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Norma Rangeri
I palazzinari e la sconfitta di Roma
6 Maggio 2008
Roma
Un raro caso, virtuoso (nonostante la tristezza dell’argomento) in cui programmazione e critica televisiva rendono un buon servizio all’urbanistica. Il manifesto, 6 maggio 2008 (f.b.)

Vedi l'inchiesta di Report (Raitre, domenica) sui 70 milioni di metri cubi di cemento che circonderanno la capitale, e capisci perché il centrosinistra ha perso le elezioni. Il caso Roma come ottimo osservatorio per capire una delle ragioni, forse la principale, della sconfitta elettorale del tandem Veltroni-Rutelli.

Quella foresta di 1700 palazzoni che sta nascendo in una delle zone paesaggistiche più belle del paese, l'agro romano (o quel che ne resta), è raccontata da immagini, numeri, interviste curate da Paolo Mondani, autore del lungo tour intorno alla città. Stiamo parlando degli effetti del nuovo piano regolatore, votato a febbraio dalla giunta Veltroni, già in incubazione durante la gestione Rutelli. Progressivamente e inesorabilmente cambiato a colpi di "accordi di programma" per favorire gli strabilianti profitti dei veri re di Roma: i costruttori.

Un esempio che li riassume tutti. Periferia nord est, zona Bufalotta. Qui regnano i fratelli Toti e Francesco Gaetano Caltagirone (anche proprietario del principale quotidiano della città: Il Messaggero). La zona è scelta come sede di una "centralità", termine tecnico per definire le città satellite, con ospedali, ministeri e abitazioni a basso costo. I costruttori però si accorgono che non riescono a vendere quel milione di metri cubi destinato a uffici, e allora chiedono al Comune una variante di destinazione. Detto e fatto. Spariscono le opere pubbliche e spuntano 5000 appartamenti in più. In cambio il Comune incassa dal costruttore una elargizione di 80 milioni per prolungare di quattro chilometri la metropolitana (che però di milioni di euro ne costa 600).

Tutte le zone di nuova edificazione sono collocate sui terreni già di proprietà dei costruttori. In pratica sono i vecchi palazzinari a stabilire dove si deve sviluppare la città. Non solo. Questi 70 milioni di metri cubi hanno prezzi poco conformi alle tasche di chi dovrebbe comprarli: meno di 70 metri quadrati costano 320 mila euro, in zone vendute come isole di benessere nel verde, in realtà agglomerati dormitorio, senza servizi, senza altra alternativa che l'auto privata per raggiungere il centro storico.

Tutto come nelle peggiori tradizioni (condoni edilizi compresi). Il contrario di quello che succede nelle municipalità di Parigi o Madrid, dove è il Comune a decidere la mappa delle aree da edificare, a stabilire i prezzi (popolari), a dettare criteri urbanistici all'avanguardia con infrastrutture così sviluppate da rendere inutile l'uso dell'automobile per gli abitanti. Un'altra idea di bene pubblico.

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