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"Il MoSE va avanti ma non è intoccabile"
9 Giugno 2006
MoSE
Evidentemente nessuno ha spiegato a Di Pietro che cos’è la Laguna di Venezia e che cos’è il MoSE: che non serve, che è pericoloso, che è distruttivo, che nessuno ancora sa quanto costa farlo e quanto costa gestirlo. Il Sindaco forse spiegherà perché era soddisfatto: aspettiamo. Dala Nuova Veneziadel 9 giugno 2006

.VENEZIA. Tre pagine fitte fitte di appunti annotati dal ministro nel suo bloc notes. Una disponibilità ampia a prendere in considerazione le richieste del Comune. E la promessa che una seduta straordinaria del Comitatone sarà convocata entro la metà di luglio a Venezia per valutare le verifiche del Mose. Il vertice Di Pietro-Cacciari convocato ieri mattina a Roma, nella sede del ministero delle Infrastrutture di Porta Pia, finisce con un segnale di apertura lanciato dal neoministro al sindaco-filosofo. Al suo rientro a Venezia, Cacciari appare piuttosto soddisfatto.

«Ringrazio il ministro per l’attenzione con cui ha seguito la mia esposizione, e per la cura con cui ha preso nota dei dubbi che abbiamo esposto», commenta Cacciari, «sia sulle procedure seguite per l’approvazione del progetto, sia del suo impatto ambientale, della sua impostazione tecnica, dell’aspetto economico». Di Pietro è stato prudente. Non ha espresso valutazioni sull’opera, limitandosi a dire che «i lavori vanno avanti». Ma ha aperto la porta al dialogo con il Comune dopo le mancate risposte dell’ultimo anno. «Prendo atto delle richieste di Cacciari», ha spiegato Di Pietro, «e anche che il precedente governo ha utilizzato il meccanismo furbesco del “non rispondo”. Molte opere pubbliche sono state calate dall’alto. Il silenzio è d’oro, ma in questo caso è stato omertoso». Dunque, si dialoga. Se questo significa che dopo qualche anno di muro contro muro il ministero - e dunque il Magistrato alle Acque - sono disposti ad accettare il confronto nel merito del progetto e dei lavori, è ancora presto per dirlo. La prova arriverà entro un mese, quando si faranno concrete le proposte di «soluzioni alternative», in qualche modo integrate con gli interventi in corso, che il Comune presenterà nei prossimi giorni. Si tratta di tre progetti distinti per ognuna delle tre bocche di porto, che consistono in sbarramenti trasversali (in parte fissi e in parte mobili), nel rialzo dei fondali e nell’allungamento e retringimento dei moli foranei. In questo modo, secondo studi idraulici in possesso dell’amministrazione comunale, la marea potrebbe essere ridotta di 12 centimetri, eliminando quasi tutte le acque medio-alte. Una tesi che ieri il sindaco Cacciari ha illustrato. La riunione era cominciata con qualche nervosismo. Doveva essere un faccia a faccia informale, invece il ministro si è presentato con il presidente del Consiglio Superiore Balducci, con la presidente del Magistrato alle Acque Maria Giovanna Piva - che ha replicato nel merito all’ordine del giorno del Consiglio comunale - e con il suo consigliere Aurelio Misiti, presidente del Consiglio dei Lavori pubblici quando il progetto di massima del Mose venne approvato, dieci anni fa. Cacciari era accompagnato dal Capo di Gabinetto Maurizio Calligaro e dal responsabile della Legge Speciale Armando Danella. Ora comincia il braccio di ferro, anche politico. Perché nell’Unione non tutti sono d’accordo con la linea «revisionista» del sindaco Cacciari e con la richiesta di esaminare le alternative votata a larghissima maggioranza dal Consiglio comunale. Lo stesso Prodi ha sempre espresso una valutazione positiva del progetto Mose quando era al governo alla fine degli anni Novanta. E il ministro Di Pietro, nell’accogliere le tesi formulate dal sindaco, ha anche precisato: «Allo stato non mi pare siamo in presenza di progetti alternativi, e i lavori vanno avanti. E’ già stato realizzato il 25 per cento dell’opera. Fare un’opera è come decedere di tuffarsi in mare. Una volta deciso, non si può tornare indietro, ma bisogna vedere se cadi bene o prendi un paletto». Sarà ora il Comitatone, sulla base delle verifiche effettuate, a stabilire quali lavori dovranno eventualmente essere fermati.

Un Comitatone che dovrebbe tornare a riunirsi in laguna, dopo cinque anni di sedute «romane» decise dal governo Berlusconi. Ci saranno a manifestare i comitati del «No Mose», che chiedono al ministro di esaminare le richieste di sospensione dei lavori sottoscritte da 12.500 cittadini e di dare una risposta ai tenti dubbi procedurali su cui l’Unione europea ha aperto una procedura di infrazione dopo l’esposto presentato lo scorso anno da Verdi e associazioni ambientaliste.

Bocciate le recinzioni firmate dallo Iuav

VENEZIA. Il progetto per la recinzione dei cantieri del Mose redatto dall’Iuav è stato bocciato dalla Soprintendenza. Il parere negativo porta la firma del direttore regionale Bruno Malara, sulla base di un’istruttoria condotta dai tecnici di palazzo Ducale. «Opere troppo impattanti», hanno scritto gli architetti della Soprintendenza. Non si potrà fare dunque il nuovo «arredo» dei cantieri. Veri e propri edifici provvisori che avrebbero dovuto nascondere i cantieri durante i prossimi anni di lavori. Il progetto firmato dall’Isp, l’Istituto di progettazione dell’Iuav diretto da Mario Spinelli, è stato rimandato al mittente. Come già lo era stato, qualche mese fa, quello sui «mutandoni» del Mose, percorsi e abbellimenti per ridurre l’impatto dei cantieri firmato da Marino Folin. In realtà, secondo la Soprintendenza, si trattava di un «impatto aggiuntivo». Oltre ai costi, circa 800 mila euro destinati dal Consorzio Venezia Nuova all’Iuav.

Non è l’unico «stop» della Soprintendenza ai cantieri del Consorzio negli ultimi mesi. Al Comitato di settore dei Beni culturali è stato inviato il parere negativo sugli interventi proposti per le «spalle» del Mose.

Nessun parere è stato rilasciato per l’ultimo cantiere contestato, quello realizzato in questi giorni alla bocca di porto di Malamocco. Un interramento con fango e cemento di circa un ettaro di laguna, a ridosso dell’Oasi naturalistica degli Alberoni gestita dal Wwf. Un intervento che ha provocato la denuncia delle associazioni ambientaliste e una interrogazione parlamentare presentata dalla deputata Luana Zanella. «Un intervento scandaloso», lo definisce la parlamentare, «chiedo risposte immediate ai ministri dell’Ambiente e delle Infrastrutture». Una situazione, quella dei cantieri aperti in laguna, che sta provocando problemi e molte proteste. L’enorme ammontare dei finanziamenti conmcessi negli ultimi anni al progetto Mose (circa 1500 milioni di euro) ha consentito alle imprese di aprire contemporaneamente decine di cantieri nelle tre bocche di porto. Progetti che al Comune non sono mai stati consegnati. (a.v.)

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