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Governo e DS difendono il MoSE
12 Marzo 2006
MoSE
Due notizie dala Nuova Venezia dell’11marzo. Secondo il governo “I lavori del Mose non intaccano la laguna”, secondo i DS “L’opera deve andare avanti”

“I LAVORI DEL MOSE NON INTACCANO LA LAGUNA”

VENEZIA. Per il Governo italiano i lavori del Mose non mettono a rischio l’habitat naturale della laguna. E’ la risposta alla procedura di infrazione avviata dalla Commissione europea per la possibile violazione delle direttive comunitarie sulla protezione dell’habitat naturale degli uccelli selvatici nella laguna. Se non sarà giudicata sufficiente si aprirà un giudizio alla Corte Europea di Giustizia.

«Il Governo italiano condivide pienamente le preoccupazioni della Commissione europea sulla protezione degli habitat naturali presenti nella Laguna di Venezia». Tuttavia le valutazione del Mose, «hanno dimostrato l’assenza di impatti significativi del progetto, il cui obiettivo è proprio la salvaguardia della città di Venezia e della sua laguna». E’ questa la risposta data dal Rappresentante permanente italiano presso l’Unione Europea, l’ambasciatore Rocco Cangelosi al commissario europeo all’Ambiente, Stavros Dimas, sulla procedura di infrazione avviata il 13 dicembre scorso, con una lettera di messa in mora, e legata all’impatto ambientale del Mose. Cangelosi ha sottolineato a Dimas che «il Governo italiano ha illustrato come nel corso di tutto l’iter di approvazione del progetto Mose, sono state effettuate valutazioni di impatto ambientale e di incidenza del progetto. Queste valutazioni, realizzate con il concorso di autorevoli esperti internazionali, hanno dimostrato l’assenza di impatti significativi del progetto, il cui obiettivo è proprio la salvaguardia della città di Venezia e della sua laguna. Inoltre da parte italiana è stata ripetuta la valutazione di incidenza a seguito dell’avvio del progetto ed è stato deciso l’avvio di un monitoraggio costante dell’impatto del progetto stesso». «Il commissario Dimas - continua la nota - ha preso atto delle informazioni fornite dall’Italia - anche attraverso la presentazione di una ricca ed approfondita documentazione - e ha assicurato che la Commissione valuterà la risposta italiana con molta attenzione, nell’interesse della protezione di Venezia e della sua laguna». Da circa due anni ambientalisti e comitati denunciano la violazione delle procedure comunitarie per i lavori avviati sulle aree Sic («Siti di interesse comunitario») in particolare nell’oasi della Lipu a Ca’ Roman e San Nicolò. E’ il tema di numerosi esposti inviati negli ultimi mesi all’Ue dai Verdi, da Italia Nostra, dalla stessa Lipu. L’accusa era quella di avere avviato i lavori in violazione delle normative Sic, che in quelle aree prevedono procedure particolari a tutela dell’ecosistema. Aprendo un procedimento, la Commissione europea sembrava aver dato ragione ai ricorrenti piuttosto che al Magistrato alle Acque che ha sempre sostenuto la regolarità delle procedure adottate. Ora, dopo la risposta italiana per cui tutto è a posto, dovrà decidere se andare avanti o fermarsi. (e.t.)

«Mose, non torneremo indietro»

di Matteo Marian

PADOVA. Ricostruire un rapporto di lealtà tra fisco e contribuenti, aprire e regolamentare i mercati e investire sul futuro del Paese, con particolare riguardo alle infrastrutture. Nicola Rossi, economista, deputato diessino già consigliere del presidente del Consiglio D’Alema e del ministro del Tesoro Visco, illustra i tre cardini del programma economico dell’Unione. Tre priorità «da affrontare fin dal primo giorno della prossima legislatura» commenta «che, però, non avranno effetti immediati».

Per questa ragione, spiega Rossi, «la riduzione di 5 punti del cuneo fiscale sarà fondamentale per dare ossigeno al Paese. Un intervento ponte per rimettere in moto un sistema finito nel pantano».

Ma in che modo contate di riuscire a rendere fedeli al fisco le imprese?

«Innanzitutto mettendo fine alla stagione dei condoni. Ma la lealtà non è univoca, lo Stato deve fare la sua parte. Penso alla riduzione dei tempi dei rimborsi Iva».

Il ministro Tremonti, a questo proposito, promette restituzioni in 90 giorni.

«La trovo una promessa curiosa, visto che, in cinque anni di governo, i tempi sono lievitati fino all’anno e mezzo».

La gestione del fisco è un tema caldo a Nordest: l’esplosione dell’autonomismo, con molti Comuni pronti a cambiare regione, evidenzia la necessità di una svolta.

«Il decentramento fa bene al Paese, ma deve essere accompagnato da responsabilità. Il problema è che in questi anni sono state decentrate funzioni che, per la loro natura, non andavano decentrate. Come il Mezzogiorno».

I privilegi assicurati alle Regioni autonome vengono considerati anacronistici.

«Portato a regime un sistema fiscale federale non avranno più ragione di esistere».

Passando alle infrastrutture, agli imprenditori, nordestini e non, sono termati i polsi non vedendo la Tav nel vostro programma.

«Il programma parla di un’Italia che deve essere parte integrante delle reti europee. Non c’è alcuna ambiguità».

Come si posso accelerare i tempi di realizzazione delle grandi opere?

«Prevedendo un meccanismo diverso rispetto a quello stabilito dalla legge Obiettivo. È opportuno individuare le opere di interesse nazionale, ma la realizzazione di queste non può essere imposta. Questo è l’elemento che dilata all’infinito i tempi».

La vostra proposta?

«Puntare su un sano principio demoratico».

Mettere ai voti lo sviluppo non rischia di creare un’impasse più profonda?

«La politica serve per rendere credibili i traguardi ambiziosi. Il Paese deve essere stimolato a essere migliore. Non è certo con i condoni o con le gag all’estero che si riesce a fare questo».

L’Unione si impegnerà per rendere credibile anche il Mose?

«Credo sia, in assoluto, l’opera su cui è più difficile essere certi dell’efficacia».

Quindi, in caso di vittoria dell’Unione, si farà marcia indietro?

«Comprendo le perplessità avanzate dal sindaco Cacciari, ma, giunti a questo punto, non possiamo permetterci di tornare indietro».

E sulle liberalizzazioni in che direzione pensate di andare?

«È giusto dire che, nella passata legislatura, in alcuni casi i risultati sono stati parziali. Ma era stato messo in campo un impianto che è stato completamente stravolto, fino a creare dei monopoli locali. Bisogna riprendere la strada dell’apertura che, se governata, può portare a crescite dimensionali economiche ragionevoli».

Per quanto riguarda la dipendenza energetica?

«Il problema richiede la differenziazione delle fonti, senza per questo essere ecologisti fondamentalisti. Sul nucleare, invece, bisogna interrogarsi se può essere una soluzione per il futuro».

Il Nordest chiede una rappresentanza politica in grado di supportare il rilancio economico dell’area.

«Il Nordest deve interrogarsi sulla qualità politica che ha espresso in questi anni».

La risposta e nei fatti?

«Sì, e spero anche nei risultati delle prossime consultazioni politiche».

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