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Vittorio Emiliani
Il Parlamento e Venezia da rispettare
27 Ottobre 2011
Beni culturali
Ancora aperto lo scontro tra mercato e cultura, tra favoritismi o meriti. Pensare che l’atbitro è Galan!La Nuova Venezia, 27 ottobre 2011

Difficile capire l’esultanza di un politico abile come Giancarlo Galan di fronte al voto sul suo candidato alla presidenza della Biennale, Giulio Malgara, “bocciato” dal pareggio in commissione Cultura alla Camera. In essa il centrodestra doveva risultare in maggioranza, la presidente, berlusconiana della prima ora, Valentina Aprea, aveva negato la parola al sindaco di Venezia, Orsoni (la consentirà, al contrario, il presidente di commissione al Senato, Guido Possa). Una inutile e arrogante scortesia verso la città dove la Biennale nacque nel 1895 promossa soprattutto dal Comune e dal sindaco, il laico-progressista Riccardo Selvatico. Non a caso è venuta proprio da Venezia la prima, corale reazione negativa alla decisione del ministro Galan di non riproporre il presidente in carica Paolo Baratta e di indicare per la successione il manager pubblicitario Giulio Malgara, il cui rapporto con la cultura risulta oggettivamente molto esile. Mentre appare forte quello personale con Berlusconi. Fra l’altro proprio Galan aveva esultato - da governatore del Veneto - quando Rutelli, all’epoca ministro dei Beni culturali, aveva richiamato Baratta alla guida della Biennale. Ai veneziani, ai veneti, agli italiani e a importanti intellettuali dei più diversi Paesi è apparso evidente lo sfregio inferto alla meritocrazia nella nomina al vertice della sola istituzione culturale del nostro Paese che abbia un sicuro stacco internazionale

Operazione, questa, nella quale le due gestioni di Paolo Baratta e del suo staff hanno meriti incontestabili. Anche sul piano del successo di pubblico (oltre 400.000 visitatori quest’anno) e su quello dell’autofinanziamento delle manifestazioni. Ha contato anzitutto l’orgoglio di Venezia e dei veneziani i quali hanno avvertito una Biennale più radicata nel corpo della loro città che il turismo di massa minaccia sempre più di “occupare” e che hanno così mostrato voglia di reagire. Come le città venete. Il secondo elemento: le adesioni all’appello intelligente della “Nuova Venezia” giunte subito da intellettuali non facili a firmare appelli, come Alberto Arbasino, Andrea Zanzotto (scomparso purtroppo in quelle ore), o Salvatore Settis. Ma anche da studenti, pensionati, operai, liberi professionisti, tecnici e così via. Terzo elemento (non certamente l’ultimo): la crescente partecipazione all’appello del mondo della cultura a livello planetario, a cominciare da sir Nicholas Serota della Modern Tate Gallery dai colleghi del Moma, o della Neue Pinakothek di Monaco e di altri prestigiosi musei. Ne terrà conto Galan? Se non lo facesse, rimedierebbe una pessima figura a tutti questi livelli, dimostrando che l’amicizia del Capo conta più dei meriti, delle competenze, del buongoverno delle istituzioni. E del rispetto del Parlamento.

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