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Il naufragio del Mibac, fra crolli e impotenza politica
7 Novembre 2010
Beni culturali
Le cause del crollo nella dissennata politica del Ministero guidato da Bondi: due anni perduti per il nostro patrimonio culturale. Gli articoli di Settis, Cervasio, Erbani su la Repubblica, 7 novembre 2010 (m.p.g.)

Uno scandalo mondiale

Salvatore Settis

Nelle guerre si contano i morti e si dimenticano le cause. Il crollo della schola armatorum a Pompei è una notizia che sta facendo il giro del mondo, come è successo negli ultimi mesi a Roma coi crolli della Domus Aurea e del Colosseo.

Ma la vera notizia è che molto altro, a Pompei ed Ercolano come a Roma, ancora "regge", a dispetto dell´incuria, dei brutali tagli di bilancio, delle continue riduzioni del personale, della mancanza di turn over. Altri crolli, altre rovine, altri disastri arriveranno, immancabili. Il punto è se vogliamo rassegnarci a tenere il conto dei monumenti condannati alla distruzione, o interrogarci sulle cause.

Quando il governo annunciò, col decreto-legge 112 (luglio 2008), un taglio ai Beni Culturali per oltre un miliardo e 200 milioni di euro nel triennio, fummo in pochi a denunciare l´enormità dello scippo a un bilancio già drammaticamente inferiore alle necessità di un patrimonio enorme come il nostro. Ma quasi nessuno volle capire che a un taglio di tale portata non potevano che seguire disfunzioni e problemi d´ogni sorta; anzi, a ogni nuovo disastro non manca chi cade dalle nuvole e si chiede "come mai?", senza collegare gli effetti con le cause. Come se dovessimo fare le meraviglie per l´insorgere della carestia in una zona di estrema povertà. L´irresponsabile taglio dei finanziamenti è dunque una causa primaria di questi e altri crolli, ma non la sola. Da vent´anni governi di ogni colore hanno fatto poco o nulla per rinnovare i quadri delle Soprintendenze, lasciando invecchiare i funzionari senza sostituirli.

Si è fatto anzi di tutto per svuotare gli organici, spedendo in pensione d´autorità eccellenti archeologi e storici dell´arte allo scadere dei 40 anni di servizio. Emblematica la situazione di Pompei: andato in pensione Piero Guzzo, uno dei migliori soprintendenti italiani, si sono succeduti nel giro di un anno e mezzo ben tre soprintedenti ad interim (uno dei quali al tempo stesso doveva reggere la Soprintendenza archeologica di Roma), creando ovvie discontinuità di gestione.

Come se non bastasse, i soprintendenti di Pompei (e non solo) sono stati ripetutamente esautorati e delegittimati mettendo al loro fianco un commissario straordinario del Ministro: il primo fu un prefetto in pensione (Profili), il secondo un funzionario della Protezione Civile (Fiori). Come mai si possa affidare Pompei a un prefetto in pensione, e non invece ritardare di un solo giorno il pensionamento di un archeologo, è un mistero in attesa di soluzione. Pompei è fra i siti archeologici più visitati al mondo, e ha introiti annui di circa 20 milioni di euro. Nei corridoi del Ministero si ritiene evidentemente che siano troppi, dato che il 30% sono dirottati su altri poli museali; inoltre, il commissario ha incamerato almeno 40 milioni di euro destinandoli in buona parte non all´archeologia, ma a eliminare i cani randagi, a illuminare strade malfamate e ad altre operazioni di facciata, peraltro a quel che pare con scarso successo. È di pochi mesi fa l´apertura di un´inchiesta della Corte dei Conti sulle procedure di emergenza adottate a Pompei.

Anziché affrontare questi ed altri problemi, anziché reperire nuove risorse, chi ci governa si accontenta di annunciare periodicamente l´avvento di prodigiose Fondazioni (che non esistono), la pioggia di capitali privati (che non arrivano), gli imminenti miracoli della Protezione Civile, credibili quanto la fine dell´emergenza spazzatura in Campania. Ingabbiati in un effetto-annuncio autoreferenziale, ministri e sottosegretari forse non riescono più nemmeno a vedere il nesso elementare fra il taglio delle risorse e il crescere dei problemi; o forse sono ancor più colpevoli, perché lo vedono e lo nascondono ai cittadini. Non fanno nulla per rimediare alle crescenti, drammatiche carenze di personale. Intanto la delegittimazione delle Soprintendenze ha fatto un altro passo avanti: il Consiglio di Stato ha appena cestinato la tutela del sito archeologico di Saepinum (Molise), con una sentenza che offende il Codice dei Beni Culturali e la Costituzione, autorizzando una centrale eolica contro il divieto della Direzione Regionale ai Beni culturali.

Italia Nostra ha già elevato in merito una vibrata protesta: l´affermata priorità di un permesso comunale sulle esigenze di tutela è gravissima non solo perché condanna a morte un sito archeologico di primaria importanza ma perché costituisce un pericoloso precedente, quasi il prevalere della Costituzione immaginaria vagheggiata da Tremonti, dove la libertà d´impresa sarebbe il principio supremo, sulla Costituzione reale e vigente secondo cui la libertà d´impresa non dev´essere «in contrasto con l´utilità sociale» (art. 41), e la «tutela del paesaggio e del patrimonio storico artistico della Nazione» (art. 9) è un valore primario e assoluto.

Per affrontare degnamente i problemi della tutela in Italia basterebbe recuperare meno dell´1% della gigantesca evasione fiscale (la più grande del mondo occidentale in termini assoluti e relativi). Di fronte a Pompei che crolla, a Saepinum invasa dalla pale eoliche, che cosa intende fare il governo? Fino a quando noi cittadini dovremo proseguire la conta dei disastri? Fino a quando sapremo tollerare?

POMPEI Crolla la Domus dei Gladiatori Napolitano: una vergogna per l’Italia

Stella Cervasio

Crolla Pompei, si sbriciola uno dei suoi edifici pubblici che più evocano il passato: la Schola Armaturarum (Domus dei Gladiatori), congregazione di giovani sportivi, dove venivano custoditi i trofei dei gladiatori. Alle sei di ieri mattina il palazzetto affacciato con due begli affreschi sulla frequentatissima arteria di via dell´Abbondanza, nella regio III e insula II, si è dissolto in una nuvola di polvere. Uno smottamento del terrapieno che custodisce altri resti di Pompei, alle spalle della casa dopo le piogge che hanno fustigato il sud nei giorni scorsi, la causa del crollo. «Quello che è accaduto dobbiamo, tutti, sentirlo come una vergogna per l´Italia», dice il presidente della Repubblica Napolitano, «e chi deve dare delle spiegazioni non si sottragga al dovere di darle al più presto e senza ipocrisie». Un monito raccolto dal ministro Sandro Bondi che oggi sarà a Pompei dove incontrerà i responsabili degli scavi.

Immediatamente transennata, anzi "oscurata" alla vista di turisti e cronisti, con l´aiuto di teli bianchi, la Schola distrutta, mentre il percorso veniva deviato nei vicoli circostanti. Dove pure si vedono cornicioni sbriciolati e pezzi di muri caduti proprio in zona pedonale: la manutenzione non è il forte di Pompei. Il crollo è avvenuto alle sei del mattino, più tardi avrebbero corso seri rischi tanto i custodi, che proprio lì timbrano il cartellino, quanto le tante scolaresche che visitano gli Scavi. Secondo le dichiarazioni del segretario generale del Mibac Roberto Cecchi, sarebbe andata distrutta la parte ricostruita dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale, mentre quella più bassa e affrescata dell´unico ambiente di otto metri per dieci, alto sei metri, che ospitava presumibilmente armadi con armi, si sarebbe conservata.

Ma una piramide di sassi e mattoni è quanto resta a prima vista del palazzetto dove la gioventù pompeiana si riuniva e che i gladiatori usavano come "show-room" per i loro trofei, raffigurati anche negli affreschi all´ingresso, con tuniche rosse, cataste di armi e una pelle di orso polare su un carro. L´edificio era chiuso ai visitatori, ma le pitture erano visibili all´esterno, e non c´era mai stato allarme. Anche se a gennaio e la scorsa settimana altri due crolli si erano avuti nella vicina Casa dei Casti Amanti, dove il commissario della Protezione civile Marcello Fiori, scaduto a giugno scorso, aveva creato un "cantiere-evento" visitato anche dal ministro Bondi per la Settimana dei beni culturali. Alle critiche della Uil, Fiori replica che l´edificio crollato «non era nella lista delle priorità indicate dalla soprintendenza». Ma a Pompei dal ‘96 esiste un "piano-programma" che scheda ciascun edificio indicando le priorità di intervento: in circa dieci anni quelli sull´area scavata sono passati dal 14 al 31 per cento. Nel 2006 la legge 41 effettuò il primo taglio di 30 milioni e nel 2008 saltarono altri 40.

Il budget per la gestione commissariale, affidata a due diversi responsabili, prima all´ex prefetto Profili e poi a Fiori, ammonta a 79 milioni di euro. Profili ne ha impegnati 40, di cui oltre il 90 per cento per restauri e messa in sicurezza con progetti redatti dalla soprintendenza di Pier Giovanni Guzzo. A Fiori sono andati 39 milioni di euro (18 che la Regione Campania deve ancora dare), ma per i restauri ha impiegato il 25 per cento.

«Il nostro è il museo all´aperto più grande del mondo - dichiara il sindaco di Pompei Claudio D´Alessio, che protesta per il mancato coinvolgimento del Comune - ma viene trascurato: il cedimento dell´edificio è un crollo annunciato, la Schola attendeva da anni un restauro». Critici anche gli ambientalisti: «I milioni di euro spesi per lo smaccato falso del teatro restaurato - dichiara il presidente di Italia nostra di Napoli Guido Donatone - potevano essere utilizzati per monitorare le strutture di Pompei».

Lavori e manutenzione a singhiozzo: la lenta agonia degli scavi-gioiello

Francesco Erbani

Monitoraggio. Manutenzione. Sono le parole che ricorrono cercando le cause del crollo a Pompei. E tentando di capire ciò che è mancato, oltre alle risorse finanziarie e a una guida stabile e sicura. Si può cominciare da qui: gli scavi più famosi al mondo sono retti da una soprintendente, Jeanette Papadopoulos, che però è in carica da settembre e lo sarà sino alla fine del 2010. È la terza in poco più di un anno ed è ad interim, vale a dire che deve badare anche ad altro. Inoltre fino al 31 luglio, accanto al soprintendente, si sono succeduti diversi commissari, nessuno dei quali archeologo, tutti con poteri straordinari e in deroga. L’ultimo, Marcello Fiori, era un dirigente della Protezione civile. Prima di Pompei si era occupato del termovalorizzatore di Acerra e del G8 a L’Aquila.

«Il lavoro fondamentale a Pompei», dice Pietro Giovanni Guzzo, archeologo di fama e soprintendente dal 1994 al 2009, «consiste nella manutenzione. È un compito che non dà lustro, ma è il solo in grado di contenere il deperimento di quell’organismo urbano. Dal 1997 abbiamo messo in sicurezza oltre il 30 per cento dell’intera area». Un lavoro, avrebbero detto i vecchi muratori, di "cuci e scuci": analisi e mappatura dei rischi e quindi interventi che vanno dai più impegnativi restauri alla riparazione di tegole, grondaie e alla canalizzazione delle acque.

Ecco: l’acqua è uno dei più temibili agenti di degrado. Infiltrazioni d’acqua sarebbero anche all’origine del crollo di ieri. Aggiunge Guzzo: «A gennaio, a un centinaio di metri dall’Armeria dei Gladiatori, sullo stesso versante di via dell’Abbondanza, è venuto giù un muro presso la Casa dei Casti Amanti. Anche allora un’infiltrazione d’acqua. Oltre, credo, al movimento di alcuni mezzi meccanici. È una zona a ridosso di un terrapieno che con le piogge si imbeve d’acqua. In questi dieci mesi si è fatto un controllo accurato?».

Secondo Italia Nostra, due anni di commissariamento hanno concentrato le scarse risorse della Soprintendenza «su iniziative mediatiche o di cosiddetta valorizzazione». A Pompei, replica Fiori, si è riusciti ad investire 65 milioni di euro per la messa in sicurezza dell’area. La Soprintendenza di Napoli e Pompei attraversa ora una fase delicata: sta vagliando i progetti avviati dal commissario, contro il quale sono stati presentati esposti alla Procura e sulla cui opera molte riserve ha sollevato la Corte dei Conti. Alcuni di quei progetti li prosegue, altri li boccia. È il caso di un contratto con Wind per un impianto di videosorveglianza che prevede di collocare pali alti 4 metri. La Soprintendenza ha avanzato molte obiezioni e ora arriveranno a Pompei gli ispettori del ministero.

Un monitoraggio degli edifici di Pompei fu avviato dopo il terremoto del 1980. Vennero impiegati militari sotto la guida degli archeologi. Si iniziò una schedatura, cercando di stabilire quanto potesse durare un pavimento in quercia o un tetto in cemento armato. Oppure se erano necessari drenaggi nei terrapieni. Il lavoro è proseguito negli anni, ma sarebbe dovuto durare ancora, aggiornando i dati e intensificando i controlli. Basta poco per tornare indietro e per non accorgersi del rischio che sta correndo una domus.

Da molti viene indicato l’esempio virtuoso di Ercolano, dove da dieci anni va avanti un piano di manutenzione coordinato dalla Soprintendenza e dalla British School di Roma e finanziato dal Packard Humanities Institute, la fondazione americana presieduta da David Packard, magnate della finanza mondiale. Packard, senza aspettarsi utili e neanche ritorni di immagine, finora ha speso 16 milioni. Ma non per restauri, bensì, per esempio, per il recupero del sistema fognario antico, che ora agevola lo smaltimento delle acque. Ancora l’acqua: ma a Ercolano di crolli non ce ne sono.

E nel vuoto di potere avanza la fondazione

Stella Cervasio

Ad accorgersi del crollo è stato un custode che ha fatto il giro di via dell´Abbondanza, come ogni giorno. Quando ha capito che la Casa dei Gladiatori non c´era più, è corso in soprintendenza e ha cercato di contattare un funzionario archeologo di quelli che di sabato di solito sono di turno. Non ha trovato nessuno. A un certo punto è arrivata l´archeologa di Boscoreale Grete Stefani, in attesa dell´arrivo del direttore Antonio Varone, che veniva da Vietri sul Mare. Ma sul posto tra i primi ad arrivare c´era Nicola Mercurio, dello staff di Fiori finché era commissario, ma ancora prima collaboratore del sottosegretario Nicola Cosentino.

Non si trovava invece Jeannette Papadopoulos, soprintendente nominata a ottobre, che vive a Roma. L´archeologa stessa ha annunciato che andrà via a dicembre, anche lei in pensione come chi l´ha preceduta a capo di Pompei, Giuseppe Proietti (che ha ricoperto due mandati), e chi ha a sua volta preceduto lui, e cioè Rosaria Salvatore. Nel frattempo, è diventato un pensionato anche il direttore generale per le antichità del Mibac, Stefano De Caro, pompeiano doc che non ha mai ricoperto una carica nella soprintendenza degli Scavi, se non nei primi anni Ottanta, quando soprintendente era Baldassarre Conticello.

L'area archeologica, che fino al 30 giugno scorso era commissariata da Marcello Fiori, braccio destro di Bertolaso e uomo chiave della Protezione civile, ha oggi soltanto un direttore, Antonio Varone. Ma in realtà la struttura commissariale, si dice in soprintendenza, non sarebbe stata del tutto smontata, anzi a San Paolino presso le cui case demaniali sono stati trasferiti alcuni uffici della soprintendenza, lavorerebbero ancora persone come quel Nicola Mercurio, prontamente accorso sul posto del crollo ieri mattina.

Fiori, da direttore generale del ministero con delega su Pompei, governerebbe di fatto ancora gli Scavi, pur non avendo più la carica di commissario. Un vuoto di potere che avrebbe un motivo, secondo indiscrezioni. Una mancanza di responsabilità creata se non ad arte, poco ci manca. Basta guardarsi intorno a Pompei: ovunque sono state collocate transenne in metallo che recano la scritta "Pompei Viva", e lo stesso per una presentissima segnaletica. Una sorta di anticipazione di quella che dovrebbe essere la fondazione che si occuperà delle sorti di Pompei nel futuro. Esautorando soprintendenti e direttori.

Il crollo dell’Armeria sorprende i turisti "I tesori vanno custoditi"

Stella Cervasio

Peppino è una guida di quelle antiche, cartellino al petto e giacca d’ordinanza. Ieri mattina, per lui, pessimo risveglio. É crollato quello che oggi si direbbe l´"atelier" dei gladiatori, l´Armeria, lo show-room dei combattenti da spettacolo degli antichi romani, il veterano dei tour guidati lo ha appreso dal sito di "Repubblica".

«Quaranta milioni di euro, ed ecco che ne hanno fatto di Pompei». Vuol ripeterlo alla telecamera, per favore? «Io non sono nessuno, ma - accetta Peppino - se volete faccio la voce fuori campo». Mentre registra con aria triste, passa una famiglia di turisti di colore, lei modello Michelle Obama, due bambini, e il marito: «Scusate», dicono, scansando un cagnetto minacciato da un cane più grosso. C´è chi parla di un crollo annunciato («Troppe omissioni, c´era da aspettarselo»), come il sindaco di Pompei Claudio D´Alessio mentre i turisti in coro dicono che «i tesori vanno custoditi. É un disastro, il patrimonio mondiale va difeso».

Casa crollata dopo un anno di Protezione civile e commissariato Fiori. Progetto anti-randagismo - uno dei motivi che fecero proclamare l’emergenza nel 2008 - fallito: i cani abbandonati a Pompei dovevano avere collare, microchip e trovare padrone in poco tempo. Pochissimo di tutto questo si è realizzato. Soldi stanziati e spesi: poco più di 100 mila euro. Una madre e una figlia guardano insistentemente verso la fine della via dell’Abbondanza, dove gli operai si danno da fare intorno al crollo della Schola Armaturarum. «Ma come, ieri c’era, ti ricordi, l’abbiamo vista». «Era quella bella, con gli affreschi all’esterno?». Intanto gli operai trasportano alte transenne a maglie strette. Non paghi, le ricoprono con teli bianchi.

La finalità non può essere solo la sicurezza dei visitatori. L’obiettivo principale è fare schermo ai fotografi dei giornali e alle telecamere. «Sono in giro da stamattina - dice all’Ansa una turista di Ravenna che è a Pompei da qualche giorno - non mi sono accorta del crollo, sennò l’avrei subito disegnato: non uso macchine fotografiche, sono una disegnatrice».

La Schola era su via dell’Abbondanza, strada principale di Pompei, ma verso la fine, in direzione dell’Anfiteatro, a due passi dalle due vigne che fanno rivivere il vino dell’antichità.

In genere arrivati qui, si svolta per il vicolo della Nave Europa e si segue lo stradone delimitato dai pini secolari, che riporta all’anfiteatro. Sfugge la bellezza dei due affreschi ai lati della porta d’ingresso di quella che ai turisti viene presentata come la "Casa dei Gladiatori", mai visitabile perché consistente in un unico ambiente vuoto e spoglio. Peccato, ora si vedrà solo in foto. Aggirata l’insula ci troviamo dalla parte opposta: il transennamento va avanti anche lì, il crollo a minuti non sarà più visibile da nessuna parte. Perché? Passano due tedeschi, marito e moglie, e domandano ironici: «Protezione civile?». «Io cerco la Casa di Venere - dice una signora di Milano, mostrando la piantina - ma lì che cosa è successo? È caduta una casa?». I custodi vanno e vengono, l’unica funzionaria della Soprintendenza che è stato possibile reperire sull’istante, Grete Stefani, dà perentorio ordine di non far passare nessuno. «L’abbiamo scampata bella noi sorveglianti». Gli fa eco una collega: «Ogni giorno passano centinaia di scolaresche. Se fosse accaduto qualche ora più tardi...».

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