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Francesco Erbani
Il Bel Paese a rischio
15 Novembre 2008
Beni culturali
Il sistema di tutela più elogiato al mondo, è in dismissione: la crisi è ormai irreversibile. Da la Repubblica, 15 novembre 2008 (m.p.g.)

«Le racconto questa storia». Gli occhi azzurri di Clara Baracchini sorridono dietro le lenti. «Io, come molti miei colleghi storici dell'arte delle soprintendenze, passo tanto tempo andando in giro con il cappello in mano a cercare soldi. Fondazioni bancarie, enti, curie. Se potessi porterei anche la fisarmonica e la scimmietta. Ero riuscita a farmi dare 30 mila euro da una banca per un progetto di archiviazione informatica. Dovevo segnalarlo sul sito della Soprintendenza. Sa, una banca dà i soldi perché la cosa si conosca in giro. Cerco il nostro sito. Ma il sito non c'è più. Sa cos'era successo? Il sito della Direzione regionale della Toscana era chiuso. Mancavano i soldi per la manutenzione».

Quei soldi forse sono andati persi, forse no, ma la storia che racconta Clara Baracchini può fare da exergo a un viaggio negli uffici addetti alla tutela del patrimonio storico-artistico, architettonico, archivistico, bibliotecario e del paesaggio. Ora l´attenzione si concentra sulla nomina di Mario Resca a direttore generale dei Musei e della valorizzazione, la punta luccicante del Belpaese. Ma le parti in ombra restano tante. Clara Baracchini è uno dei cinque storici dell'arte che controlla le province di Pisa e Livorno. È in servizio da 35 anni, nel 2010 va in pensione e come lei altri due suoi colleghi. I due superstiti smetteranno poco dopo. Resteranno a tutelare uno dei repertori d´arte più pregiati del mondo tre funzionari, nessuno dei quali entrato con una laurea in storia dell´arte, ma assunto come coadiutore e poi parificato agli storici dell´arte dopo aver seguito un corso di formazione. Andati via anche questi tre funzionari c'è il nulla. L'ultimo concorso nazionale ha bandito 5 posti per storici dell'arte, ma nessuno in Toscana.

La macchina della tutela in Italia è in panne. Qualcuno fa i conti: fra il 2011 e il 2015 vanno in pensione tutti i funzionari assunti fra la fine degli anni Settanta e i primi Ottanta, gli anni in cui ci furono concorsi e assunzioni. Poi i concorsi si sono diradati, fin quasi a sparire. Ora ne è stato bandito uno per 55 architetti, 30 archeologi e, appunto, 5 storici dell'arte. Ma è una goccia nel mare. Gli archeologi, per esempio, sono in tutto 340, dovrebbero essere 470. Il personale è invecchiato (la media è intorno ai 55 anni), infiacchito. E non manca chi denuncia il disegno consapevole di smantellare il sistema delle soprintendenze - la Lega lo ha scritto nel suo programma elettorale - un disegno che viaggia parallelamente alla trasformazione in senso federalista dello Stato e che potrebbe portare la tutela sotto il controllo di Regioni e Comuni (lo si è tentato per Roma, con un emendamento che sparisce e poi riappare). Ma non con un progetto organico. Bensì lasciando morire di stenti il sistema della tutela.

Su questo corpo debilitato si sono abbattuti i tagli della Finanziaria: 236 milioni di euro per il 2009, 251 per il 2010, 434 per il 2011. Che in totale fanno quasi un miliardo di euro, qualche manciata di milioni in più persino rispetto alla prima versione del decreto che aveva indotto Salvatore Settis a denunciare nel luglio scorso «il colpo mortale» inflitto a un'amministrazione già sofferente. (I dati più attendibili sono quelli elaborati dai coraggiosi redattori del sito www. patrimoniosos. it).

Un allarmato articolo ha scritto su queste pagine Eugenio Scalfari. E le cifre del disastro si rincorrono. Il 90 per cento delle spese che nel prossimo triennio sosterranno le soprintendenze archeologiche è solo manutenzione: pulizie, impianti di condizionamento, recinzioni che si rompono, bagni che perdono. Pochissimo va per i restauri, ancora meno per nuovi scavi, che ormai si avviano solo perché si fanno buchi per la metropolitana, per l'alta velocità o, più modestamente, per un parcheggio. Molte soprintendenze attingeranno a fondi speciali per ripianare debiti o per pagare bollette. Alla Soprintendenza archeologica di Napoli e Pompei queste ultime non vengono saldate da mesi e a metà ottobre è scaduto il contratto per la pulizia degli uffici. Che non è stato rinnovato.

La tutela del patrimonio si esercita studiando, proteggendo e quindi restaurando. Ma nelle soprintendenze storico-artistiche non è ancora arrivata la circolare che mette in moto le procedure per programmare annualmente e triennalmente i restauri. Un passaggio burocratico indispensabile, che di solito avviene a luglio. E che non è avvenuto.

Ma i soldi, si sente lamentare in molti uffici, sono solo uno dei problemi. Senza soldi non si fa nulla, ma anche senza uomini. E le assunzioni sono un miraggio. Il concorso per dieci posti di soprintendente archeologo è bloccato da una messe di ricorsi. Nel frattempo le poltrone restano vacanti o coperte con reggenze. Inoltre si assiste a una carambola di spostamenti come in nessun´altra amministrazione pubblica e che porterebbe al collasso qualunque istituzione. Carla Di Francesco, architetto, era fino alla primavera scorsa Direttore regionale in Lombardia. Poi è passata alla guida della Darc, la Direzione generale architettura contemporanea che nel frattempo ha acquisito anche la tutela del paesaggio ma che, se andrà avanti la riorganizzazione promossa da Bondi, sparirà. Ora Carla Di Francesco regge la direzione regionale dell'Emilia Romagna. Francesco Scoppola si è alternato in sei diversi incarichi dalla fine del 2004 a oggi: da direttore nelle Marche, dove è stato allontanato per aver osato mettere un vincolo su tutto il pregiato promontorio del Cònero, è passato al Molise e ora è in Umbria. Molti trasferimenti sono decisi per punire funzionari troppo rigorosi. Alcuni vengono attuati in maniera improvvida, scatenando ricorsi amministrativi, sospensive del Tar e reintegri. Il tourbillon sembra ora una macchina impazzita, i tempi di permanenza a dirigere un ufficio sono, in molti casi, di pochi mesi e pare trascorsa un'era geologica dai tempi di Adriano La Regina, per ventisette anni soprintendente archeologico a Roma, o di Paolo Del Poggetto, soprintendente a Urbino per vent´anni.

La Lombardia ha cambiato tre direttori regionali in una manciata di mesi e l'ultima tornata di nomine ha catapultato a Milano Mario Turetta, che non è né architetto, né archeologo né storico dell'arte, ma ex segretario di Giuliano Urbani, da lui allocato in Piemonte, trasferito a Roma da Buttiglione, rimandato a Torino da Rutelli e ora, appunto, inviato a dirigere la struttura che dovrà fornire le autorizzazioni per l'Expo del 2015. E qui si tocca uno dei tasti più dolenti: quello della tutela di territorio e paesaggio incalzati dall'incessante procedere del cemento (3 milioni e mezzo di appartamenti costruiti negli ultimi dieci anni, in piena stagnazione demografica, un trend paragonabile, se non superiore, a quello del dopoguerra). Gli insediamenti invadono i litorali e le colline, sono spesso seconde case, ma anche stabilimenti industriali e centri commerciali. Le soprintendenze, con il nuovo Codice dei Beni culturali, avrebbero l'impegnativo compito di partecipare con le Regioni alla pianificazione del territorio: ma in queste condizioni, si sente dire dappertutto, è un compito improbo per soprintendenti sul cui capo pende la spada di Damocle di un trasferimento o che sono minacciati da richieste risarcitorie contenere la forza esercitata dall'industria del mattone. Al recente congresso di Italia Nostra, a Mantova, è venuto fuori che ormai si sono molto ridotti gli annullamenti di autorizzazioni a costruire in zone vincolate, a dispetto di chi continua a raffigurare le soprintendenze come delle conventicole di "signor no". Inoltre una circolare ha ammesso il ricorso gerarchico ai vertici del ministero contro un soprintendente solo nel caso in cui questi apponga un vincolo. Non per il contrario. Come a dire: chi tutela rischia, chi ama il quieto vivere no.

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