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Alain Touraine
Il mondo salvato dalle donne
22 Aprile 2009
Scritti 2009
In uno stralcio dal suo nuovo saggio la risposta del sociologo francese. alla domanda centrale della nostra eepoca. La Repubblica, 22 aprile 2009

Nelle nostre società invecchiate, indebolite e allo stesso tempo addolcite, emerge con forza l’esigenza collettiva di combattere gli effetti negativi della modernizzazione, che ha creato forme di dominio estreme e ha distrutto la natura conquistandola. Noi cerchiamo di ricomporre un’esperienza collettiva e individuale che è stata lacerata. Si tratta di ristabilire una relazione tra i termini che le fasi anteriori della modernizzazione avevano contrapposto gli uni agli altri: il corpo e la mente, l’interesse e l’emozione, l’altro e il medesimo. È questo il grande progetto del mondo attuale, il progetto da cui dipende la nostra sopravvivenza, come ripetono i militanti dell’ecologia politica. Ma chi sono gli attori di questa ricostruzione? Chi occupa il posto centrale che nella società industriale fu degli operai, e, in un passato più lontano, dei mercanti che distrussero il sistema feudale?

La mia risposta è che sono le donne a occupare questo posto, perché sono state più di altri vittime della polarizzazione di società che hanno accumulato tutte le risorse nelle mani di un’élite dirigente costituita da uomini bianchi, adulti, padroni o proprietari di ogni specie di reddito e i soli a poter prendere le armi. Le donne sono state considerate allora come non-attori, private di soggettività, definite tramite la loro funzione più che la loro coscienza. Per verificare questa ipotesi, ho ascoltato voci di donne, un modo di procedere poco frequente poiché di solito si parla di vittime ridotte al silenzio piuttosto che desiderose di far ascoltare la propria voce. Il metodo seguito, che deve essere valutato sia per i suoi limiti che per la sua originalità, consiste nel mostrare che la nuova affermazione di sé da parte delle donne è direttamente e profondamente legata al rovesciamento culturale. Questo fa delle donne le attrici sociali più importanti, ma ha come contropartita il fatto che la loro azione non presenta le caratteristiche tipiche dell’azione dei movimenti sociali, fra i quali rientrava, in un passato ancora recente, lo stesso movimento femminista. Coscienza femminile e mutazione sociale non sono più separabili: le donne costituiscono un movimento culturale più che un movimento sociale.

Mi viene rimproverato di attribuire un’eccessiva importanza alla coscienza femminile proprio nel momento in cui le lotte femministe avrebbero ormai perso la loro radicalità e la loro visibilità. Perché scegliere le donne come figura centrale della nostra società quando le disuguaglianze crescono, la violenza si intensifica a livello internazionale ed eserciti e terrorismo si affrontano? Perché non accordare ai grandi dibattiti politici l’importanza che meritano nella misura in cui cercano di tenere insieme unità e diversità, innovazione e tradizione? In fin dei conti, coloro che, uomini e donne, rifiutano nel modo più completo il mio modello di approccio, sono proprio quelli che credono che la dimensione del genere stia a poco a poco perdendo importanza nella vita sociale.

(***)

Il rovesciamento che ci conduce da una società di conquistatori del mondo a una incentrata sulla costruzione di sé ha portato alla sostituzione della società degli uomini con una società delle donne. Non c’è ragione di pensare che la precedente riduzione delle donne in uno stato di inferiorità lasci ora il posto all’uguaglianza. Le donne, oggi, hanno, rispetto agli uomini, una capacità maggiore di comportarsi come soggetti. Sia perché sono loro a farsi carico dell’ideale storico della ricomposizione del mondo e del superamento dei vecchi dualismi, sia perché mettono più direttamente al centro il proprio corpo, il proprio ruolo di creatrici di vita e la propria sessualità. Per un lungo periodo sono stati gli uomini a determinare il corso della storia e a manifestare una forte coscienza di sé. Ma da alcuni decenni ormai, e per un tempo indeterminato (forse senza una fine prevedibile), siamo entrati in una società e viviamo vite individuali il cui "senso" è sempre più nelle mani, nella testa e nel sesso delle donne, e sempre meno nelle mani, nella testa e nel sesso degli uomini.

Riassumendo: l’importante è scegliere. La categoria delle donne, dato che non si può dare di essa una definizione interamente sociale, deve forse essere considerata più debole di una categoria che ha un significato più specificamente sociale, economico o culturale? O, al contrario, bisogna ritenere che al di sopra dei gruppi sociali reali, dei loro interessi e delle loro forme di azione collettiva è necessario collocare le donne intese come categoria e allo stesso tempo come agenti più di quanto non lo siano gli uomini, perché in grado di mettere in discussione i problemi e gli orientamenti fondamentali della cultura? La prima risposta è stata scelta da molti, in particolare dai marxisti, soprattutto, oggi, dagli uomini e dalle donne che difendono il multiculturalismo. Ovviamente io sono tra quelli che hanno scelto la seconda risposta. L’universalismo, che so essere un attributo centrale della modernità, è sinonimo di difesa dei diritti individuali e dei risultati della scienza. E l’importanza fondamentale del femminismo è che, al di là delle lotte contro la disuguaglianza e l’ingiustizia, ha formulato e difeso i diritti fondamentali di ogni donna, ovvero: il diritto di essere un individuo libero, guidato dai propri stessi orientamenti e dalle proprie capabilities, per usare la formula di Amartya Sen che Paul Ricoeur ha ben tradotto con l’espressione «poter essere».

© Librairie Arthème Fayard,2006; © Il Saggiatore, 2009. Traduzione di Monica Fiorini

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