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Antonio di Gennaro
Il piano regolatore di Napoli è già vecchio?
18 Settembre 2004
Questa nota di Antonio Di Gennaro si inserisce in una singolare polemica. L’ex sindaco di Napoli Antonio Bassolino aveva polemizzato ( Corriere del Mezzogiorno 6 febbraio 2004) con chi, a suo parere con un colpo di mano, aveva inserito nel PRG la previsione dello spostamento dell’aeroporto di Capodichino; dimenticando che l’iter di un PRG non è tale da consentire a un sindaco di ignorare previsioni di tale portata. Le dichiarazioni del “governatore” della Campania hanno dato il via a una serie di critiche al PRG. Alcune derivanti da impostazioni culturali diverse da quelle degli autori del PRG, accusato di essere fondamentalista ed ecologista; altre, di carattere più politico, leggibili come il tentativo di rovesciare sul PRG del capoluogo critiche simmetriche a quelle piovute sul PTC provinciale. Ai lettori non napoletani sarà utile sapere che la “delocalizzazione” dell’aeroporto e degli impianti petroliferi è dovuta a ragioni di sicurezza. Stanti le attuali norme statali in materia di sicurezza deli aeroporti, per conservare Capodichino occorrerebbe demolire una trentina di manufatti, tra cui l’Ospedale e la Reggia di Capodimonte.

Davvero solo ombre nel bilancio di questi 10 anni di pianificazione pubblica a Napoli? E’ proprio corretto parlare del lavoro fatto come di una falsa partenza? I ripensamenti emersi in sede regionale a proposito di alcune scelte della variante urbanistica generale – la delocalizzazione dell’aeroporto e degli impianti petroliferi per far posto a due nuovi parchi – autorizzano effettivamente a parlare del piano regolatore come di uno strumento già superato?

In realtà, molte importanti previsioni del piano sono in via si attuazione, e stanno già producendo i loro effetti.

Una recentissima legge regionale ha istituito il Parco delle colline di Napoli. Con questo provvedimento più di duemila ettari di boschi, aree agricole e giardini presenti nel territorio comunale, già tutelati dalla variante di salvaguardia, acquistano a tutti gli effetti lo status di area protetta, con un ente di gestione e la possibilità, finalmente, di utilizzare i fondi comunitari per interventi di sostegno dell’agricoltura urbana e dei fondi rustici, di restauro del paesaggio, di forestazione e di potenziamento della rete ecologica cittadina. La stessa legge prevede per le altre città campane la possibilità di seguire l’esempio del capoluogo, istituendo a loro volta parchi urbani di rilievo regionale.

Nel settore della mobilità e della pianificazione dei trasporti, l’opzione per il ferro operata dal piano regolatore ha varcato i confini comunali, costituendo il fulcro di un sistema metropolitano che abbraccia l’intera regione. Anche in questo caso, Comune e Regione lavorano insieme per l’attuazione di scelte che sono in definitiva quelle contenute nel documento di indirizzi del 1994, con il quale la prima giunta Bassolino diede avvio alla formazione dei nuovi strumenti urbanistici.

Anche nella contrastata vicenda di Bagnoli, con lo spesso incomprensibile susseguirsi di pause sconcertanti e di improvvise resipiscenze ed accelerazioni, è possibile individuare comunque dei capisaldi importanti, con l’acquisizione pubblica dei suoli, la conferma nel piano esecutivo delle ipotesi iniziali relative al parco ed al ripristino della linea di costa, la costituzione della società di trasformazione. Tutto ciò mentre autorevoli istituti indipendenti confermano la sostenibilità finanziaria e l’attrattività per gli investitori delle scelte operate, con il grande parco ed il mix di insediamenti alberghieri, produttivi e residenziali.

Insomma, a quanti sostengono sul piano tecnico e strategico la rapida obsolescenza delle scelte compiute, si potrebbe rispondere che è invece l’incostanza dell’impulso politico ad aver costituito in questi anni l’anello debole dell’intero processo. Ed ancora, che Napoli è stata, nonostante tutto, la prima grande città ad aver adottato un nuovo strumento urbanistico generale dopo l’introduzione dell’elezione diretta dei sindaci, e che questo sforzo è stato compiuto, cosa non sempre verificatasi in passato, utilizzando in prevalenza risorse interne alla pubblica amministrazione.

Una scelta politica lungimirante, quest’ultima, che ha sempre garantito la preminenza dell’interesse pubblico nella visione generale dei problemi e nell’individuazione delle soluzioni, in una realtà fortemente squilibrata e conflittuale quale quella napoletana, rispetto alla scorciatoia più attraente (ma illusoria) della pianificazione contrattata e delle scelte caso per caso

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