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Sandro Roggio
Guerra sull’urbanistica, il cuore di uno scontro che viene da molto lontano
2 Dicembre 2008
Sardegna
“Il conflitto è indice di una scarsa volontà a completare il Ppr, nonostante le alluvioni e il referendum ammazzacoste bocciato”. La Nuova Sardegna, 2 dicembre 2008

di Sandro Raggio A vedere i segnali era prevedibile una crisi del governo Soru; molto probabile che si verificasse sulle scelte urbanistiche. Negli ultimi vent’anni è successo spesso che dietro le dimissioni di un governo regionale vi fossero contrasti, mai spiegati, sui temi del governo del territorio. In questo caso c’è altro. Nello sfondo ci sono da mesi le questioni interne del Partito democratico: quadro fosco e mutevole, difficile da decifrare tra le righe dei vari passaggi, e rivelatore della imminenza delle elezioni. Per cui nello scontro si intrecciano varie questioni, ma il nodo dell’urbanistica resta saldamente al centro, nonostante i tentativi di minimizzarlo. Lo è stato nel corso della legislatura, con conflitti nella fase di redazione del Piano paesaggistico la cui approvazione, con quel contenuto atipico, non è stata mai accettata da una parte della maggioranza, piuttosto subita con malcelato fastidio, espresso in più occasioni sotto altre forme. Credo che al fondo vi sia un serio malinteso, prodotto della sottovalutazione di molti riguardo alle dichiarazioni d’intenti di Soru sul governo del territorio, contenute con evidenza nel programma elettorale della coalizione del centrosinistra. Basta rileggerlo quel documento, arditamente proposto agli elettori - che lo hanno accolto - e si troverebbe descritta la volontà di una rigorosa tutela dei paesaggi sardi, senza spazi per i patteggiamenti tipo quelli che hanno portato i precedenti Ptp alla invalidazione con disonore. Facile immaginare che più di uno abbia pensato che intanto i programmi contano fino a un certo punto, perché poi le cose si aggiustano. Già visto. L’obiettivo di quella parte del centrosinistra che ha condiviso il progetto, è invece rimasto fermo e la indisponibilità alle mediazioni sul programma è sembrata agli avversari insopportabile. Si potrebbe discutere fino ai dettagli per scoprire se l’atteggiamento del governo regionale sia stato troppo discontinuo, e l’idea del “piano senza difetti” inconciliabile con le necessità della politica e dei suoi equilibri. Sarebbe un esercizio inutile. Conta piuttosto evidenziare che questa fase ci ha messo finalmente tra le regioni guardate con rispetto dall’Europa sui temi ambientali. I fatti. Non è chiaro quello che è accaduto come è in tutte le crisi della politica. I contrasti sembrano riconducibili alla questione delle competenze nella approvazione del Ppr, se della Giunta o del Consiglio. Il cui ruolo è sembrato finora marginale (per via del sistema elettorale o per l’ assenza dei partiti un tempo promotori di dibattiti nel territorio?). La necessità di riconoscere al Consiglio maggiori poteri era stata decisa attribuendogli la competenza nella approvazione di un documento preliminare, impegnativo per la approvazione del Ppr. Del quale resta aperta la fase due. La redazione in corso, per le zone interne, da concludersi necessariamente prima delle elezioni (quando se no?) chiede una ovvia accelerazione. La ragionevole tesi di utilizzare, in fase transitoria, il documento d’indirizzo già approvato dal Consiglio nel 2005, è stata contrastata, per affermare il ruolo dell’Assemblea - è stato detto. Ma impossibile non vedere in ciò il segno di una scarsa volontà a completare in tempo il Ppr. Poco in sintonia con fatti recenti: l’insuccesso clamoroso del referendum ammazzacoste e soprattutto le tragedie delle alluvioni. Una prova di forza sul punto più in vetrina del programma e più caro al presidente? Forse. Una strategia palazzinara? Non esattamente. Ci sono nel Partito democratico e nella coalizione di centrosinistra che governa la Regione forze che si richiamano alle migliori tesi dell’ambientalismo, ma c’è, non lo si può negare, l’idea di regolare caso per caso le faccende nel territorio contraddicendo alla radice i principi generali. Quante volte abbiamo sentito declamare la formula: «Siamo per la tutela del territorio e del paesaggio, ma»... Ed è quel “ma” che rivela un’attitudine al compromesso, cronica e temo incorreggibile.

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