loader
menu
© 2022 Eddyburg
Luca Fazio
Gli ogm europei alla prova del Ttip
26 Marzo 2015
Articoli del 2015
Le trat­ta­tive per il Ttip sono com­pli­cate. Si stanno con­fron­tando due mondi diversi. Da una parte ci sono gli Usa che tute­lano il mer­cato e i loro pro­dotti e dall’altra c’è l’Europa che, sulla carta, dovrebbe pre­di­li­gere la tutela dei con­su­ma­tori e la qua­lità dei pro­dotti.

Il manifesto, 26 marzo 2015 (m.p.r.)

La nuova diret­tiva euro­pea sugli Orga­ni­smi gene­ti­ca­mente modi­fi­cati (2015/412) è appena stata pub­bli­cata sulla Gaz­zetta uffi­ciale euro­pea. A una prima let­tura sem­bre­rebbe una norma in difesa della bio­di­ver­sità e dell’agricoltura soste­ni­bile poi­ché pre­vede la pos­si­bi­lità per gli stati dell’Unione euro­pea di vie­tare la col­ti­va­zione di Ogm. Anche i dati rela­tivi al 2014 pub­bli­cati dall’International Ser­vice for the Acqui­si­tion of Agri-biotech Appli­ca­tions (Isaaa) non sono inco­rag­gianti per le mul­ti­na­zio­nali bio­tech: con un ulte­riore calo del tre per cento la super­fi­cie col­ti­vata a Ogm in Europa si è ridotta a 143.016 ettari di mais Bt col­ti­vati in 5 paesi su 28 (si col­tiva in Spa­gna il 90% delle super­fi­cie totale). Il resto sono bri­ciole sparse tra Por­to­gallo, Roma­nia, Slo­vac­chia e Repub­blica Ceca. In Ita­lia, nell’immediato, non dovreb­bero aprirsi sce­nari allar­manti: è in vigore un divieto tem­po­ra­neo che impe­di­sce la col­ti­va­zione dell’unico Ogm auto­riz­zato per la col­ti­va­zione in Europa, il mais Mon810 di Monsanto.

Bat­ta­glia vinta? Tutt’altro. La nuova legge euro­pea pre­senta alcune cri­ti­cità. Una in par­ti­co­lare. Il governo che volesse ban­dire gli Ogm dal suo ter­ri­to­rio non potrà addurre moti­va­zioni che con­tra­stano con la valu­ta­zione di impatto ambien­tale con­dotta dall’Efsa (Auto­rità euro­pea per la sicu­rezza ali­men­tare). «Signi­fica che i governi - spiega Fede­rica Fer­ra­rio di Green­peace - non pos­sono basare i bandi su spe­ci­fici impatti ambien­tali o evi­denze di pos­si­bili danni da parte delle col­ti­va­zioni Ogm a livello nazio­nale nel caso in cui que­sti rischi non siano stati presi in con­si­de­ra­zione da parte della valu­ta­zione dell’Efsa».

Quindi i paesi non potranno uti­liz­zare argo­men­ta­zioni di carat­tere ambien­tale per giu­sti­fi­care il divieto di col­ti­va­zione. Inol­tre, la nuova diret­tiva rimette in moto l’attività della Com­mis­sione euro­pea sem­pre molto dispo­ni­bile ad auto­riz­zare nuovi Ogm (il primo in esame è il mais 1507, inven­tato per resi­stere all’erbicida glu­fo­si­nato che nel 2017 sarà vie­tato in Europa per la sua tos­si­cità). Ma anche di fronte a un Ogm buono auto­riz­zato dalla Ue e cer­ti­fi­cato dall’Efsa non sarebbe scon­giu­rato il fat­tore di rischio più peri­co­loso per col­ti­va­tori e con­su­ma­tori: la con­ta­mi­na­zione. Secondo uno stu­dio di Green­peace, con­dotto con il gruppo di ricerca inglese GeneWatch e pub­bli­cato dalla rivi­sta Inter­na­tio­nal jour­nal of food con­ta­mi­na­tion, dal 1997 al 2013 si sono veri­fi­cati circa 400 casi di contaminazione.

Ma la vera trap­pola che potrebbe vani­fi­care un decen­nio di lotte con­dotte dagli ambien­ta­li­sti euro­pei e stra­vol­gere le regole della pro­du­zione del sistema agroa­li­men­tare del vec­chio con­ti­nente - non solo per l’insidia Ogm - si chiama Tran­sa­tlan­tic Trade and Invest­ment Part­ner­ship, meglio (s)conosciuto ai più con la sigla Ttip. Si tratta di un accordo semi segreto per «faci­li­tare» gli scambi eco­no­mici tra Europa e Stati Uniti. L’obiettivo dichia­rato è age­vo­lare la cir­co­la­zione delle merci armo­niz­zando le diverse nor­ma­tive che esi­stono in Europa e negli Stati Uniti. Cosa suc­ce­derà per quanto riguarda agri­col­tura e cibo? Il mistero è fitto. Le trat­ta­tive feb­brili.

I cata­stro­fi­sti riten­gono che le nuove regole del trat­tato favo­ri­ranno le aziende a stelle e stri­sce. Le con­se­guenze? Cibi Ogm dif­fi­cil­mente rin­trac­cia­bili, mag­gior uti­lizzo di pesti­cidi, pre­do­mi­nio dei grandi car­telli agroin­du­striali, scarsa tutela dei pro­dotti tipici, eti­chet­ta­ture e trac­cia­bi­lità meno appro­fon­dite e delo­ca­liz­za­zione della pro­du­zione ali­men­tare dove costa meno. Non è la “pistola fumante” ma poco ci manca: su quasi 600 incon­tri di con­sul­ta­zione rea­liz­zati dalla Com­mis­sione euro­pea - di cui ci sono pochi docu­menti in cir­co­la­zione - circa 500 si sono svolti alla pre­senza di potenti aziende del set­tore (sementi, alle­va­mento e man­gimi, bio­tech, pro­dut­tori di bevande e cibi).

Lo scon­tro è tra un paese con un sistema agri­colo che punta sulla quan­tità e uno che sta sul mer­cato gra­zie alla qua­lità della sua pro­du­zione. Un sistema a maglie lar­ghe con­tro uno con nor­ma­tive più rigide. Per le asso­cia­zioni ambien­ta­li­ste e dei con­su­ma­tori l’esito è scon­tato: «l’armonizzazione» delle leggi per l’Europa si tra­durrà in una ces­sione di sovra­nità in ter­mini di sicu­rezza.

Marco Zullo, par­la­men­tare euro­peo del M5S (com­mis­sione agri­col­tura) non ha dubbi. «La qua­lità dei cibi che arri­ve­ranno sulle nostre tavole è a rischio - ha spie­gato - per­ché per­de­remo la tutela deri­vante dalle infor­ma­zioni pre­senti sulle nostre eti­chette. Gli Usa non hanno un sistema di eti­chet­ta­tura fer­reo come quello euro­peo e non hanno certo inten­zione di intro­durlo con il Ttip. In Europa le pro­ce­dure di con­trollo per otte­nere un’autorizzazione sulla sicu­rezza ali­men­tare sono più com­plesse. Negli Usa sono per­messe sostanze vie­tate in Europa, come cereali Ogm, anti­bio­tici, carne deri­vata da ani­mali clo­nati e sostanze chi­mi­che. In nome del libero mer­cato tutte que­ste infor­ma­zioni non saranno a nostra dispo­si­zione nelle eti­chette post-Ttip».
Que­sto è vero in par­ti­co­lare quando si parla di Ogm. Men­tre in Europa, nono­stante i ten­ta­tivi delle lobby, esi­ste un qua­dro giu­ri­dico che si basa sul prin­ci­pio di pre­cau­zione (pro­ce­dure rigide per l’autorizzazione ampia valu­ta­zione del rischio, con­sul­ta­zione pub­blica obbli­ga­to­ria), negli Stati Uniti gli Ogm non devono essere sot­to­po­sti ad auto­riz­za­zione. Non esi­ste nem­meno un regi­stro pub­blico degli Ogm auto­riz­zati. Per non par­lare della tra­spa­renza. In Europa, dove non esi­ste un solo pro­dotto Ogm desti­nato all’alimentazione umana, è obbli­ga­to­rio segna­lare sull’etichetta una quan­tità gene­ti­ca­mente modi­fi­cata supe­riore allo 0,9 per cento. Negli Stati Uniti, invece, l’etichettatura è volon­ta­ria. Ma anche nella patria di Monsanto&Co. i con­su­ma­tori comin­ciano a chie­dere più tra­spa­renza: lo stato del Ver­mont ha deciso che dal luglio 2016 sarà obbli­ga­to­rio segna­lare una quan­tità di Ogm supe­riore allo 0,9%, una legge che è stata impu­gnata da una potente asso­cia­zione che rag­gruppa pro­dut­tori e distri­bu­tori alimentari.

La con­sa­pe­vo­lezza del rischio per il set­tore agro ali­men­tare dell’Europa è docu­menta anche da uno stu­dio spe­ci­fico rea­liz­zato per il Par­la­mento euro­peo dalla Dire­zione gene­rale delle poli­ti­che interne. Secondo il dos­sier, «se il com­mer­cio fosse libe­ra­liz­zato senza una con­ver­genza nor­ma­tiva, i pro­dut­tori euro­pei potreb­bero subire gli effetti nega­tivi della con­cor­renza in alcuni set­tori… Que­sto è par­ti­co­lar­mente rile­vante per quanto riguarda i vin­coli dell’Ue in merito all’uso degli Ogm, dei pesti­cidi e alle misure di sicu­rezza ali­men­tare nel set­tore della carne».

Il gioco d’azzardo degli ame­ri­cani non è un mistero per nes­suno. «Nei nego­ziati rela­tivi al Ttip - si legge nel dos­sier - una faci­li­ta­zione nell’approvazione e nel com­mer­cio degli Ogm è un’importante richie­sta dei col­ti­va­tori e delle imprese sta­tu­ni­tensi. Essi sono soste­nuti dalle auto­rità Usa, che lamen­tano la len­tezza e le poche auto­riz­za­zioni alla ven­dita e al com­mer­cio di orga­ni­smi gene­ti­ca­mente modi­fi­cati. Il governo ame­ri­cano, inol­tre, ritiene che l’etichettatura obbli­ga­to­ria degli Ogm discri­mini ingiu­sta­mente que­sti pro­dotti». Come se ne esce? Secondo Dan Mul­la­ney, uno dei nego­zia­tori sta­tu­ni­tensi per il Ttip, dovrebbe essere la scienza a fare da arbi­tro: «Se l’Unione euro­pea ha un pro­cesso scien­ti­fico per le bio­tec­no­lo­gie, que­sto deve essere seguito», ecco il sug­ge­ri­mento. Quindi, «le deci­sioni in mate­ria di sicu­rezza ali­men­tare dovreb­bero essere basate sulla scienza e sulla valu­ta­zione d’impatto». Tra­du­zione: che decida l’Autorità euro­pea per la sicu­rezza ali­men­tare (l’Efsa) e che gli stati euro­pei fac­ciano un passo indie­tro davanti a un parere scien­ti­fico favo­re­vole all’introduzione di un Ogm sul mer­cato. Che si siano già accorti delle cri­ti­cità (o trap­pole) della nuova diret­tiva europea?
ARTICOLI CORRELATI
29 Dicembre 2015

© 2022 Eddyburg