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Teodoro Chiarelli
Il porto che infiamma la Liguria
4 Marzo 2011
Liguria
La colata prosegue anche dove non c’è più posto. Buone le prospettive della Liguria nella gara al primato per la speculazione edilizia; ma la regìa è nazionale. La Stampa, 4 marzo 2011

L’ ultima volta, due anni fa, era sceso in campo addirittura Renzo Piano. Una stroncatura netta, senza appello, da parte dell’archistar genovese per la colata di cemento che avrebbe dovuto trasformare uno dei più antichi porticcioli d’Italia, un’ansa naturale fatta apposta per pescherecci, gozzi e yacht di medie dimensioni, in un’anonima megastruttura come tante che costellano le nostre coste. Allora la sollevazione di big, intellettuali e, soprattutto, dei cittadini di Santa Margherita Ligure bloccò quella che venne ritenuta unanimemente una mera speculazione edilizia.

Ora ci riprovano e puntualmente riesplodono le polemiche. Santa Margherita non è Rapallo, simbolo nazionale dello stravolgimento ambientale, del cemento e dell’edilizia selvaggia (non a caso è stato coniato un neologismo, «rapallizzazione», per identificare il tirar su case senza rispetto del territorio) e ha sempre conservato un’alta sensibilità in difesa delle sue colorate abitazioni storiche, gli edifici ad anfiteatro affacciati sul porto, le piazzette e i vicoli pittoreschi, i negozi ricercati. Tanto da diventare approdo e rifugio per numerosissimi milanesi e torinesi, lombardi e piemontesi.

Il nuovo progetto, proposto dalla società «Santa Benessere & Social» prevede un investimento di 70 milioni di euro, un notevole ampliamento del porto e la riqualificazione della zona a sud (sono state già rilevate le licenze di tre stabilimenti balneari) con la creazione di un centro di talassoterapia sul modello della francese Saint Malo. Per quanto riguarda il porto l’obiettivo è di allungare la diga foranea di 80 metri e il molo di sottofluttuo di un centinaio di metri, con la creazione di 150 nuovi posti barca in grado di garantire lo stazionamento per tutto l’anno anche di maxiyacht di oltre 50 metri. Il centro di talassoterapia sarebbe invece dotato di 250 parcheggi interrati, 25 suites, piscine, campi da tennis, negozi e ristoranti. Secondo i promotori verrebbero garantiti 195 posti di lavoro più altri 350 nell’indotto, con una ricaduta annuale sul territorio di 31 milioni di euro.

Ma chi sono questi promotori? Si tratta di imprenditori e professionisti che stanno pianificando importanti business nel levante ligure, ma che hanno intenzione di sbarcare anche a Genova e non solo. La «Santa Benessere & Social» fa capo a una società lussemburghese, la Rochester Holding, a sua volta controllata da società domiciliate nelle Isole Vergini e a Panama, ma comunque riconducibili a Gabriele Volpi. Nato a Recco, 68 anni, uomo d’affari (ricchissimo, jet Falcon 900 da 11 posti, yacht da 60 metri, società off shore, uffici a Londra, villa sopra Santa Margherita) opera da trent’anni in Nigeria (ha anche la cittadinanza) nell’indotto del petrolio e del gas attraverso la holding Intels: possiede terminal portuali e organizza la logistica e i campi con tanto di scuole, ospedali, mense e tutti i servizi per migliaia di dipendenti Eni e Bp. Amico di Gianpiero Fiorani sin dai tempi in cui, ragazzo, lavorava alla Lodi, Volpi è proprietario della Pro Recco (che è un po’ il Barcellona della pallanuoto) e dello Spezia Calcio. Secondo alcuni sarebbe accreditato come futuro patron della Sampdoria il giorno che Riccardo Garrone passasse la mano.

Accanto a Volpi, come amministratore delegato della «Santa Benessere», troviamo il costruttore Gianantonio Bandera, uomo vicinissimo al Segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone dai tempi della sua permanenza a Genova. Proprio il cardinale lo ha voluto nel cda della Fondazione Magistrato di Misericordia che amministra immobili della curia genovese (Angelo Bagnasco che la presiede lo ha riconfermato) e nel cda della Fondazione Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo (Padre Pio), oltre a sceglierlo fra i realizzatori del nuovo centro dell’ospedale Bambin Gesù a Roma. Presidente della «Santa Benessere», infine, è l’avvocato Andrea Corradino, presidente di Banca Carispezia (gruppo Credit Agricole), vicepresidente dello Spezia Calcio e legale di fiducia del senatore Pdl Luigi Grillo, intimo (anche per via delle comuni vicende giudiziarie) dell’ex governatore Antonio Fazio e di Fiorani. Un gruppo affiatatissimo che troviamo anche dietro ad altre due operazioni immobiliari milionarie per cambiare il volto di Recco.

Se contro il vecchio progetto di porto turistico vi fu il no compatto di intellettuali, ambientalisti e amministratori pubblici, questa volta si registrano alcuni distinguo. Il comune, con il sindaco Roberto De Marchi in testa, è possibilista. Allettato dagli ipotetici nuovi posti di lavoro in un periodo effettivamente molto difficile sul fronte occupazionale, il sindaco ha detto che il progetto è «un’ipotesi sulla quale lavorare». Rossella Rosa, presidente della delegazione Portofino Tigullio del Fai (Fondo Ambiente Italia) parla addirittura «di riqualificazione di cui c’era bisogno».

L’avvocato Francesco Maria Ortona, leader della vecchia battaglia con il movimento «Tuteliamo Santa», spara invece ancora una volta ad alzo zero. Definisce il progetto «surreale» e paventa «una rapallizzazione trent’anni dopo». Il giornalista e uomo di mare Piero Ottone teme uno snaturamento di Santa e si schiera contro il progetto. Suo un accorato appello in cui scrive: «Spero ardentemente nella conservazione di Santa Margherita così com’è, perla del Tigullio, città e porto di incomparabile bellezza, una delle poche meraviglie che siamo riusciti finora a conservare in un’Italia molto mal ridotta». E di «rischio di svendita del territorio» parlano l’associazione internazionale «Amici del Monte di Portofino» guidata da Raffaello Uboldi, l’associazione «Gente di Liguria» con Marco Depino e l’associazione «Città Futura» con Alberto Cattaneo. E Piano? Per ora tace. Anche se con Bandera ha un precedente. Il costruttore qualche anno fa aveva proposto una marina nel quartiere genovese della Foce, poco distante dalla Fiera. L’architetto liquidò così il progetto: «Un porticciolo di quelli che impestano l’Italia».

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