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Ernesto Sebastiano; Milanesi Canetta
Il mostro di Veneto City
14 Settembre 2011
Veneto
Quando il Superluogo esce dai cataloghi di certe mostre un po’ sempliciotte, e ci casca sulla testa, prodotto della logica di sviluppo autostradale-immobiliare. Il manifesto, 14 settembre 2011 (f.b.)

DOLO (VENEZIA) - Adesso si chiama Veneto Green City. Sarà la megalopoli del commercio tra Padova e Venezia. Oltre 715 mila metri quadri di uffici, negozi, bar, ristoranti e alberghi spalmati in quel che resta della Riviera del Brenta. Un'operazione immobiliare da 2 miliardi di euro, cantierata dal re del "ciclo integrato" dell'immobiliarismo e dal banchiere di fiducia dei "giri giusti", con il placet degli enti locali.

«Una valida alternativa alla caotica distribuzione di capannoni» secondo i progettisti. L'ennesima applicazione del «sistema» che permette agli "imprenditori" di incassare milioni senza rischiare un centesimo devastando il territorio. Lo ribadiscono i 12 mila cittadini che hanno firmato l'appello al referendum dei Cat, i comitati ambiente territorio a cavallo fra le province di Venezia e Padova.

Antonio Draghi denuncia l'accordo di programma siglato il 29 giugno tra i privati e i Comuni di Dolo e Pianiga: «Il mostro di Veneto City è una speculazione edilizia di dimensioni gigantesche. Probabilmente la più grande d'Italia. È fondata sulla massima esaltazione della rendita fondiara. In estrema sintesi: si cambia la destinazione d'uso di un'area di 2,5 milioni di metri quadri da agricola a edificabile. Zero rischio di impresa. Basta l'indice urbanistico ad ottenere i crediti in banca. E così, società con appena 10-30 mila euro di capitale ottengono la complicità dei Comuni che mirano a incassare qualche centinaia di milioni in oneri di urbanizzazione. Ma dov'è la pubblica utilità? L'accordo di programma parla di urgenza e indifferibilità per questo progetto assurdo. In cosa consistono, se non nell'interesse dei privati?».

Alla festa di Ferragosto organizzata dalla coop La Ragnatela a Scaltenigo, i Cat hanno preannunciato un "autunno caldo" per l'ingegner Luigi Endrizzi e il suo "spallone finanziario" Rinaldo Panzarini. Sono rispettivamente presidente e direttore di Veneto City Spa, società che ha concepito l'operazione fin dal 2001 (insieme agli altri membri del CdA Giuseppe Stefanel, Fabio Biasuzzi e ad altri investitori minori come Olindo Andrighetti). Endrizzi ha già trasformato il quadrante di Padova Est in un concentrato di ipermercati intorno alla filiale Ikea. Panzarini, invece, vanta un solido curriculum ai vertici degli istituti di credito non solo nella regione. Già direttore della Popolare di Lecco, vicedirettore centrale della Deutsche Bank e direttore di Cariveneto, è anche l'amministratore delegato di Est Capital, società di gestione del risparmio che sta cambiando la skyline del Lido di Venezia.

«Veneto City è figlia del Passante di Mestre, definito da Paolo Feltrin la nuova cinta muraria della megalopoli veneta. I primi 400 mila metri quadri di terreno sono stati acquisiti da Endrizzi nel 1998. Un anno dopo il Comune di Dolo prevedeva capannoni alti tre piani. La Provincia di Venezia, all'epoca governata dal centrosinistra con Davide Zoggia presidente, non ha battuto ciglio. Finché con il Piano territoriale regionale di coordinamento è arrivato il via libera all'operazione. Secondo il dirigente Silvano Vernizzi, non occorre nemmeno la valutazione ambientale strategica. E fioccano gli accordi di programma con Dolo e Pianga, amministrati rispettivamente da una giunta Pdl-Lega e da una coalizione civica ispirata dal Pdl» ricorda Adone Doni dei Cat.

La battaglia popolare, scattata fin dal 2007, è culminata nella scorsa primavera in una grande manifestazione con migliaia di persone in piazza. I comitati hanno depositato 10.500 osservazioni all'accordo, in modo da intasare gli uffici tecnici di due municipi. Ostruzionismo utile a far "grippare" il motore, tutt'altro che green, di Veneto City sul versante amministrativo. Intanto, comincia a pesare la volontà popolare che pretende una consultazione popolare: come per l'acqua e il nucleare, sono in gioco i beni comuni di ambiente e territorio. L'efficientissimo staff di "consulenti" arruolato dai comitati sta limando anche una raffica di ricorsi legali, mentre sul fronte dell'informazione si prepara una vera e propria offensiva mediatica.

Sulla carta, gli escavatori di Endrizzi e Panzarini dovrebbero costruire le fondamenta entro il 2012. Il cantiere, salvo intoppi, durerà dagli 8 ai 10 anni. Dal punto di vista amministrativo l'iter è più che avviato: con la pubblicazione dell'accordo scatteranno i termini regolamentari per la presentazione di osservazioni e controdeduzioni. Poi sarà la volta dei Piani urbanistici attuativi, ovvero del semaforo verde definitivo.

Per i Comuni l'affare si traduce in 1,8 milioni di euro (Dolo) e 1,2 milioni (Pianiga) sotto forma di opere di compensazione tutt'altro che definite. Si aggiungono ai 50 milioni di euro «pronto cassa» incamerati dai permessi di costruzione, e alla promessa di 7 mila posti di lavoro da parte dei costruttori. «Un progetto decisivo per il Veneto» sintetizza l'ingegner Endrizzi. «Innovativo a livello nazionale, perché risolve il rischio idraulico di tutta la zona, riqualifica l'area e sistema la viabilità» aggiunge il socio Panzarini. Visione ampiamente condivisa dalla sindaca leghista di Dolo, Maddalena Gottardo, e dal primo cittadino di Pianiga Massimo Calzavara del Pdl. «L'alternativa sarebbero stati i capannoni previsti dal piano regolatore di dieci anni fa. Sono serena: ho scelto il male minore» spiega la sindaca.

Il più ottimista è l'architetto Mario Cucinella che ha firmato (con Studio Land) la "città diffusa" in versione commerciale. «In questa zona strategica per le infrastrutture, il progetto parte dal concept di paesaggio come matrice. Le funzioni comprenderanno fra l'altro una grande parte di terziario, dedicato principalmente business to business per riunire i produttori locali. Strutture alberghiere, un polo culturale con auditorium e museo, un edificio universitario e anche strutture sanitarie specializzate. La costruzione inizierà con la semplice attrezzatura di un parco, poi si svilupperà e si rinforzerà nel tempo seguendo la morfologia del territorio. Le torri verranno collocate in prossimità della stazione ferroviaria metropolitana, appositamente costruita. Infine si edificheranno i singoli lotti, caratterizzati dalla presenza di molteplici funzioni».

Un quadro inquietante per i Cat che restano immuni da qualunque marketing. «I presidenti di Regione e Provincia, i sindaci di Dolo e Pianiga, così come tutti i consiglieri che hanno dato loro il mandato all'operazione, si assumono una responsabilità gravissima: approvarla senza la valutazione ambientale strategica, sulla base di un rapporto inconsistente e con i pareri contrari di Asl e Arpav, significa mettere a repentaglio la salute e la sicurezza di migliaia di persone. È vergognoso il disprezzo degli enti per la democrazia. E indecente che si approvi un accordo di questa portata in tutta fretta senza nemmeno informare i cittadini, convocando consigli comunali farsa a orari impossibili ed evitando in tutti i modi il confronto. Tutto per accontentare i privati, pressati dalle banche. Ma la partita non si chiude qui...».

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