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Giovanni Sartori
Il centrosinistra si deve svegliare
16 Giugno 2006
Difendere la Costituzione
Referendum: l'allarme per l'ignavia del centro-sinistra nell'intervista di Antonella Rampino sul la Stampa, 16 giugno 2006 (m.p.g.)

Intervista di Antonella Rampino

«C’è del marcio in Danimarca». Non usa mezzi termini il professor Giovanni Sartori se gli si chiede di valutare l’atteggiamento della maggioranza in vista del referendum che il prossimo 25 giugno potrebbe dare il via libera alla «Malacostituzione» della Cdl, come la chiama il politologo di fama internazionale e autore di molteplici trattati in materia istituzionale. Non per stare ai particolari, «ma ha letto il Riformista? Ha addirittura invitato a votare sì. Ed è un giornale di centrosinistra,no?».

Lei è più preoccupato dallo scarso impegno che l’Unione mette nel sostenere il «no» al referendum, che non delle minacce secessioniste di Umberto Bossi?

«Certo. Perché dove vuole che vada Bossi? In Svizzera? Il suo è solo un ricatto. Se il referendum viene bocciato, la Lega riceverà un colpo mortale, abbandonerà Berlusconi, e il centrodestra sarà pronto a trattare. Ben più grave è se dal centrosinistra arrivano voci a consigliare il sì: qualsiasi motivazione non è tollerabile. E mi spiace dirlo, ma questo indica che la sinistra in Italia non è una cosa seria. Ci sono in Italia elementi della sinistra poco credibili».

Ma l’Unione sembra avere una posizione netta, ha combattuto in Parlamento contro il testo dei «saggi» di Lorenzago...

«In Parlamento, sì: lì hanno fatto fuoco e fiamme. Ma adesso che si arriva al referendum chiesto da loro non fanno quasi niente. Non s’è visto un manifesto, sono stati i singoli e i privati che si sono agitati. Il centrosinistra è stato flaccido, addormentato. Che vuole che le dica, speriamo che si sveglino».

Perché, secondo lei? Si sentono sicuri della vittoria? Flirtano di già con Berlusconi?

«Se si sentono sicuri sono sciocchi. Perché invece siamo in bilico, a me risulta da amici che fanno i sondaggi. E comunque non è un argomento: se si vince, meglio vincere bene che per un voto solo. Il resto è un mistero: sono dieci anni che vediamo una sinistra che consente a Berlusconi di non aver problema di conflitto d’interesse, e così via. C’è sempre qualcuno che, o per stupidità o per interessi privati, pensa come fare un piacere a Berlusconi. Farlo sulla pelle della Costituzione è grave».

Non teme di essere bollato come un girotondino?

«Io non lo sono. Vede, sono un’anziano professore emerito, non ho l’età. Ho sempre detto e scritto queste cose, da una quindicina d’anni almeno. Le faccio notare che non sottoscrivo mai appelli. L’altro giorno Calderoli mi ha detto anche che io sono come Moggi. Non è vero. Naturalmente, solo perché io sono più bello».

Ricordo un convegno a porte chiuse alla Laterza nel quale lei, Elia, Rodotà, Bassanini dicevate: durante la campagna del referendum bisogna contrastare la linea di due costituzionalisti di sinistra, Barbera e Ceccanti. Ovvero la difesa del rafforzamento dei poteri del premier che nella riforma del centrodestra c’è. Ma dopo, se il «no» avesse la meglio, si dovrebbe rimetter mano a quei poteri?

«Perbacco, certo! Sono decenni che lo dico: ci sono 5 o 6 riforme cui metter mano. Una vera sfiducia costruttiva, alla tedesca per capirci. Che il presidente del Consiglio possa nominare da solo il suo governo. Un Bicameralismo efficiente, un federalismo non finto. Cose che si possono fare, una volta detto di no a questa riforma, attraverso l’articolo 138 della Costituzione. Quanto a Barbera e Ceccanti, il punto è che la loro è una linea che divide il fronte del «no». Quando invece ci sono duecento costituzionalisti, non nani e ballerine evvero, che fanno presente come il premierato della Cdl sia assoluto. Questo poteva dare il prestesto a Mediaset per fare una sua campagna referendaria. Non è successo, per ora. Infatti adesso la Cdl lancia il messaggio della riduzione dei parlamentari, dei costi minori, della pretesa efficienza del governo. Ma il servizio pubblico, intanto, che fa?».

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