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Francesco Erbani
Il nuovo ponte d'acciaio che divide Venezia
11 Agosto 2011
Vivere a Venezia
Per “modernizzare” Venezia non bastano MoSE, metropolitana sublagunare, Calatrava e Benetton: vogliono anche mascherare in tekno il Ponte dell’Accademia. La Repubblica, 11 agosto 2011, con postilla

Un ponte fa tremare la laguna. E i nervi lasciati scoperti dalla tormentata vicenda di quello realizzato da Santiago Calatrava sono nuovamente scossi: spunta infatti un progetto per sostituire sul Canal Grande il ponte dell´Accademia, a pochi passi da San Marco. Ed ecco sollevarsi discussioni, approvazioni e reprimende. Favorevoli il Comune e la Soprintendenza, prudente il ministero per i Beni culturali, molto scettici architetti e urbanisti.

L´opera dovrebbe sostituire il ponte che attraversa il canale in pieno centro storico, fra le sponde dove sorgono le Gallerie dell´Accademia e Palazzo Franchetti. La polemica invade i social network, si mobilitano i comitati. È necessario rifare quel ponte? E, se è indispensabile, è corretta la procedura per intervenire in un luogo tanto pregiato? Due anni fa il Comune bandì un concorso, che si chiuse senza esiti. Ma a giugno scorso un´impresa di costruzioni bolognese, la Schiavina, e un´architetta veneziana, Giovanna Mar, che non vanta esperienze in fatto di ponti, presentano un progetto. Il Comune apprezza. Il costo, 6 milioni, sarebbe a carico dell´impresa e coperto da sponsor. Una specie di omaggio alla città. Ma quanto gratuito?

Il nuovo ponte dell´Accademia si sovrapporrà alla vecchia struttura realizzata in legno nel 1933, e immaginata allora come provvisoria. Di fatto, però, è un oggetto del tutto diverso. I materiali sono lame d´acciaio, lastre metalliche di zinco-titanio e alluminio. Il progetto sta bruciando tutti i passaggi: ha l´approvazione della Soprintendente ai beni architettonici, Renata Codello, e l´assessore ai lavori pubblici del Comune, Alessandro Maggioni, ha assicurato che la decisione avverrà in settembre. Ma Franco Miracco, consigliere del ministro Giancarlo Galan, frena: «È impensabile che la vicenda si risolva in sede locale. Saggiamente il direttore regionale dei Beni culturali ha inviato tutto al comitato di settore del ministero, che esaminerà il progetto».

«Serve un nuovo ponte? Non mi sembra», interviene Edoardo Salzano, urbanista, ex preside dell´Iuav (l´Istituto universitario di architettura). «Ormai il ponte è diventato parte integrante del paesaggio veneziano. La struttura è intatta, infatti viene conservata dal nuovo progetto». È d´accordo Lidia Fersuoch, presidente della sezione veneziana di Italia Nostra: «Quel ponte non è pregiato, ma ha una sua dignità. Perché non lo si restaura?». Secondo l´assessore Maggioni, invece, «il rifacimento è indispensabile, perché i costi di manutenzione del legno sono insopportabili: negli ultimi mesi si sono anche verificati tre piccoli incendi». Eppure, aggiunge Maggioni, «non esiste pericolo di crollo».

Gli interrogativi incalzano. «Che cosa dovrà pagare la città per quest´opera?», insiste Salzano. «Certamente venderà un altro pezzo di se stessa, cancellando con grandi pannelli pubblicitari parti della sua bellezza». Il rapporto fra pubblico e privato tocca un altro nervo scoperto: brucia la vendita dell´area dell´Ospedale a Mare al Lido ceduta a un fondo immobiliare che costruirà case, alberghi e un porto. Il tutto per realizzare il Palazzo del Cinema. Che però non si farà più.

Ma brucia anche la vicenda Calatrava. Una perizia commissionata dal Comune definisce il contestato ponte dell´architetto spagnolo «in prognosi riservata». La questione non è nuova: le sponde su cui poggia si muovono e la struttura ha bisogno di manutenzioni che fanno crescere i costi. Costi che si aggiungono ai 15 milioni finora spesi (il ponte nasceva anch´esso come un "regalo"). Autore della perizia è un professore bolognese, Massimo Majowiecki: lo stesso che firma il progetto strutturale per l´Accademia.

Molte discussioni solleva il fatto che per il nuovo ponte non si sia bandito un concorso. «Se un concorso va deserto, la legge consente la trattativa privata sulla base di quel bando», replica l´assessore Maggioni. Obietta Francesco Dal Co, storico dell´architettura all´Iuav e direttore di Casabella: «Il concorso è fondamentale per ogni opera pubblica. Ma lo è tanto più a Venezia, in quel punto del Canal Grande». «Al primo concorso per il ponte, negli anni Trenta, partecipò anche Carlo Scarpa», racconta Dal Co. E negli anni Ottanta immaginarono soluzioni gli architetti Robert Venturi e Franco Purini. «Per un´opera del genere si cimenterebbe il meglio dell´architettura internazionale», insiste Dal Co. E invece? «E invece succede che chi mette i soldi decide anche il nome dell´architetto. E questo, purtroppo, al committente pubblico va bene».

Postilla

Timeo Danaos et dona ferentes . Abbiamo un precedente recentissimo di ponti "donati" alla città, il ponte di Calatrava. Sembrava che fosse gratis, poi si è saputo che costerà al contribuente circa 15 milioni di euro. E mi domando, a chi serve? Del ponte di Calatrava lo abbiamo saputo, basta leggere il libretto di Paola Somma, Benettown , per l’editore Corte del fontego. È servito per “valorizzare” le proprietà dirette o indirette (Grandi Stazioni) di Benetton, padrone ormai delle grandi aree strategiche di Venezia.

A che serve il nuovo Ponte dell’Accademia? Rende più bello il paesaggio? Non mi sembra, ormai il ponte ex provvisorio è diventato parte integrante del paesaggio veneziano, La struttura è intatta, infatti viene conservata dal nuovo progetto. Corre voce che il ponte rischia di incendiarsi: questa diceria m’insospettisce. Ricordo che la demolizione dei silos granari dello Stucky (volumi privi di finestre), e la conseguente realizzazione al loro posto di un albergo, furono precedute da un incendio di chirurgica precisione, che distrusse solo quello che alla proprietà serviva distruggere per potervi sostituire un edificio dotato di finestre.

Che cosa dovrà pagare la città per ottenere la costruzione del nuovo, inutile, ponte? Dovrà vendere solo un altro pezzo di se stessa, cancellando con grandi pannelli pubblicitari parti della sua bellezza? L’assessore “competente” dice che “a fare il ponte sarà l’impresa Schiavina” (viva la concorrenza), ma per finanziarne la costruzione si ricorrerà a soluzioni innovative, tra cui l’azionariato popolare (e se ne parla anche nella relazione del progetto). Già. L’aumento della povertà è diventato parte integrante del paesaggio sociale, in Italia e in Europa. Pensiamo che il “popolo” comprerà volentieri “azioni” per costruire un nuovo (inutile) ponte? E in ogni caso, ha senso spendere qualche milione di euro per rivestire di nuovi moderni materiali un ponte che c’è e funziona, quando non ci sono soldi per gli asili nido e l’assistenza ai malati?

Per la ristrutturazione del Ponte dell’accademia ci fu un concorso, che passò sotto silenzio e in cui nessun progetto fu nominato vincitore. Adesso si dà il via libera senza alcuna discussione pubblica, senza alcun coinvolgimento di professionalità di alto livello, a uno dei progetti presentati e discussi a quel concorso solo perché “donato” da un’impresa di costruzioni? Almeno, per l’altro ponte, quello di Benettown, il lustrino era l’archistar Santiago Calatrava, i gonzi potevano crederlo una garanzia.

Non sembra necessario chiedere a chi governa la città di andarsene: sembrano aver già dato le dimissioni dalle responsabilità dei loro compiti.

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