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Davide Paolo; Carlucci Berizzi
Gli uomini che rapiscono i paesaggi
29 Luglio 2005
In giro per l'Italia
Al limite della legalità, ma oltre quello della decenza e del buon senso. Repubblica, edizione Milano, 29 luglio 2005 (f.b.)

Gli scafisti della natura partono all´alba e arrivano di notte. Con i loro tir carichi di alberi - alberi vecchi anche mille anni - di muretti a secco, pietre calcaree, cespugli, pezzi di trulli, solcano le autostrade aggirando i controlli. Se non ci sono intoppi, consegnano in giornata. Smontano il paesaggio pugliese, lo frantumano, segnano i pezzi uno per uno, come un mosaico. Poi lo ricostruiscono. Migliaia di chilometri più a nord. Nelle ville della Brianza, nei parchi dei ricchi lombardi. Immaginate un trullo nelle campagne intorno a Milano. O un muretto a secco e cespugli di gariga nel giardino di un villone di Usmate. Tutto questo è possibile: basta pagare, bene, e i contrabbandieri del verde mettono le ruote alla natura millenaria. Spiantano ulivi germogliati nel medioevo.

Spogliano le Murge della loro pietra naturale; saccheggiano chilometri di costa pugliese, da Fasano a Castellaneta. Poi riempiono i camion e trasportano la loro mercanzia lontano. Una tratta bell´e buona. «La cosa più preoccupante - dice Elio Lanzillotti di Legambiente - è che il 60 per cento di questi alberi dopo due anni al Nord muoiono. Non reggono le temperature». I predoni della natura tirano fuori gli ulivi con gli escavatori. Sventrano il terreno rossastro con gli scalpelli. Al tramonto, oppure all´alba. Al riparo dagli sguardi delle guardie forestali. Sradicano la storia e la piantano da un´altra parte. C´è una normativa che proibisce di espiantarli gli ulivi, ma poi concede una serie di deroghe: si possono portare via gli alberi dove è prevista la realizzazione di una zona industriale, oppure se le piante possono provocare danni al resto dell´uliveto. Risultato: basta un permesso dell´Ispettorato provinciale all´agricoltura, ed è fatta. Tu dichiari che stai spiantando l´ulivo vecchio, magari perché malato, per ripiantare quello nuovo: e già che ne togli uno ne togli venti.

Il viaggio dei venditori di paesaggi chiavi in mano comincia da posti che si chiamano Egnazia, Fasano, Cisternino, Ostuni, Castellana Grotte. Qui gli ulivi sono sculture vegetali. Hanno rami contorti, i tronchi rugosi deformati dal vento mimano il trascinarsi dei vecchi contadini nelle piazze dei paesini dell´entroterra. A guardarli da vicino si capisce perché sul mercato li piazzano anche a ventimila euro. E perché i clienti, facoltosi del Nord, sono in aumento. Comprare ulivi secolari non è un reato. Però il loro commercio snatura il paesaggio pugliese, e anche quello dove vengono importati. Nella sua villa di Illasi, provincia di Verona, Don Luigi Verzè, il fondatore dell´ospedale San Raffaele, di ulivi secolari ne ha piantati decine (qualcuno è arrivato dalla tenuta di Albano Carrisi a Cellino San Marco). Anche nel giardino dell´ospedale. Ulivi storici arredano il parco di villa di San Martino, la residenza di Silvio Berlusconi ad Arcore. Il premier, esperto di botanica e molto attento all´ambiente, ha voluto assicurarsi personalmente che la provenienza degli alberi fosse assolutamente "pulita". Ma altri non stanno tanto lì a guardare.

Per capire abbiamo seguito la tratta degli ulivi. Contattiamo Angelo, tramite un vivaista. Gli spieghiamo cosa vogliamo: un bel po´ di ulivi per farci, a Bergamo, un giardino mediterraneo. Ci porta in un angolo tranquillo di campagna pugliese, un pezzo di Murgia dove si sente solo il fischio del vento. Ci sono ulivi nodosi, file di muretti a secco e trulli, cespugli di gariga, di rosmarino, di lentisco. «Noi possiamo ricostruire questo paesaggio su da voi, tale e quale. Assicurato e con garanzia: se gli alberi seccano - dice - li cambiamo». Angelo è pronto a darci tutto. «Di ulivi ne vendo tantissimi. Tutti al Nord». Ne ha una decina pronti per la vendita, già spiantati e ripiantati in contenitori di plastica, radici e tutto. Indica un trullo già smontato: «Quello ve lo do a duemila euro. Insieme con tutte le pietre che volete». La scomparsa di trulli e muretti a secco è un altro fenomeno in crescita. Vengono rasi al suolo, e le pietre messe in vendita al miglior offerente. Per adornare le ville del Nord. Il tutto a rischio basso. Alla fine del giro chiediamo a Angelo un preventivo. Portare via un pezzo di Puglia costa 150mila euro. La cifra comprende: venti ulivi a quattromila euro l´uno; il trasporto; una settimana di manodopera per tre giardinieri che verranno a Bergamo a piantarli; trenta massi che fanno «effetto Murgia» (35mila); cinque casse di pietre da giardino; diecimila euro per il trullo, dieci melograni, un carrubo... «In regalo - chiosa Angelo - vi do un pero selvatico».

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