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Silvia Nardo
Il Mose avanza, ma serve solo a chi lo fa
8 Febbraio 2006
MoSE
Un articolo informato e sensato(una rarità) su un giornale online a diffusione nazionale, Aprile, dell’ 8 febbraio 2006

Continuano a Venezia le contestazioni al Mose, il sistema di dighe mobili per la salvaguardia della città dalle acque alte, sostenuto dal governo nazionale e regionale. L’ultima sabato scorso, da parte dell’“Assemblea Permanente No Mose” che riunisce le associazioni che si battono contro la realizzazione della mega opera alle bocche di porto. I “No Mose” hanno ribadito la contrarietà al progetto, appendendo alla facciata della Basilica di San Marco uno striscione con scritto “No Mose, Grandi Opere Grandi Bidoni. Il Mose serve solo a chi lo fa”. Semplice ed efficace. Uno slogan che ricorda il megaspot, mal camuffato come campagna istituzionale, realizzato della presidenza del Consiglio dei ministri, che ci racconta quante e quali siano le Grandi Opere avviate dal governo per far “crescere l’Italia”. Tra queste ovviamente il Mose, che però è in buona compagnia con il ponte di Messina, il viadotto della Salerno-Reggio Calabria, la Tav, eccetera eccetera. Il sistema di dighe mobili, assieme alle altre Grandi Opere – come dice lo spot – dovrebbe far crescere l’Italia, ma intanto, anziché salvare Venezia dall’acqua alta, affossa la città, privandola dei fondi necessari per realizzare gli interventi di manutenzione di cui ha bisogno il centro storico. Perciò quest’anno, poiché il governo ha dirottato sul Mose tutti i finanziamenti per Venezia, i 100 milioni di euro che servivano per lo scavo dei rii, il rifacimento dei ponti e altri interventi, sono stati di fatto tolti alla città. Era dal 1984 che Venezia non rimaneva senza un soldo. In più anche la Commissione europea, qualche settimana fa, ha aperto una procedura di infrazione contro l’Italia sul progetto delle paratie mobili del Mose, sostenendo che il governo italiano non ha adottato misure idonee a prevenire l’inquinamento e il deterioramento dell’ecosistema lagunare – come affermano da anni le associazioni ambientaliste, e non solo – e violando specifiche direttive sulla tutela degli uccelli.

La stessa giunta veneziana, guidata com’è noto dal sindaco Massimo Cacciari, ha finalmente preso una posizione precisa sul problema Mose e, a fine gennaio, ha approvato all’unanimità un documento che chiede la revisione progettuale delle opere alle bocche di porto. L’ordine del giorno è stato inviato a tutti i gruppi consiliari per avviare il percorso di valutazione e discussione, che dovrebbe condurre, subito dopo l’esame del bilancio di previsione 2006, a un pronunciamento del Consiglio comunale. Il documento approvato afferma che il Mose non rispetta i criteri di reversibilità, gradualità e sperimentalità e che, fino ad oggi, non è mai stata considerata la specificità delle singole bocche di porto. Il documento inoltre ricorda che esistono dei progetti per la salvaguardia di Venezia alternativi a quello che si sta attuando, presentati a dicembre in municipio con un incontro pubblico. Tutti progetti che, al contrario del Mose, si differenziano per la loro semplicità, rapidità di realizzazione, e reversibilità, nonché per avere un costo di attuazione molto più contenuto rispetto all’attuale sistema di dighe mobili. Cacciari intanto confida sul nuovo governo, ma per il momento nel programma dell’Unione di progetti per la salvaguardia di Venezia non c’è traccia.

E intanto il Mose avanza, nonostante tutto. La prima fase dei lavori, che consiste nella costruzione delle opere complementari, è quasi ultimata. La seconda fase, cioè la costruzione della parte portante del sistema, procede, mentre la terza e ultima fase, che dovrebbe concludersi nel 2012 e dovrebbe consistere nella realizzazione effettiva delle dighe con l’installazione delle paratoie, non è ancora stata avviata. Costo complessivo della Grande Opera: 4,2 miliardi di euro, di cui 1,2 miliardi già spesi o impegnati

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Postilla

Tutto vero. Ma il costo della realizzazione sarà certramente più alto. E nessuno ha ancora calcolato (o reso pubblici i dati) del costo della gestiobne. Questo sarà certamente molto alto, tenendo conto della complessità dei meccanismi (meccanici, elettrici e informatici), del fatto che l'impianto è quasi completamente sommerso, che la vigilanza e la capacità di manovra devono essere continue, che i grandi pannelli d'acciaio devono essere smontati e sostituiti per le operazioni di manutenzione ecc. Chi gestirà? Chi èpagherà i costi di gestione? Non si sa.

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