli assessori e di tutti i consiglieri comunali e municipali, nelle assemblee elettive e nelle commissioni rinnovate per ben quattro volte durante il lavoro, che hanno sempre perseguito e raggiunto l'obiettivo con valutazioni largamente favorevoli.

Bisogna anche ricordare le centinaia di assemblee pubbliche, le settemila osservazioni scritte presentate. A tutti è stato dato ascolto ed a tutti è stata data risposta.

Alla fine il prodotto approvato dal Consiglio Comunale è stato valutato, in un consesso comune (la conferenza di copianificazione), con gli esperti urbanisti e giuristi della Provincia di Roma e della Regione Lazio.

Tutte queste persone hanno prestato la loro opera, che fossero dipendenti del Comune o di altri Enti, o che avessero incarichi specifici, con tutte le loro capacità ed energie, orgogliosi e convinti di partecipare ad un evento di alto valore civile.

Naturalmente non significa che il piano sia perfetto, perché tutto è sempre migliorabile, ma il lavoro, quando produce un patrimonio per tutti, merita rispetto. Un rispetto neppure lontanamente accennato nella trasmissione.

Tutti succubi dei nuovi re di Roma? Tutti ignoranti e deficienti?

Forse l'origine sta solo nell'ignoranza del tema trattato , nelle piccole ambizioni personali di alcuni giornalisti apologhi del "purché sia scoop", nutriti da un minuscolo gruppetto di vecchi oppositori del piano che hanno accumulato un astio sempre crescente, protetto da corazze di ideologie ormai corrose.

Resta il fatto che è stata offerta l'occasione di avvelenare uno dei più significativi risultati ottenuti dal ciclo dei governi cittadini di centrosinistra.

Un avvelenamento che ha dato un immediato sostegno a chi, per gli interessi derivati dai nuovi assetti politici, cerca di rimettere in discussione le regole introdotte con il nuovo Piano e, nel cavalcare l'onda, afferma che molto è sbagliato e che ora si dovranno sistemare le cose.

Il risultato ottenuto è una devastante opera di distruzione, qualunquista nella peggiore delle accezioni.

Come architetto ed urbanista, responsabile negli ultimi anni dell'ufficio che ha redatto il nuovo Piano, che ha firmato gli elaborati assumendone la responsabilità professionale, anche se mai citato, come nessuno degli altri protagonisti di questa battaglia di lungo periodo, mi ritengo oggettivamente coinvolto. Credo però di rappresentare un comune sentire, sulla base della straordinaria esperienza condivisa, di tutti coloro che, hanno contribuito alla redazione del piano.

Ognuno ha lavorato per costruire qualcosa di nuovo e di buono ed ha contribuito per la sua parte. Nascondersi più o meno vigliaccamente lasciando che il tema sia affrontato solo dal punto di vista politico, vuol dire avere paura della solidità e della correttezza delle tecniche e delle discipline. Non può esistere un risultato della portata del Piano di Roma senza il cosciente contributo di tutte le competenze professionali.

In questo senso ci sentiamo tutti diffamati. Per non essere stati neppure interpellati, sulla base del preconcetto che fosse inutile. Infatti saremmo tutti succubi dei "politici rapinatori". Ed ancora diffamati nel merito, perché le poche cose dette sul piano sono false, e falsamente rappresentate.

Postilla

Riportiamo l’articolo del Direttore dell’Ufficio del Nuovo piano regolatore di Roma durante le giunte guidate dal sindaco Walter Veltroni per puro desiderio di completezza d’informazione. Non troviamo argomenti che meritino di essere contraddetti. Non ci sembra una garanzia della correttezza politica e sociale del piano il fatto che, nel corso di 14 anni, vi abbiano lavorato duecento esperti di varie discipline. Non ci sembra che l’ampiezza dei dati accatastati sia una prova della validità delle scelte del piano. Non ci sembra un merito di questo specifico PRG il fatto di essere, in teoria, un sistema di regole uguale per tutti (e vorrei vedere che le norme fossero “personalizzate”!).

Mentre l’Unità pubblicava questo articolo, eddyburg ne pubblicava uno di Paolo Berdini (il giorno dopo comparso su il manifesto ) che costituisce un’utile puntualizzazione di fatti che Modigliani si guarda bene dal contraddire.

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