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Il crollo della Domus Aurea
4 Aprile 2010
Beni culturali
L’area archeologica più commissariata d’Italia frana, come tutta la gestione dei beni culturali. Negli articoli su la Repubblica del 31 marzo, 1° e 2 aprile 2010 (m.p.g.)

Allarme per la Domus Aurea crolla la volta di una galleria

Carlo Alberto Bucci, Massimo Lugli – 31 marzo 2010

ROMA - Un rumore sordo, un boato che ha squassato i giardini di Colle Oppio. E una valanga di terra è venuta giù di schianto nella galleria numero 15 del complesso della Domus Aurea, la principesca dimora voluta da Nerone e sovrastata dalle Terme della damnatio memoriae dell' imperatore incendiario voluta da Traiano. Tragedia sfiorata alle 9,29 di ieri mattina, perché il giardino degli anni Venti piantato sopra i resti antichi è aperto al pubblico e frequentato da una folla eterogenea che va dai clochard alle mamme con i bambini. Non basta: la galleria crollata (fa notare l' Associazione nazionale archeologi) era adibita a deposito di marmi antichi schedati dagli esperti e a laboratorio per gli studenti della Sapienza. Un episodio inquietante, spia del fragile stato di salute di molti gioielli architettonici di Roma: dalla domus tiberiana sul Palatino, agli acquedotti Claudio e Felice, alle Mura Aureliane, che ieri hanno registrato un ennesimo distacco di mattoni all' altezza dell' Arco di via Nola.

L' allarme è lanciato dal Fondo ambiente italiano: «Il crollo alla Domus Aurea sottolinea il gravissimo problema di mancanza di risorse e di personale» dichiara la presidente Ilaria Borletti. «In Italia - ricorda - la cifra destinata dallo Stato ai Beni Culturali corrisponde appena allo 0.28% del bilancio statale». Per il restauro della galleria crollata, elemento delle fondamenta addossate dagli architetti di Traiano a ciò che restava della dimora di Nerone, si parla di una spesa di 800mila euro. Non si sa da quale fondo verranno prelevati. Forse dai due milioni messi da parte per la salvaguardia del primo lotto della "Casa dorata" vera e propria, quella con la sala ottagona e le altre principesche sale le cui volte sono imbevute dell' acqua piovana che i giardinetti non drenano.

Lavori urgentissimi, tanto che nel 2006, un anno dopo la chiusura al pubblico per pericolo crolli, fu nominato un commissario straordinario, Luciano Marchetti. «C' è pericolo di altri crolli, anche immediati. E per mettere tutto in sicurezza ci servono circa 10 milioni - spiega l' ingegnere - ma sei lavori non sono ancora partiti dipende anche dal fatto che il Comune non ci ha ancora consegnato le aree sovrastanti». Al Campidoglio spetta la cura dei giardini, allo Stato quella della Domus che sta di sotto. E su quel limite di terra inzuppata d' acqua va avanti da anni il palleggio delle responsabilità sullo stato di incuria di questa meraviglia dell' arte romana. Quello di ieri mattina è il più grave smottamento, negli ultimi cinquant' anni, all' interno del complesso, un sito archeologico ad altissimo rischio. «Il problema è la natura stessa del terreno, che, anno dopo anno, si impregna d' acqua con le piogge e aumenta la pressione sulle volte - spiega l' architetto della Soprintendenza Antonello Vodret, responsabile del monumento - anche le radici degli alberi possono avere un ruolo nel rendere le gallerie più instabili». Le volte della galleria crollata sono pavimentate a mattoni e, spesso, ricoperte d' intonaco ma non sono abbellite - come quelle di Nerone - da alcun fregio, decorazione o mosaico.

L' altezza da terra è di circa 11 metri. La galleria numero 15 si inoltra per circa 100 metri quadrati di cui una sessantina sono stati interessati dal crollo. «Lo squarcio nel fianco del complesso - rivela Vodret - sta immettendo nel cuore della Domus un vento caldo che altera il microclima e mette a repentaglio la già precaria salute degli affreschi». I vigili del fuoco hanno messo in sicurezza l' area e sbarrato l' accesso ai giardini soprastanti, molto frequentati anche dai turisti che fanno una pausa sulle panchine dopo la visita al Colosseo. «Collaboreremo con la massima sollecitudine» ha assicurato il sindaco Gianni Alemanno durante un sopralluogo: «Più risorse arriveranno, anche dagli sponsor, e più l' intervento sarà ampio». Sul posto è arrivato ieri anche il ministro per i Beni Culturali, Sandro Bondi: «Sono preoccupato: abbiamo fondi ragguardevoli e questo episodio può indicare al governo che ci vuole un piano straordinario per salvaguardare il patrimonio storico del Paese - ha spiegato Bondi - soprattutto quello di Roma».

Domus Aurea, restauri in ritardo

Carlo Alberto Bucci – 31 marzo 2010

Al capezzale della Domus Aurea la ridda di dichiarazioni sui rimedi per questo grande malato dell' archeologia, ha cercato di attutire per tutto il giorno il tonfo che alle 9.29 di ieri ha mandato in polvere la volta di una delle gallerie traianee, seppellendo il sottostante deposito di antichità. Promesse di soldi, di interventi, di celerità nei lavori. Ma la questione centrale dei ritardi negli interventi di messa in sicurezza di ciò che resta della dimora di Nerone, e dei muri eretti da Traiano per farne la piattaforma delle sovrastanti Terme, rimane il palleggio delle competenze tra Stato e Campidoglio: il primo proprietario e responsabile dei resti; il secondo dei giardini messi come cappello sulla Domus durante il Ventennio. Da luglio scorso è pronto il progetto esecutivo per intervenire scoperchiando quei tre metri di terra che ricoprono ovunque i resti della dimora neroniana propriamente detta, chiusa al pubblico da quando nel dicembre del 2005 ci furono piccoli distacchi di intonaco dalle volte affrescate e imbevute ormai d' acqua piovana.

Ma il cantiere è ancora fermo. «I lavori non sono ancora partiti - ha dichiarato Luciano Marchetti, nel 2006 nominato dalla presidenza del Consiglio commissario straordinario per il monumento - a causa di qualche problema burocratico ma anche dal fatto che il Comune non ha ancora consegnato le aree sovrastanti, indispensabili al cantiere, poiché sulla Domus si deve intervenire dall' alto». Il progetto da mandare in gara prevedeva gli studi sulla salute dei muri, sul microclima ma soprattutto sulla ricca vegetazione che con le radici degli alberi minaccia le antiche vestigia. Ed ebbe il parere favorevole nel 2008 della giunta Veltroni. Il progetto esecutivo, prodotto dall' impresa vincitrice dell' appalto integrato, aspetta ancora l' ok del Campidoglio. Da ieri sera però, oltre alle transenne per tenere lontani i passanti dalla voragine - e dal pericolo «di nuovi crolli che potrebbero seguire anche nell' immediato», secondo l' opinione del commissario Marchetti e del neo soprintendente Giuseppe Proietti -, il Comune ha consegnato l' area, almeno quella del crollo. E i primi lavori possono partire.

In attesa che ci si decida a chiudere tutti i giardini al pubblico e a fare "lo scalpo" alla Domus. Sul colle Oppio ieri sono saliti il sindaco Alemanno, che ha promesso la ricerca «di uno sponsor»; l' assessore Croppi, che ha parlato del «bisogno di un monitoraggio costante»; il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi, che ha rievocato i «32 milioni stanziati per intervenire»; il sottosegretario Francesco Giro, portatore di «due milioni subito, la stessa cifra prevista per il primo lotto di restauri»; più economico invece il sovrintendente comunale Umberto Broccoli, che ha parlato di «circa 800mila euro per il restauro». L' archeologo del Campidoglio riconduce alla vetustà dei resti la causa del crollo: «Né allarme né gravità, sono monumenti di 1900 anni fa. Non è la Domus Aurea ma una galleria delle Terme di Traiano». Annuncia fondi straordinari «per l' indispensabile manutenzione», da parte di tutte le istituzioni. E l' impermeabilizzazione dei resti? «Non si può impermeabilizzare tutto il terreno di Colle Oppio - ha detto Broccoli - perché l' isolamento totale creerebbe nuovi problemi»

Da Villa Adriana a Pompei tutti i capolavori a rischio

Carlo Alberto Bucci - 1° aprile 2010

I trecento metri quadrati di terra zuppa d´acqua che martedì mattina hanno schiantato la volta della galleria traianea della Domus Aurea non sono l´unico peso insostenibile sulla schiena spezzata del patrimonio italiano. Una mappa dell´archeologia a rischio crolli evidenzia una situazione grave nella Roma dei palazzi imperiali e degli acquedotti, sull´Appia antica come a villa Adriana, a Pompei, a villa Jovine a Capri, a piazza Armerina in Sicilia, fino in Puglia.

«Quello che è successo ieri alle Terme di Traiano temo che possa succedere anche a Villa Adriana a Tivoli. Lì il pericolo è ancora maggiore» ha detto ieri il presidente del consiglio superiore dei Beni culturali Andrea Carandini presentando la mostra "Villa Adriana. Una storia mai finita". Più cauta la padrona di casa, la soprintendente del Lazio Marina Sapelli Ragni: «Rischi immediati di infiltrazioni non ce ne sono, però è vero che abbiamo muri alti anche 20 metri e che dobbiamo tenere sotto controllo la vegetazione rigogliosa. Attenzione e preoccupazione sono costanti». I fondi per la manutenzione ordinaria dei 30 edifici e degli 80 ettari sono una bazzecola: 900mila euro l´anno mentre prima del Giubileo del 2000 in quattro anni ebbero 44 miliardi di lire.

Il commissario per l´archeologia di Roma, Roberto Cecchi, ha lanciato il piano di "manutenzione programmata" che prevede interventi minimi e costanti, controllo capillare per evitare che si arrivi al restauro. E il commissario della Domus Aurea Luciano Marchetti ha scoperto ieri che i pozzetti di scolo dei giardini sopra la zona del crollo non erano stati mai svuotati: ma il verde di Colle Oppio spetta al Comune.

Racconta Beatrice Basile, che guida la Soprintendenza di Enna: «Alla villa romana del Casale a Piazza Armerina il degrado è stato fortissimo per anni e anni. Sarebbe bastato curare meglio i resti per evitare di spendere tanto nel restauro. Per la manutenzione di tutto l´Ennese avevamo 150mila euro l´anno. Fino al 2009. Ora? Nulla». Stessa cifra, «zero euro», avuta da Rita Cosentino, direttrice delle 1000 tombe etrusche di Cerveteri (40 le visitabili): «Le piogge hanno messo a rischio i tumuli in tufo. Abbiamo tenuto pulito il sito, ma grazie a dipendenti e volontari. Meno male che ora arrivano 250 mila euro di Arcus».

Già, Arcus. La società interministeriale è stata più munifica con le terme patavine di Montegrotto: 3,5 milioni negli ultimi anni per un piccolo, certo importante, sito non particolarmente a rischio. Ma lì a scavare c´è l´archeologa Elena Ghedini, sorella dell´avvocato del premier e membro del consiglio superiore Beni culturali. A Canosa gli ipogei ellenistici, come quello de Lagrasta o del Cerbero, hanno bisogno di cure continue. Ma per la manutenzione di tutta la Puglia la Soprintendenza archeologica guidata da Teresa Cinquantaquattro ha meno di 200mila euro. Quanto arriva a Canosa? «Poco o nulla». Ricchissima perché autonoma, ma con una marea di case, affreschi e templi da curare, è la Soprintendenza speciale di Pompei. Ieri il commissario Marcello Fiori ha presentato uno stanziamento di 39 milioni di euro. «Il 90 per cento andranno in restauri» assicura il direttore generale per l´Archeologia, Stefano De Caro. Che sottolinea: «A Ercolano abbiamo fatto scuola per la manutenzione. La programmazione è la nuova frontiera della tutela».

Domus Aurea: un crollo annunciato

Corrado Augias – 2 aprile 2010

Caro Augias, la Bbc, che ha quasi snobbato le vicende elettorali italiane, ha invece dedicato ampio spazio al crollo della Domus Aurea. Questo inestimabile patrimonio storico è stato esaltato in tutta la sua bellezza; seguiva una domanda implicita: come è stato possibile? Non sono un esperto ma scommetto che altri paesi farebbero carte false per avere un decimo della nostra ricchezza artistica.

Marco Lombardi lombardimarco77@libero.it

Caro Augias, che pensa di ciò che sta capitando al patrimonio archeologico? Non mi riferisco solo al crollo della galleria nella Domus Aurea per altro evitabile, ma a tutte le antichità classiche di Roma. L'anfiteatro Flavio, i Fori, le mura Aureliane, gli acquedotti... E il Palatino? Il cryptoportico Neroniano versa in condizioni indecenti. E la casa di Augusto? E quella di Livia?

Alessandro Cerioli Bellagio (CO) silla81@hotmail.it

Il problema segnalato è da un lato politico perché riguarda le iniziative, ma aggiungerei la premura e potrei dire l'ansia, che il ministro e il suo staff vorranno dedicare al patrimonio del Paese tra una riunione di partito e l'altra. Uguale rimprovero, tanto per pareggiare il messaggio, meritò il ministro Fabio Mussi quand'era alla Pubblica istruzione. Poi c'è l'aspetto tecnico e qui aiuta a capire la situazione una lettera del prof Salvatore Settis, archeologo e rettore della Normale di Pisa. Settis ricorda che alcuni anni fa il prof Giorgio Macchi, insigne strutturista, aveva previsto, in un documento presentato al Ministero, il crollo delle volte traianee, perché caricare tonnellate di terra sui resti della Domus, quando continua l'infiltrazione di acque resta la soluzione peggiore.

L'illusione di poter impermeabilizzare sotto metri di terra non può migliorare a lungo lo stato delle volte. Invece, pare che l'impresa abbia cominciato a scavare il giardino proprio a questo fine. Se poi si riverserà sulle volte un sovraccarico di terreno che, con i resti traianei, raggiungerà 7,3 tonnellate al metro quadrato, il risultato sarà un disastro epocale. Settis conclude così: «Macchi aveva invece suggerito, in modo (a mio avviso) molto appropriato, di togliere totalmente il giardino sovrastante e realizzare un accesso dall'alto, mostrando anche quanto trovato del secondo livello in scavi che poi vennero risepolti». Non ho commenti da fare salvo quello di segnalare la competenza del prof Settis a fronte di tante vacue pretese di 'valorizzazione commerciale' del nostro patrimonio.

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