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I tagli delle Province: passino da 108 a 60
10 Febbraio 2012
Articoli del 2012
Magari è l’occasione per cominciare discutere seriamente, dopo tanti anni, sulle esigenze e gli strumenti della ”area vasta”, invece di fare propaganda populista. Corriere della Sera, 10 febbraio 2012

Contrarie, ovviamente, alla loro abolizione totale, le Province italiane vanno al contrattacco con un testo che stabilisce l'autoriduzione da 108 a 60. È la proposta di legge lanciata ieri dall'associazione che le rappresenta, l'Upi, e che prevede anche l'istituzione di aree metropolitane (Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari e Reggio Calabria) così come previsto dalle legge delega sul Federalismo fiscale, l'accorpamento degli enti territoriali dello Stato (come provveditorati e prefetture), oltre alla cancellazione di enti, agenzie e consorzi con la ridefinizione precisa delle funzioni, evitando sovrapposizioni. Il tutto da realizzare al massimo in un anno, con un risparmio di 5 miliardi di euro contro quanto previsto dal governo nella relazione che accompagna «i commi 14-21 dell'art.23 del decreto "Salva Italia" di 65 milioni di euro».

La «controproposta» dell'Upi, presentata dal presidente Giuseppe Castiglione insieme a cinque presidenti di Provincia (Napoli, Venezia, Firenze, Bologna e Torino), entro 90 giorni dovrà essere elaborata dalla Commissione paritetica governo-regioni-enti locali. Ma sarà anche posta all'attenzione dei gruppi parlamentari perché trovino la strada per portarla avanti. «Questa nostra proposta — ha detto Castiglione — è stata pensata nel rispetto del dettato costituzionale e a legislatura vigente. Noi vogliamo che l'assetto del territorio sia più efficiente e comporti un risparmio vero. Per questi motivi crediamo che il governo non possa ignorarla».

«Dobbiamo dire basta alla miriade di enti che costituiscono il vero costo della politica — ha detto Antonio Saitta, vice presidente dell'Upi e presidente della provincia di Torino — affidando alle Province funzioni che possono sostenere. Molti di questi enti sono sorti per esigenze di consenso delle forze politiche e ormai non hanno ragione d'essere. Bisogna anche giungere a una riforma dello Stato».

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