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I DS ribadiscono l’opposizione al MoSE
20 Agosto 2005
MoSE
Un convegno dal titolo “Acque alte, le alternative al Mose” ha reso più esplicito il nuovo orientamento dei DS veneziani, anticipato da interventi del segretario regionale De Piccoli e dal senatore Michele Vianello. Inserisco le cronache sul convegno dei giornali locali (Gazzettino, Nuova, Corriere del Veneto) nell’edizione del 6 marzo 2004.

Contraria al MoSE nel passato, la maggiore formazione della sinistra aveva annacquato la sua opposizione negli anni delle giunte Cacciari e Costa. Ora le ragioni dell’opposizione sono riemerse con chiarezza, mentre il sindaco (secondo le parole del segretario del suo partito) mantiene un equivoco «equilibrio tra i vari interventi».

Silvio Testa

”O MoSE o Centrosinistra”

Il tema per la prossima campagna elettorale è servito: via il Mose, discriminante per la riconferma dell'attuale Centrosinistra nel dopo Costa. Il segretario regionale dei Ds, Cesare De Piccoli, ha rotto gli indugi, e ieri in un convegno organizzato dal partito ha lanciato un chiaro messaggio agli alleati: la coalizione sta in piedi se si toglie di mezzo il Mose.«No so quali saranno le scelte del sindaco Costa - ha sostenuto De Piccoli riferendosi al tormentone "o sindaco o parlamentare europeo" -. So con certezza che l'alleanza del Centrosinistra che si ricandiderà a governare la città dovrà rinegoziare il patto programmatico sulle questioni fondamentali della Salvaguardia e della riorganizzazione di Marghera. Non ho dubbi - ha scandito De Piccoli - che questo accordo è possibile se si supera il Mose e si punta con decisione a una revisione progettuale degli interventi più rispondente alle compatibilità ambientali».

Se l'assessore alla Legge speciale, Giampaolo Sprocati, ha puntato il dito contro il Governo, sostenendo che per rilanciare una visione sistemica della Salvaguardia «l'interlocutore deve cambiare», De Piccoli ha replicato che anche il Centrosinistra deve fare mea culpa per avere offerto il destro, con le sue divisioni, alle forzature romane. «Ora bisogna uscire dalle ambiguità - ha concluso - e il patto di governo della città va rinegoziato».

In un crescendo rossiniano, l'assessore diessino alla Legge speciale, Paolo Sprocati, ha ricordato che il centrosinistra veneziano si è formato ed è cresciuto sui temi della Salvaguardia; il segretario provinciale della Margherita, Rodolfo Viola, ha sostenuto che la sintesi di tante posizioni e di anni di lavoro sono le 11 condizioni poste dal Comune per passare alla progettazione esecutiva del Mose; il segretario regionale della Quercia, Cesare De Piccoli, ha garantito che se non si sbarazzerà il campo dal Mose, sui temi della Salvaguardia il Centrosinistra salterà! O meglio, nell'eventuale dopo Costa, in estate o l'anno prossimo, l'attuale coalizione non si potrà riformare se qualcuno punterà ancora i piedi sul progetto delle chiuse mobili alle bocche di porto. «Dopo 30 anni - ha sostenuto De Piccoli - tutti i progetti invecchiano, compreso il Mose».

Messaggio più chiaro ai partner della coalizione De Piccoli non poteva mandare, e l'accelerazione è avvenuta all'iniziativa pubblica "Difesa dalle acque alte" organizzata dai Ds (Unione comunale, Unità di base, Gruppo consiliare) ieri pomeriggio a Ca' Zenobio, durante la quale, stante la composizione del tavolo dei relatori, si è sparato a zero sul Governo e sui progetti del Consorzio Venezia Nuova. Cose già viste e già sentite, e sempre mediate nelle trattative tra i partiti. Ieri, però, De Piccoli è andato oltre, e ha posto la sua conditio sine qua non per il futuro Centrosinistra: basta Mose!

«Ormai - ha sostenuto De Piccoli - non si tratta più di un progetto che coagula un fronte di interessi che spingono per la sua realizzazione, ma di una questione politica e istituzionale». Il progetto, ha aggiunto, chiama in causa l'idea stessa di città, i poteri del governo locale, il ruolo del Comune.«No so - ha sostenuto il segretario regionale della Quercia alludendo al tormentone "o sindaco o parlamentare europeo" - quali saranno le scelte del sindaco Costa, so con certezza che l'alleanza di Centrosinistra che si ricandiderà a governare la città dovrà rinegoziare il patto programmatico sulle questioni fondamentali della Salvaguardia e della riorganizzazione di Marghera. Non ho dubbi - ha scandito - che questo accordo è possibile se si supera il Mose». Il tema della futura campagna elettorale è servito: per i Ds bisogna «puntare con decisione a una revisione progettuale degli interventi più rispondente alle compatibilità ambientali».

La valenza tutta politica dell'intervento di De Piccoli ha fatto passare quasi in secondo piano le tesi degli altri relatori, che pure hanno sostenuto la necessità di passare da una visione della salvaguardia tutta incentrata sulla grande opera a una visione sistemica. Lo ha fatto il socialista Sergio Vazzoler («Nel passaggio dal definitivo all'esecutivo bisogna introdurre "prima" la sperimentazione di approcci alternativi»), lo ha fatto Paolo Perlasca per il Wwf, lo ha fatto Michele Vianello, denunciando come l'intero impianto istituzionale e finanziario della Salvaguardia sia stato stravolto, lo ha fatto Sprocati denunciando «il dato dirompente» dell'eversione e dello stravolgimento di ogni regola attuata dal Governo.

Un tema, questo, su cui hanno battuto anche il segretario provinciale della Quercia, Delia Murer, e la parlamentare verde Luana Zanella, che ha ricordato il ricorso nel merito presentato alla Commissione Europea. La parlamentare ha attaccato duramente l'Ansa, nel cui sito esiste uno "speciale Mose". «Invece che fare informazione - ha accusato - sembra uno spot che perpetua la convinzione, che si ha fuori Venezia, che l'unica risposta all'acqua alta sia il Mose».

Un convegno dei Ds sulle alternative per fermare l’acqua alta.

VENEZIA. Il Mose non piace, e le alternative ci sono. Ma il centrosinistra non ha la forza di opporsi alla grande opera che va avanti, spinta dal governo e sostenuta dal sindaco Paolo Costa. E’ questo il senso del dibattito su «Acque alte, le alternative al Mose», svoltosi ieri pomeriggio a Ca’ Zenobio su iniziativa dei Ds. Per la prima volta dietro il tavolo i rappresentanti dell’intera coalizione al governo in Comune. Da tutti, con sfumature diverse, sono venute critiche al grande progetto. «Un’opera datata», ha esordito il segretario regionale della Quercia Cesare De Piccoli, «la città deve battersi perché siano attuate le alternative. fermare le acque alte è possibile, senza Mose». Un problema anche politico: «Dovrà essere uno dei punti programmatici irrinuciabili», ha detto de Piccoli, «per la nuova coalizione che si candida a governare la città».

Toni critici anche da Luana Zanella, deputata dei Verdi, che ha invitato i veneziani a esprimersi su un’opera «inutile e di grande impatto sull’ambiente lagunare». «Opera di regime, e per giunta illegittima», ha detto secco il parlamentare della Quercia Michele Vianello, autore dell’esposto a Bruxelles contro il Mose firmato da 150 parlamentari del centrosinistra. Molto critico sulle dighe mobili anche Sergio Vazzoler, capogruppo dello Sdi a Ca’ Farsetti. «Basterebbe far rispettare quell’articolo della legge 139», ha esordito, «prima di spendere soldi per il Mose si doveva verificare l’adeguato avanzamento degli altri interventi previsti dalla legge». Un emendamento alla Legge Speciale proposto all’epoca dallo stesso Vazzoler. «Dovrebbe intervenire la Corte dei Conti», dice Vazzoler. E poi con il Mose il porto sarà penalizzato, e piazza San Marco andrà sotto lo stesso».

Paolo Perlasca, a nome del Wwf, ha spiegato i motivi che hanno portato le associazioni ambientaliste a impugnare al Tribunale amministrativo la delibera del Comitatone che aveva dato il via libera al Comitatone. Delibera illegittima, perché avrebbe autorizzato la realizzazione di un’opera che non ha superato l’esame della Valutazione di impatto ambientale, prevista dalla legge europea. Rodolfo Viola, segretario della Margherita, ha difeso la posizione assunta dal sindaco di «equilibrio tra i vari interventi», addossando le responsabilità delle forzature procedurali al governo. Paolo Cacciari, assessore all’Ambiente, ha assicurato che la battaglia contro la grande opera va avanti nonostante l’accelerazione imposta dal governo al Mose. (a.v.).

Il centrosinistra vuole cambiare rotta

VENEZIA — « Quello del Mose è un progetto vecchio di 30 anni, basato su una fotografia di una Venezia che non esiste più. E’ il momento di passare dal generico no al Mose ad una piattaforma progettuale alternativa che comprenda tutto il governo della città, superando le contraddizioni interne alla coalizione » . Battaglie per la salvaguardia e amministrazione comunale: il centrosinistra vuole virare due volte. L’aria di stravolgimento delle strategie si è respirata ieri al dibattito su « La difesa dalle acque alte » organizzato dai Ds a Palazzo Zenobio. Tra gli altri, a dare il senso della necessità di una sferzata politica decisa ci ha pensato l’assessore comunale all’ambiente Paolo Cacciari: « Vorrei che facessimo un patto: per tre mesi non parliamo più di Mose, bensì di laguna. Che laguna vuole la sinistra? La distruzione dell’ecosistema lagunare non è colpa solo di Berlusconi e del Mose, ma anche di chi, dai motoscafisti ai vongolari, non vuole limiti che tocchino interessi particolari. Questa è la nostra debolezza » . Mettere dunque in atto le basi « per passare dalla città delle acque alte, immagine attraverso la quale Berlusconi può vendersi in tv la sua opera di regime – ha detto il ds Michele Vianello – alla città dell’ecocompatibilità. Questo senza commettere l’errore storico di separare la questione della salvaguardia lagunare da quella della riconversione di Porto Marghera. Servono studiosi e ricercatori liberi, non lacchè come li sceglie il centrodestra » . Molti degli interventi hanno messo in luce proprio un’assenza di competenze e di autonomia. « Troppi yes- man all’interno del Comitatone » ha detto Sergio Vazzoler dello Sdi. Parlando del Mose, l’assessore alla Legge Speciale, Gianpaolo Sprocati ha evidenziato una « deriva eversiva delle regole, un loro stravolgimento. Ormai il legame tra Stato e concessionario dell’opera è sempre più stretto, cancellando ogni competenza di cui gli enti locali sono in possesso » . Ma la deputata dei Verdi, Luana Zanella attacca Costa: « Se il Comune non è così autorevole nel Comitatone è anche perché il sindaco la pensa diversamente da noi sul Mose. Dobbiamo continuare a far finta di niente? » . E il segretario regionale dei Ds, Cesare De Piccoli: « La maggioranza, oltre alla coesione politica deve avere coesione programmatica, con un sindaco che garantisce tale unità senza far prevalere il suo potere di interdizione » . In difesa di Costa il segretario provinciale della Margherita, Rodolfo Viola: « Credo che la sintesi attorno alla salvaguardia sia già stata fatta delineando le 11 condizioni: da lì bisogna ripartire » .

S. Ci.

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