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Roberto Bianchin
Il MoSE in cattive acque
7 Agosto 2006
MoSE
Finalmente scoprono che la spesa è un baratro, e che danneggia l’ambiente. Le vie della saggezza sono infinite. Da la Repubblica del 7 agosto 2006

Ora è l´Europa a dire no al Mose "Viola le direttive ambientali"

BRUXELLES - Altri guai, e stavolta dall´Europa, per il «Mose» di Venezia. Non solo non ci sono i soldi per finirlo, secondo quanto ha detto il governo italiano, ma il grande sistema di dighe mobili attualmente in costruzione, pensato per salvare la città dalle acque alte, non convince nemmeno l´Europa che lo «processerà» sui banchi di Bruxelles. La risposta alle contestazioni della Commissione Europea, inviata dall´ex sottosegretario alla Presidenza del consiglio Gianni Letta sul finire del governo Berlusconi, non è bastata a fugare i dubbi e a far archiviare la procedura di infrazione aperta lo scorso dicembre dall´Europa contro l´Italia, accusata di aver violato la direttiva Cee sul deterioramento degli habitat e la conservazione degli uccelli selvatici. E intanto un fascicolo sui lavori del Mose lo ha aperto anche la Procura di Venezia: «Faremo tutti gli accertamenti necessari in modo da stabilire se siano stati commessi eventuali reati penali» dice il Procuratore Vittorio Borraccetti.

«La Commissione non ha ancora preso una decisione sul seguito da dare alla procedura di infrazione», spiega il commissario europeo per l´ambiente Stavros Dimas. Sul suo tavolo, la pratica Mose si è arricchita di due nuovi dossier. Uno gliel´ha inviato il sindaco di Venezia Massimo Cacciari, per denunciare «la manomissione dell´ambiente naturale che sta provocando sostanziali alterazioni morfologiche dell´ambiente lagunare e dei litorali, per molti aspetti irreversibili», e la «non conformità degli interventi del Mose con la strumentazione urbanistica vigente», che hanno prodotto la «perdita di porzioni di habitat di interesse comunitario». Per Cacciari, il caso del Mose è «ancora più grave» che per altre opere, perché «si sta procedendo senza un progetto d´insieme approvato». Colpa, dice, sia dei governi di destra che di sinistra, che «hanno voluto proseguire su una strada sbagliata, dando avvio a una costosissima impresa senza avere la più pallida idea da dove tirar fuori i soldi».

L´altro dossier l´hanno inviato alla Ue le stesse associazioni che avevano chiesto la procedura di infrazione: Wwf, Lipu, Italia Nostra, Verdi, Ecoistituto del Veneto. In un documento di 24 pagine di «controdeduzioni» agli 11 punti delle tesi di Letta, giudicate «infondate, parziali, insufficienti, omissive», in cui il governo Berlusconi dichiarava di aver «pienamente preso in considerazione le esigenze della salvaguardia degli equilibri ambientali», chiedono che il progetto del Mose venga «interamente riformulato», e che la procedura di infrazione «non venga archiviata» perché i rischi di perdita di habitat e di «valori biogeografici faunistici» che deriverebbero dalla costruzione delle opere «sono da considerarsi altamente significativi e in parte irreversibili».

Non solo. Secondo i tecnici del ministero dell´ambiente, «potrebbe essere un elemento ostativo» all´archiviazione della procedura di infrazione, la «mancata formalizzazione dell´individuazione dell´intera laguna di Venezia come zona di protezione speciale Zps» secondo la direttiva Cee. Gli ambientalisti propongono una moratoria delle opere «irreversibili» del Mose, per valutare soluzioni alternative di minore impatto e di costi più contenuti. Secondo Cacciari, «siamo ancora in tempo a utilizzare quanto realizzato fino ad ora con le opere complementari, ripensando radicalmente i passi futuri». «Menagramo, nessuno chiuderà i cantieri» gli ribatte il presidente veneto Giancarlo Galan. Ma gli ambientalisti sperano che, se non sarà la mancanza di fondi, il Mose lo fermerà l´Europa. Per proteggere gli uccelli.

Ca´ Roman, l´isola dei cento uccelli che vuole fermare la Grande Opera

CA´ ROMAN (Venezia) - Canta il gheppio, un falco dalle piume chiare tra il marroncino e l´arancione, appollaiato in cima a un pioppo, e sembra che rida. Non fosse maledettamente seria, infatti, la questione sarebbe comica. Perché un pugno di uccellacci e uccellini è stato capace di fare quello che non è riuscito a decenni di polemiche, proteste, denunce, assalti ai cantieri: mettere i bastoni tra le ruote del Mose. È stata l´isola dei cento uccelli a spingere l´Europa a «processare» l´Italia per non aver adottato, nella costruzione del grande sistema di dighe mobili, «misure idonee» a prevenire l´inquinamento e il deterioramento dell´habitat e le «perturbazioni dannose agli uccelli». «La Repubblica Italiana è venuta meno agli obblighi derivanti dalla direttiva Cee sulla conservazione degli uccelli selvatici» scrive Julio Garcia Burgues della direzione ambiente della Commissione Europea al presidente del Wwf Fulco Pratesi che per primo aveva sollevato la questione nel 2003 con una denuncia.

Nessuno aveva pensato ai tanti, tantissimi uccelli dell´isoletta di Ca´ Roman, che dal 1989 è un´oasi della Lipu e dal 2000 un sito protetto «di importanza comunitaria», dove non si può staccare neanche la foglia di una pianta. Un´isoletta sperduta, disabitata, quasi inaccessibile, a cavallo tra mare e laguna, fra Chioggia e Pellestrina, alla quale è legata da un «murazzo», una scogliera lunga e stretta messa dai Dogi due secoli fa a protezione delle onde. Quarantuno ettari di spiaggia, dune e bosco, con una battigia lunga due chilometri e profonda cento metri, una giungla rigogliosa, quasi tropicale, nell´interno, un forte antico in rovina, il Barbarigo, e una sfilza di vecchi bunker di cemento armato avanzati dall´ultima guerra.

Ma soprattutto uccelli, uccelli dappertutto e di tutti i tipi. L´isola è un concerto di uccelli che cantano, svolazzano, giocano, amoreggiano e fanno il nido. Camminando per gli unici due sentieri che attraversano la boscaglia, così fitta che sembra di montagna, pare di stare dentro a una voliera. «Un autentico paradiso naturale - dice Federico Antinori della Lipu - questa è la zona più intatta di tutta la laguna. Ma la costruzione del Mose, con la realizzazione di una conca di navigazione che si sta mangiando tre ettari di litorale, e di un terrapieno di sette ettari alto due metri e mezzo, comporterà la perdita di almeno la metà delle aree di nidificazione di molti uccelli, l´estinzione di insetti unici al mondo, e la distruzione delle dune». Vicino alla diga dove stanno costruendo la conca, la sagoma di due gru gigantesche e i rumori del cantiere, hanno già allontanato gli uccelli da questa parte dell´isola.

Ne hanno contate ben 108 specie in questa gigantesca voliera all´aria aperta, dall´airone cenerino allo zigolo delle nevi. Alcune sono rarissime e in via di estinzione. Diciannove di queste sono state inserite nella «direttiva uccelli» della Cee: vi sono quelle che nidificano nell´oasi, come il fraticello (da 100 fino a 300 le coppie che si riproducono), il fratino, il martin pescatore e il misterioso, mimetico e crepuscolare «succiacapre», così chiamato dai pastori che lo vedevano volare sopra le greggi e credevano che andasse a bere il latte delle capre. E vi sono anche numerose specie migratrici, come la strolaga, il marangone del ciuffo, il falco pecchiaiolo, il nibbio bruno, il beccapesci, la balia dal collare.

«Qui stanno tranquilli perché non viene mai nessuno - dice Antinori - anche adesso che è estate, non essendoci alcuna struttura, i turisti sono inesistenti, e i bagnanti rarissimi». Qualche gruppo di case in verità c´è, ben nascosto dalla vegetazione. Una colonia di suore canossiane, abbandonata da dieci anni, e un villaggetto di una parrocchia padovana che nella stagione dei bagni ospita una piccola comunità di disabili. Tutto qua. Non un bar, né un negozio, né uno stabilimento balneare. Arrivarci, del resto, se non si ha una barca, è quasi impossibile. Il vaporetto che da Pellestrina va a Chioggia ferma solo «su richiesta» e solo un paio di corse al giorno. Tornare indietro è ancora peggio. Un cartello, sull´unico vecchio e spoglio pontile dell´isola, informa che bisogna telefonare alla direzione dei vaporetti se si vuole che il battello che arriva da Chioggia si fermi a raccoglierti. E´ proprio questa solitudine che ha fatto dell´isola, selvaggia e bellissima, il paradiso degli uccelli. Ma il loro canto adesso è cancellato dai motori delle ruspe del cantiere del Mose. Il gheppio sbatte le ali grandi e vola via gridando.

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