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Mario Pirani
I coccodrilli piangono sul Mose che non c´è
8 Dicembre 2008
MoSE
Il solito disinformato (ma solo a proposito del MoSE) prende ancora una volta lucciole per lanterne. Con postilla. La Repubblica, 8 dicembre 2008

Con la tranquilla consuetudine con cui al cader delle prime nevi il lettore di provincia legge il titolo di sempre, "La bianca visitatrice è tornata", così il primo dicembre i telespettatori hanno guardato le immagini di Venezia semi sommersa dall´acqua alta. I cronisti spiegavano tranquilli che il mareografo di Punta della Salute aveva raggiunto i 156 cm di marea, tutti i pianterreni erano rimasti sommersi e la città isolata.

Si era sommata, infatti, la marea astronomica prevista (quella derivante dagli allineamenti tra terra, sole e luna), con l´ulteriore ondata dovuta alla bassa pressione e al vento. Nella grande alluvione del 4 novembre 1966 l´altezza delle acque fu di 194 cm, 38 cm in meno dell´ultimo primo dicembre.

Anche questa volta, se lo scirocco avesse seguitato a soffiare, avremmo potuto vivere una analoga catastrofe. Mi ha colpito in un telegiornale l´esclamazione di un passante che lamentava l´inefficienza del Mose: «Ci avevano raccontato che ci avrebbe salvato dall´acqua alta ed invece siamo stati traditi una volta ancora!» Non è certo un dovere civico essere informati, ma, per contro, è un diritto non essere disinformati dalla Tv pubblica. Disinformazione subìta da alcuni milioni di tele spettatori, visto che il cronista non si è sentito in obbligo di precisare che le paratoie mobili del Mose non avrebbero potuto ergersi contro l´urto delle maree per il semplice fatto che non sono state ancora installate. Certo, se il progetto non fosse stato continuamente rimandato, bloccato, rivisto, contestato da una assurda opposizione che avanzava continui piani alternativi (13 a cantieri già in funzione), bocciati in sede tecnica, sottoposto a dieci ricorsi al Tar e all´Unione europea (per la presunta minaccia alla tranquillità delle gabianelle), interrotto da manifestazioni inalberanti lo slogan onnicomprensivo «no Mose, no Tav, no global», il sistema per la messa in sicurezza di Venezia sarebbe stato completato da almeno 3 anni. Il progetto preliminare del Mose risale, infatti, al 1989 e quello di massima fu approvato nel 1994. Se per ragioni o meglio per s-ragioni del tutto politiche la messa in cantiere non fosse stata ostacolata in ogni modo, malgrado un comitato di tecnici di grande fama internazionale avesse ribadito essere quella la soluzione migliore, le paratie sarebbero già oggi in funzione. Si può, invece, ragionevolmente affermare che il test Mose costituisce la prova scientifica sulla giustezza dell´intuizione di Walter Veltroni circa la necessità di liberare il movimento riformista dalle pastoie di una sinistra paralizzante.

Non stupisce, perciò, che i «noMose» abbiano in questi giorni chiesto per l´ennesima volta la sospensione dei lavori... «causa, a loro avviso, del recente maggior afflusso di acqua in laguna». Debbo confessare che stento a comprendere tanto odio inveterato per una grande opera pubblica priva di qualsivoglia impatto paesaggistico, come potrebbe essere per un edificio fuori scala o una autostrada, di ogni emissione dannosa (il caso dei termovalorizzatori) o pericolosa (i rigassificatori, le centrali nucleari), o di un impianto sconvolgente per l´ambiente (come l´alta velocità). Nulla di tutto ciò: le paratoie mobili se ne stanno sott´acqua, invisibili per la maggior parte dell´anno e verrebbero alzate, all´occorrenza, per le ore necessarie. Il loro scopo unico è la salvaguardia di Venezia, attraverso un sistema che i migliori scienziati e tecnici ambientalisti hanno giudicato ottimale. Solo il riflesso ideologico di un negativismo ad oltranza può spiegare la cecità di una simile opposizione. Meno spiegabile la ripetitività sciocca con cui una parte dei mass-media seguita a riprenderne le giaculatorie. Se il primo dicembre il Mose fosse stato in funzione Venezia e Chioggia sarebbero restate all´asciutto e così tutte quelle volte in cui l´acqua supera i 110 cm (31 volte tra il 1966 e il 1975, 55 volte, con un crescendo pauroso, negli ultimi dieci anni).

P. S.: Cacciari obietta che il pericolo vero, dai 140 cm in su, avrebbe una cadenza di 23 anni, calcolando che tanti ne sono passati dal 1986, quando fu raggiunto un livello simile a quello del 1 dicembre.

Ragionamenti simili li fecero a New Orléans, prima che le maree la distruggessero. In realtà nei sistemi complessi, come i flussi climatici nell´epoca dell´effetto serra, si arriva a stabilire l´alta probabilità di un effetto devastante, ma non si può prevedere quando. In laguna le acque hanno superato 9 volte in 40 anni anche di molto il limite di guardia. Quando andranno oltre? Per Venezia non vorremmo scoprirlo il giorno dopo.

Postilla

Ci risiamo. Ancora una volta Mario Pirani disinforma. Dimentica che il MoSE non funziona, per ora, perché non si sono i soldi per completarlo, e neppure i progetti esecutivi. Dimentica che nessuno sa ancora quanto costerà la gestione dei complessi, delicati e non sperimentati meccanismi e, soprattutto, chi la pagherà, anno per anno. Dimentica che sono stati avanzati dubbi molto forti (in sede scientifica) sull'efficacia del MoSE ad affrontare i problemi della crisi climatica e sulla obsolescenza dell'intero progetto.

E dimentica che le decisioni pubbliche nell’ambito delle quali è stato licenziata, con un colpo di mano del ministro Nicolazzi, l’operazione Mose-Consorzio Venezia Nuova, prescrivevano una serie ampia di altri interventi, molto meno costosi, cha avrebbero restituito al bacino lagunare la capacità di assorbire acque alte medie e medio-alte senza provocare inconvenienti agli utilizzatori dei piani terra.

Peccato che, invece di affidarsi alla disinformazione di uno tra le decine di intervistati sulla strada, non abbia letto il documento, emesso tempestivamente all’indomani dell’acqua alta (il 1° dicembre) nel quale tutte queste cose vengono ricordate. Per i nostri lettori (e anche per Mario Pirani) lo alleghiamo qui sotto. E per altre informazioni sul MoSE e la Laguna rinviamo alla ricca documentazione raccolta in questa stessa cartella.

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