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Galapagos
I grandi colpevoli tutti a Davos
30 Gennaio 2009
Capitalismo oggi
I protagonisti del World Economic Forum sono correi dell’attuale crisi mondiale che assume contorni sempre più spaventosi per i più deboli. Da il manifesto, 29 gennaio 2009 (m.p.g.)

Se il prossimo anno, come promesso da Obama, Guantanamo sarà svuotata potrebbe essere utilizzata per trasferirci il meeting di Davos. Buttando via la chiave, perché il mondo vivrebbe meglio. Come da tradizione, nello scenario da cartolina - Davos coperta di neve - per ora i grandi della terra sono da ieri in conclave. Partecipare costa caro - 40 mila euro la quota di iscrizione - ma non per i circa 1.500 rappresentati del mondo finanziario provenienti da tutto il mondo. Quest'anno al centro del World Economic Forum è la ricerca di una strategia di uscita dalla crisi. La cronache ci dicono che sono assenti un po' di banchieri: pochi finiti in carcere, altri «dimissionati» per salvare la faccia. Aver eliminato un po' di mele marce non rende il meeting svizzero una cosa seria e pulita: la maggior parte dei presenti è almeno correa del tracollo dell'economia mondiale.

Dalla relazione introduttiva abbiamo saputo che nel 2009 il Pil mondiale per la prima volta dal 1944 dovrebbe diminuire, nonostante il Fmi internazionale insista su un aumento dello 0,5%. Ma che fiducia possiamo dare al massimo organismo monetario internazionale che da anni non ne azzecca una? Ovviamente nessuna. E ieri abbiamo avuto l'ultima conferma dall'aggiornamento del Global Financial Stability Report che ha rivisto le cifre sul deterioramento potenziale degli asset originati negli Stati uniti a «2.200 miliardi di dollari dai 1.400 previsti appena in ottobre»: in appena tre mesi un errore di oltre il 50%. Roosevelt appena insediato alla presidenza degli Usa fece una dichiarazione di fuoco contro le banche che avevano distrutto l'economia. La sua analisi è attualissima. E la conferma l'abbiamo avuto dal Global Employment Trends pubblicato dall'Ilo, l'ufficio internazionale del lavoro, uno dei bracci dell'Onu. Con maggiore prudenza del Fmi (ma anche dell'Ocse, della Bce o della Banca mondiale) l'Ilo presenta tre scenari delle conseguenze della crisi sul lavoro nel 2009: nell'ipotesi più favorevole saranno distrutti nel mondo 18 milioni di posti di lavoro; in quella peggiore 51 milioni.

I senza lavoro aumenteranno di una cifra pari all'1% della popolazione mondiale, neonati compresi. Ma non è solo la disoccupazione a preoccupare l'Ilo che annuncia anche un incredibile aumento dei lavoratori poveri e del loro potere d'acquisto. La crisi come sempre la pagano i lavoratori, ma a Davos sembrano non accorgersene e si discute soprattutto di come salvare il sistema finanziario sul quale sono già piovuti centinaia di miliardi di aiuti pubblici. Molte banche sono già state nazionalizzate, altri centinaia di miliardi sono pronti a essere girati alle banche per rilevare i bond tossici emessi dalle stesse banche. E quando (ma quando?) il sistema sarà risanato il tutto sarà riprivatizzato. A Davos uno degli ospiti d'onore è il mitico Soros. Per chi ha la memoria corta il finanziere svizzero fu quello che nel 1992 mise in crisi la sterlina e la lira. Il risultato fu l'uscita delle due monete dallo Sme (il sistema monetario europeo) una svalutazione pesantissima e - per l'Italia - una stangata senza precedenti da oltre 90 mila miliardi di lire (governo Amato) che mandò in recessione il paese con quasi un milione di nuovi disoccupati.

Soros passa per essere una persona per bene: un capitalista perfetto che guadagna tantissimo e si libera la coscienza girando miliardi di dollari alla sua Ungheria. Tutto «regolare» insomma. Così regolare che Soros in una intervista pubblicata ieri ha confessato che sta puntando parecchi soldini ancora una volta contro la sterlina giocando al ribasso, puntando sulla svalutazione della valuta e destabilizzando l'economia della Gran Bretagna. Ma si sa la speculazione è il sale del capitalismo.

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