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Laura Asnaghi
Il mercato nello spazio pubblico, o viceversa?
28 Maggio 2013
Srà molto più faticosa restituire al pubblico lo spazio pubblico che è stato privatizzato da amministratori infedeli di quanto non sia stato il processo di saccheggio dei beni comuni. E i pannicelli caldi non servono. Articoli di Ilaria Carra e intervista di Laura Asnaghi,

la Repubblica Milano 28 maggio 2013

Galleria, Prada raddoppia aprono le vetrine del lusso
di Laura Asnaghi

A LUGLIO Prada raddoppia in Galleria Vittorio Emanuele. Sono sei nuove vetrine, tutte interamente dedicate alla moda uomo, che si illumineranno di fronte allo storico negozio, quello aperto nel 1913 da Mario Prada e suo fratello Martino, esperti pellettieri, fornitori della Casa reale dei Savoia. Lo scorso anno Miuccia Prada, la nipote del fondatore, e Patrizio Bertelli, suo marito, si sono aggiudicati gli spazi occupati in Galleria dalla McDonald’s, con un’offerta clamorosa che ha scalzato la Apple, in gara con loro per l’acquisizione delle ambite vetrine. Prada ha avuto la meglio e da tempo sono in corso i lavori di ristrutturazione, che si annunciano di grande prestigio e in linea con l’eleganza sofisticata della maison. L’apertura in Galleria del second store non è però che un “assaggio” del grande progetto Prada. A luglio infatti si inaugura solo il 20 per cento degli spazi. Considerando che l’area complessiva è di 5mila metri quadrati, il pubblico, questa estate, vedrà i risultati sui primi mille metri quadrati, tutti dedicati al mondo maschile: dall’abbigliamento agli accessori.

L’apertura di luglio è stata confermata da Patrizio Bertelli, che ha ricordato come quello della Galleria «è un progetto articolato, ampio e innovativo» dove c’è spazio non solo per lo shopping ma anche per l’arte e la ristorazione. In pratica, a distanza di un secolo dalla nascita del primo negozio Prada in Galleria, Miuccia e suo marito offriranno alla città e agli stranieri uno store che è espressione del lifestyle del marchio, inclusi i piaceri della gola.

I due negozi Prada hanno una posizione strategica: entrambi si affacciano sotto la cupola di Giuseppe Mengoni. E per garantirsi questa location davvero speciale, Prada non ha badato a spese. Si parla di uncanone d’affitto che veleggia oltre i 5 milioni per i primi cinque anni, cifra che supera i 9 milioni per i 13 anni successivi. Per il completamento di tutto il progetto di Prada in Galleria ci vorranno ancora parecchi mesi. Quanti con esattezza non si sa. Ma è certo che si andrà ben oltre settembre, dopo le sfilate della donna.

Prada raddoppia in Galleria e usa la moda maschile comebandiera di questa nuova tappa commerciale, mentre Gucci ha preferito investire nel quartiere di Brera. Il 23 giugno, durante la settimana della moda uomo, verrà aperta la nuova boutique, anche questa dedicata all’abbigliamento maschile, davanti all’Accademia di Brera. L’ingresso con vetrina darà su via Fiori Chiari mentre altre nove grandi finestre (che permetteranno di vedere dafuori gli interni del negozio), si affacceranno in via Brera, proprio nel tratto che si trova di fronte all’Accademia. Il negozio Gucci, il primo di questo genere in Europa, metterà in vendita la collezione di alta gamma e anche il “Lapo’s wardrobe”, la collezione su misura disegnata da Frida Giannini, la stilista di Gucci e Lapo Elkann.

Brera fa gola ai grandi marchi. A metà febbraio, Brooks Brothers ha scelto via Fiori Chiari per aprire il suo “Flat Iron”, con la linea pensata per le giovani generazioni che amano lo stile preppy, elegante ma con una impronta più sportiva.

L’altolà di Rizzo alla giunta “Nuove regole nel Salotto fermiamo le speculazioni”
intervista al presidente del consiglio comunale Basilio Rizzo, di Ilaria Carra

BASILIO Rizzo, presidente del Consiglio comunale, qual è la missione del Comune sulla Galleria?«L’amministrazione deve restare il primo decisore sulla Galleria, che è un bene di tutti i milanesi. Sono due i compiti di Palazzo Marino, e molto legati tra loro: mantenere anzitutto una forte regia pubblica e decidere il mix di tipologie che devono rientrare nel Salotto. Quante librerie, quanti bar, quanti negozi, quanti spazi culturali. Peccato che oggi ci sia un meccanismo che in realtà ostacoli questo ruolo».

Si riferisce alla cessione del ramo d’azienda?«Certo. Un bene pubblico non può essere fonte di speculazione privata, su questo non ho dubbi. Ci sono già stati alcuni casi di questo genere negli ultimi due anni, tutti insostenibili. Non può essere il mercato solo a dettare le regole, deve esserci una visionestrategica dietro. E il caso Armani, in questo senso, è clamoroso».

Cosa intende?«In questa storia che porterà Armani in Galleria chi ha ceduto il ramo d’azienda, cioè il cravattificio Zadi che aveva un contratto con il Comune, ha semplicemente attraversato la Galleria, si è rimpicciolito e ha incamerato 7,5 milioni da Armani come subentro. Le pare giusto? A sua volta Zadi hapagato il Fan club di cui ha preso il posto, e parliamo sempre di qualche milione. Insostenibile che un privato guadagni dalla cessione di un bene della collettività. È una distorsione da sanare».

È quello che poi vorrebbe fare Versace con Bernasconi.«Esatto, ma per fortuna il Comune ha per ora bloccato questo disegno. Quindici milioni a vantaggio di un privato da un benepubblico è inaccettabile. Una speculazione sulle spalle dei cittadini».

Ma sono le regole stabilite dalla giunta Pisapia che lo permettono, o no?«Sono regole che, se lo permettono davvero, vanno cambiate. Io dico che ogni volta che scade un contratto in Galleria deve essere fatta una gara pubblica a cui tutti possono partecipare. La politica,nell’immediato futuro, deve decidere cosa vuole. E io credo che debba riprendersi in mano questo ruolo».

Ma dell’operazione Prada invece cosa ne dice?«In quel caso venne fatta una gara, quindi non posso che essere d’accordo. Può essere un modello per la Galleria, non tanto per com’è nata su misura per un altro operatore, Apple, ma quanto per com’è finita con un incasso massimo per il Comune»

Lei è sempre stato un po’ scettico sull’entrata dei privati in Galleria. Cosa ne pensa ora che le griffe del lusso di Altagamma sono tornate alla carica per cogestire il Salotto?«La seconda proposta non l’ho ancora vista, so che c’è. Ma credo di aver capito che sia un po’ diversa dalla prima. Tempo fa le griffe del lusso avevano chiesto anche una sorta di cessione del bene Galleria, non so in quale forma. Ora credo si parli solo di gestione per valorizzarla».

E lei cosa ne pensa, le pare una buona idea?«Io non demonizzo per forza la collaborazione tra il pubblico e il privato, anzi. Si può anche fare, l’importante è che porti vantaggi per l’amministrazione. Deve essere il pubblico a dettare le regole, non come ora che a prendere le decisioni strategiche ci pensano solo i soldi».

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