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Vittorio Emiliani
Il nuovo sacco di Roma
5 Febbraio 2010
Roma
L’intero centro storico della capitale in preda al degrado. Su l’Unità, 5 febbraio 2010 (m.p.g.)

Ormai nel cuore di Roma succede di tutto. Se da piazza Navona, ridotta a parcheggio, andate verso Sant’Apollinare, vi verrà incontro un gigantesco cameriere di cartapesta colorata sullo sfondo di Palazzo Altemps. Un nuovo arredo urbano pensato dal vice-sindaco Cutrufo? Poco più in là vedrete una pizzeria ficcata in una delle torri medioevali superstiti: Tor Sanguigna. Possibile che il raro manufatto non sia vincolato e che vi si possano venire ricavati locali con mattonelle coloratissime (ma ’sti progetti chi li vista?) occupando con tavoli e seggiole anche piazza Zanardelli sin qui libera? Non ha nulla da dire la soprintendente Federica Galloni segnalatasi nella tutela dell’Agro?

In pochi mesi i pedoni sono stati scacciati dall’«isola» di Sant’Apollinare dalle varie pizzerie. Il gigantesco cameriere annuncia forse la prossima «valorizzazione» enogastronomica davanti a Palazzo Altemps (con Resca non si sa mai). Perché a Bologna le occupazioni di suolo pubblico sono vietate in piazze o edifici vincolati e a Roma no? Colpa del Comune o della Soprintendenza?

La città storica è ormai una mangiatoia ininterrotta, da via in Arcione a Fontana di Trevi, a Vicolo di Pietra (si salva la piazza perché c’è la Camera di Commercio, ma col nuovo presidente…), a via dei Pastini (i più orribili e invadenti empori di souvenir), al Pantheon dove i tavolini fra un po’ «se magneno» pure fontana e obelisco, e dopo piazza Navona c’è Tor Millina luogo-simbolo della degradazione totale. Gli esperti dicono che soltanto l’alta qualità potrà salvare il turismo italiano; il Campidoglio promette regolamenti severi, multe a raffica. Però la marea di locali avanza e Roma imbruttisce sempre più. I «bottegari» hanno votato in massa Alemanno ed ora esigono mano libera. Totalmente.

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