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Roberta De Rossi
Grandi navi, blocco per la Biennale
24 Aprile 2014
Venezia e la Laguna
C'è chi difende la sopravvivenza di Venezia e della sua Laguna. Dal basso, nuotando contriocorrente nell'oceano dell'ignoranza, degli interessi economici, delle menzogne. Cronaca dell'affollata assemblea del Comitato No Grandi navi.

C'è chi difende la sopravvivenza di Venezia e della sua Laguna. Dal basso, nuotando contriocorrente nell'oceano dell'ignoranza, degli interessi economici, delle menzogne. Cronaca dell'affollata assemblea del Comitato No Grandi navi. La Nuova Venezia, 24 aprile 2014, con postilla

«Il 7 e 8 giugno, in coincidenza con la Biennale d'Architettura, sarà blocco delle grandi navi. E non sarà un blocco simbolico, di qualche ora: le navi non devono partire per tutto il giorno. E la risposta che la città darà alla drammatizzazione del governo e del porto che vogliono accelerare sullo scavo del Canale Contorta». Tommaso Cacciari parla al termine dell'affollata assemblea del Comitato Nograndinavi, che ieri pomeriggio ha riempito l'aula magna della sede universitaria di San Sebastiano: la risposta è stata ferma e unitaria da parte delle molte anime del mondo "noNav". E fino al giorno annunciato del grande blocco, un incalzare di iniziative, in quello che Luciano Mazzolin presenta come «un percorso di avvvicinamento serrato al 7-8 giugno». Così appello a tutti i parlamentari (italiani ed europei) «non solo per una simbolica presa di posizione contro le grandi navi» - per dirla ancora con Tommaso Cacciari - «per l'ennesima interpellanza parlamentare, ma perché siano in piazza con la città a manifestare e bloccare le navi».

Da domani, striscioni e volantini alla tre giorni di apertura straordinaria dell'Arsenale, allo stand di Corte del Fontego Editore. Lunedì 28, conferenza stampa con i risultati delle indagini di rilevamento sulla qualità dell'aria che il Comitato ha affidato a un gruppo di docenti universitari tedeschi. Ancora, presidio informativo alla Festa per Poveglia, a Malamocco il 4 maggio. Entro metà maggio, assemblea pubblica cittadina nuovamente in sala San Leonardo; il 27 maggio in pullman a Roma per la manifestazione nazionale organizzata da Comitato per l'acqua pubblica.

La "linea dura" arriva nel giorno in cui il sindaco Giorgio Orsoni comunica di avere in calendario «a giorni, un incontro con il presidente del Consiglio Matteo Renzi». La posizione del Comune è nota: opzione Marghera, «da subito, per due o tre giganti più grandi» e per le altre arrivo in Marittima attraverso il Canale Vittorio Emanuele lungo il ponte della Libertà, in opposizione allo scavo del canale Contorta voluto dall'Autorità Portuale o di un nuovo canale parallelo alla Giudecca (avanzato da Scelta civica e caldeggiato da Venezia Terminal passeggeri).

Ma il dibattito interno ai "NograndiNavi" sul "dopo" è aperto: ieri, il vicepresidente di Italia Nostra Paolo Lanapoppi ha scritto una lettera aperta, per prendere le distanze dal progetto alternativo di realizzare un nuovo porto off shore in mare. «Cari amici del Comitato no grandi navi, siete sicuri che le vostre energie siano spese bene quando sostenete che a Venezia le grandi navi da crociera devono essere alloggiate in una nuova banchina portuale tra il Cavallino e la punta del Lido a San Nicolò? Immaginate il traffico di lancioni e motonavi, taxi e moto-topi da San Basilio a Sant'Elena e Cavallino quando 12 mila persone dovranno essere trasportate in andata e altrettante in ritorno, e poi i loro bagagli, le provviste, i rifiuti? Le navi da crociera forse fanno meno danni in Marittima, che in un porto artificiale tra due dighe».

«Diciamo che la soluzione De Piccoli è un ripiego», osserva la presidente Lidia Fersuoch, «le navi non vanno tolte dal bacino, come sostiene il Comune, vanno tolte dalla Laguna, perché lo scavo di qualsiasi canale mette a rischio la monumentalità di quel bene immenso che è la Laguna: sembra impossibile che il sindaco Orsoni non lo capisca. Serve un nuovo progetto di turismo, non assuefatto allo sfruttamento».

In un'intervista (pubblicata su Youtube) del Comitato NoGrandiNavi, il senatore Felice Casson ricorda dell'«atto vincolante per il governo» approvato dal Senato, per sottoporre a una valutazione tecnico-scientifica tutti gli scenari, anche «se il ministro Lupi sta cercando di forzare la mano, giocando sul tempo per evitare di dare modo ai cittadini di organizzarsi», «un conflitto istituzionale grave che si metta contro il Parlamento».

Postilla

Ancora una volta è dal basso che viene un segnale di chiarezza, verità, onestà intellettuale e saggezza. Il comitato Nograndi navi ha avuto il grande merito di aprire gli occhi al mondo sulle scempio dell’arrivo dei Grattacieli del mare in Laguna. Oggi ha ancheil merito di mettere l’accento su due verità che l’opinione pubblica italiana e internazionale non conosce, e che i decisori (da Orsoni a Costa, da Renzi e dai suoi ministri e sottosegretari ai rappresentanti dei poteri economici) se conoscono nascondono nelle parole e nei conseguenti atti.

La prima verità nascosta dai potenti è questa: il problema non è estetico, non è l’impatto visivo dei Grattacieli, non è il disturbo e il rischio nel “salotto buono”della citta: il Bacino San Marco. Il problema e il danno è la salute dei cittadini ed è il degrado ulteriore alla sopravvivenza di quel monumento unico al mondo che è la Laguna: la Laguna di Venezia, l’unica laguna rimasta tale da un millennio grazie al sapiente incontro tra la natura e la cultura e il lavoro quotidiano dell’uomo. E’ questo il bene universale che il pensiero corrente ignora o nasconde

La seconda verità che viene nascosta è che i Grattacieli in Laguna sono a loro volta un effetto. La causa è la scelta politica, condivisa da tutti i decisori, di assumere come obiettivo principale di ogni azione lo sfruttamento economico della città e del suo ambiente. Il turismo di massa, il turismo mordi e fuggi espresso dall’arrivo delle torme di passeggeri che arrivano nel tessuto delicato e fragile della città ne è la faccia più evidente, e più vistosamente devastante delle qualità incomparabili di Venezia. E’ una delle facce del problema e del danno, simmetrica a quella dell’esproprio dei beni pubblici compiuta dal turismo d’élite (vedi la vicenda del Mulino Stucky).

La mercificazione dei patrimoni culturali, e con essa la distruzione delle diversità che sono la ricchezza del mondo, è un morbo che corrode non solo Venezia, ma ogni luogo nel mondo che sia dotato di qualità particolarmente vistose e celebrate. Lo sforzo che va fatto è perciò quello di riprendere il ragionamento su un turismo alternativo rispetto a quello attuale: un turismo basato sulla conoscenza, lo studio, il godimento dello specifico bene che ogni luogo possiede, della storia da cui è stato prodotto, dalla società che lo abita e ne è un elemento.

A chi vuole approfondire consigliamo gli aurei libretti della collana “Occhi aperti su Venezia” di Corte del fontego editore, e in particolare: E le chiamano navi, di Silvio Testa, La Laguna di Venezia, di Edoardo Salzano, Imbonimenti, di Paola Somma, Confondere la Laguna, di Lidia Fersuoch. Su eddyburg si vedano i numerosi documenti le cartelle su Venezia e la Laguna nell’archivio del vecchio e del nuovo eddyburg

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