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Sandro Roggio
Il parco più bello non si può vendere
22 Agosto 2006
Sardegna
Un appello alla difesa preventiva di un bene comune. Da il manifesto del 22 agosto 2006

Non è facile spiegare a chi non c'è stato il senso di un luogo così vicino e così lontano, non solo geograficamente, dall'isola madre. L' accesso all' Asinara è stato negato per oltre un secolo, perciò il ricordo collettivo (e il racconto) è discontinuo; e nonostante le popolazioni locali la tengano da sempre nello sfondo hanno un'idea vaga della sua forma complessa. Doppia, come appariva ai topografi ottocenteschi che segnalavano, tra due alture, la pianura che collega i due mari: quello di fuori scostante e quello interno che consente facilmente l'approdo.

Qui si sono si sono incontrati pastori e pescatori, corallari venuti da lontano e soldati, guardiani di torri e di fari che hanno intrecciato le loro storie, nonostante l'isolamento e le battaglie cruente che si svolgevano senza preavviso nel mare attorno.

Storie interrotte, all'improvviso, quando l'isola, nel 1885, è stata acquisita al demanio per impiantarvi un carcere e una stazione sanitaria. Un atto che ha segnato in modo perentorio la sua vicenda, che ha deciso la sua fisionomia. Per conoscere l'Asinara - da una decina d'anni Parco nazionale - bisogna saperla la sua storia e tornarci, non solo d'estate perché ogni volta si scoprono aspetti inosservati. Il trionfo dell'euforbia a primavera, le capre che sbucano imponenti, le berte maggiori che volano oscillanti, il colore dei fondali che cambia all'improvviso.

Scenari unici e integri, nonostante la presenza di uomini che non l'hanno curata, per quanto i racconti di prigionieri e guardie rivelino un sentimento di attrazione per questo luogo.

Il Parco: con tante questioni aperte. Che a differenza di altri parchi è accessibile con difficoltà. Ed è interamente di proprietà pubblica. Moltissimi gli edifici, alcuni di pregevole fattura, che avrebbero bisogno di interventi. Poi gli animali da accudire e quelli in eccedenza. Le esigenze della tutela, che i pochi e bravi tecnici del Parco curano con passione.

Quindi i costi e le risorse inadeguate per i parchi (abbondanti per le grandi opere). L'insoddisfazione di chi vorrebbe di più. Gli incitamenti di chi vorrebbe metterla in produzione l'Asinara e l'idea - rieccola - di affidare le volumetrie ai privati che saprebbero come fare, ci mancherebbe. E che ovviamente dovrebbero fare i conti con il mercato. Il grande villaggio turistico - superesclusivo - quindi. Una risposta sbagliata. Perché si tratterebbe di un'altra rottura con la sua storia, il contrario dell'idea di parco, che è dentro un orizzonte temporale lungo, un investimento per le generazioni future a cui si devono subordinare le aspettative immediate della politica. La omologazione pure parziale ai riti della vacanza balneare, sarebbe un danno incalcolabile. Occorre conservarla con ostinazione questa differenza. Tanto più se si adocchiano le coste dirimpettaie di Stintino, cancellate dalla speculazione edilizia. O quelle più in là, sciaguratamente segnate dalla centrale a carbone, dalle fabbriche dimesse della ex Sir , dall'inquinamento.

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