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Fabrizio Bottini
Il Pedone Ombelicale di Milandia
2 Dicembre 2009
L’assurda progettazione del nostro spazio, in orbita attorno all’automobile e non a noi, raggiunge ormai incredibili vette di stupidità e sadismo. Un caso lombardo

Milandia esiste per tutti, salvo naturalmente e rigorosamente per i suoi amministratori, che la immaginano per motivi loro spezzettata fra circoscrizioni amministrative intente ciascuna a recitare la parte dell’universo a sé. Tutti gli altri invece sanno benissimo che Milandia è una solida realtà di svariati milioni di abitanti, e provano anche con impegno ad abitarla, nonostante gli amministratori di cui sopra facciano molto per rendere la cosa abbastanza difficile. Se non tutti, parecchi sanno ad esempio che la locale Highway 36, dal cuore del capoluogo alla fascia intermedia degli svincoli brianzoli, è diventata ormai da mesi un percorso di guerra, per via di svariate opere: Grandi, Medie, Piccole, ma tutte alleate in un complotto che farebbe impallidire quello di magistrati e comunisti contro il premier, se ce ne fosse uno.

Con le premesse di cui sopra, era da un bel po’ che la evitavo come la peste nera, la locale Highway 36, e mi ero dimenticato anche di quel coso a forma di lombrico appeso là in alto. Era uno dei tanti aggeggi che spuntano a destra, a sinistra, sopra e sotto, senza che si capisca mai se sono un’opera Piccola, un’escrescenza della Grande, o chissà cos’altro. Stava là appeso, sopra le code arrancanti di quelli che non avevano ancora capito di evitarlo del tutto, quel settore metropolitano ormai aggrovigliato e appaltato alle forze celesti.

Oggi però, domenica di fine novembre allagata di pioggia fredda, a mezzogiorno il traffico era quasi normale fra quei cantieri, il fango, le gimcane fra gli ubiqui sbarramenti inventati mezzo secolo fa in New Jersey da un ingegnere sadico. Guardando in alto l’ho rivisto, il lombricone. E ho capito.

Si poteva intuire già da prima che fosse qualche genere di passerella pedonale. Ne crescono ovunque, sempre con la medesima logica: prima si fa la Grande Opera che affetta qualche quartiere, e poi si “compensa” con ponticelli più o meno tibetani, presto colonizzati da varia fauna che chiede vari pedaggi. Questo però è una evoluzione della Specie, destinato alla stirpe postpadana del nuovo millennio: il Pedone Ombelicale. Perché quel condotto destinato a pompare flussi umani, non lo fa semplicemente da un lato all’altro delle multi corsie: entra dritto nella pancia dello shopping mall. Wow!

Anche quello (lo shopping mall: 50.000 mq di claustrofobia) l’avevamo notato in parecchi, diversi mesi fa, quando era atterrato fra gli scuotimenti tellurici delle Opere Varie di quelle parti. Scatolone fra gli scatoloni, perfettamente annodato in mezzo alle multi corsie ad afferrarne i flussi veicolari, era la versione sublime della filosofia di Victor Gruen: fuori l’inferno, dentro il paradiso dell’automobilista. Ma solo e rigorosamente per l’automobilista. Il pedone infatti (sempre che ci arrivasse vivo) poteva girare per tutta l’eternità attorno alle pareti lisce e bianche di quel monolite grosso tre o quattro isolati industriali standard. Macché: neanche un pertugio! Personalmente, avevo poi scoperto il trucco di noialtri sfigati per amore o per forza privi delle quattro sacre ruote: c’era un cordolo largo poche decine di centimetri di fianco a una delle rampe, che consentiva di entrare a piedi fino al parcheggio seminterrato, e poi infiltrarsi tra gli ex automobilisti verso gli ascensori o le rampe mobili.

Una oscena discriminazione, mai vista prima nemmeno nei casi di più spudorata progettazione auto-oriented, dove se non altro qualche striscia residua per bici e motorini, e il classico portale da cattedrale dei consumi, qualche rimasuglio di rapporto col territorio lo lasciavano immaginare.

Ma finalmente, col nuovo cordone ombelicale per il pedone del terzo millennio non ci sentiremo più discriminati, anche noi gente a passeggio con le mani in tasca, che corre in tuta felpata per tenersi in forma nonostante le polveri sottili radioattive che sono il prezzo da pagare al progresso, che porta i bambini in passeggino dalla casa popolare all’unico spazio dove si riesce a passeggiare un po’. Lo shopping mall, appunto. Perché solo lì si va. Quel tubo si innesta direttamente nello scatolone, manco fossimo granelli di polvere trascinati nel bidone aspiratutto. Forse, forse, a opera ultimata scopriremo anche qualche via d’uscita secondaria, scaletta o meandro puzzolente, che consente agli atei di non scapicollarsi verso il rito del tre per due. Ma sarà solo una gentile concessione, magari solo per aspettare l’inevitabile abbandono, degrado, e campagna elettorale di qualche paladino della sicurezza.

Però di questo magari vale la pena di parlare in una puntata successiva.

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