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Zita Dazzi
Gli immigrati e la casa. Piccola ma di proprietà: uno su cinque ce l’ha fatta
7 Marzo 2012
Abitare è difficile
Ancora una volta, pur bistrattati da certa classe dirigente, gli immigrati danno un importante contributo anche all’uscita dalla crisi. La Repubblica Milano, 7 marzo 2012, postilla. (f.b.)

Nonostante la crisi, nonostante la stretta del credito e la generale freddezza del mercato immobiliare, gli immigrati comprano alloggi. E se per gli italiani nell’ultimo anno i rogiti sono diminuiti del 6,5 per cento, per gli stranieri è vero il contrario: loro hanno preso casa più dell’anno scorso, sono il 10,5 per cento dei nuovi proprietari (acquisti aumentati dell’1,5 per cento). Il rapporto 2012 dell’Osservatorio nazionale dell’istituto di ricerca Scenari immobiliari racconta che nel 2011, nel nord Italia, i cittadini stranieri hanno acquistato circa 43mila abitazioni: il 70 per cento delle compravendite concluse a livello nazionale da parte di famiglie extracomunitarie. Di queste, un quinto sono state definite in Lombardia.

Il rapporto spiega che il 63 per cento dei residenti stranieri vive in affitto, ma chi ha un progetto migratorio a lunga scadenza, chi abita in Italia da oltre dieci anni, si mette in moto per acquistare l’alloggio. Ormai un immigrato su cinque vive in appartamento di proprietà, con un aumento di mezzo punto rispetto a un anno fa. Tra il 2004 e il 2008, inizio della crisi economica, gli immigrati erano protagonisti del boom immobiliare, essendo passati dal 12 al 17 per cento degli acquisti. Ma dalla crisi, il mercato si è bloccato anche per la contrazione del credito bancario - fondamentale per chi ha pochi risparmi, pochi contanti e non altra fonte di finanziamento oltre al proprio reddito da lavoro - e quindi gli acquisti degli immigrati hanno perso progressivamente peso rispetto al volume complessivo degli scambi, scendendo di nuovo fino al 9 per cento del totale nel 2010. Nell’anno successivo comunque si sono visti segnali di risveglio e gli immigrati sono tornati a comprare il 10,5 per cento del totale delle case vendute.

Scenari Immobiliari, attraverso interviste ad agenti immobiliari, ha calcolato che la spesa media per abitazione nell’ultimo anno è stata di 105mila euro, con un calo di quasi 2 punti percentuali rispetto al 2010. I prezzi delle case sono infatti un po’ diminuiti, inoltre i lavoratori stranieri hanno comprato case più piccole e periferiche. Le banche concedono mutui a chi ha un lavoro stabile da più tempo e a chi risiede da almeno dieci anni. La decisione di passare dall’affitto alla proprietà è un segnale di forte desiderio di radicamento e di un progetto migratorio allargato alla famiglia.

Circa la metà dei contratti viene firmato da cittadini dell’est europeo, dato ovvio considerando che solo i romeni sono oltre un milione in Italia, oltre 200mila fra romeni e albanesi sono i residenti dell’est in Lombardia, le due comunità più numerose. Gli asiatici dell’area indiana e cinese assieme conquistano un altro quarto del mercato immobiliare, mentre sono in calo (dal 15 al 7 per cento dal 2005 a oggi) gli acquisti da parte dei nordafricani, forse anche perché residenti da più tempo e quindi ormai già stabilizzati in case di proprietà.

Le case acquistate sono nell’85 per cento dei casi in condomini residenziali di tipo economico, con uno stato di conservazione discreto, dal costo compreso fra 90 e 140mila euro. Si tratta quindi di bilocali, più raramente di trilocali. La superficie media acquistata è passata da 44 a 46 metri quadrati nel giro di un anno. Gli alloggi si trovano in periferia (34 per cento) o meglio ancora in provincia: 46 per cento), dove i prezzi scendono e l’offerta è più abbondante. «Nell’ultimo anno - si legge nel rapporto - gli agenti immobiliari riferiscono che la domanda è stata più orientata all’alloggio in affitto, ma anche questa soluzione comporta problemi notevoli per la difficoltà di reperimento degli alloggi (anche a causa dei pregiudizi), per i canoni elevati (spesso ritoccati verso l’alto per gli immigrati), per i contratti irregolari e la scarsa qualità degli immobili».

postilla

Riassunto: una buona notizia, una così così, una potenzialmente molto incoraggiante se si coglie l’occasione. La buona notizia è quella di cui si occupa sostanzialmente l’articolo, ovvero che pian piano avanza l’integrazione dei nuovi cittadini, anche dal punto di vista dell’impegno economico e degli interessi personali “ancorati” al territorio, contribuendo fra l’altro a tenere a galla un settore particolarmente colpito dalla recessione. La notizia così così è che il nostro mercato della casa in affitto continua a non rispondere minimamente alla richiesta del mercato, se anche nuclei familiari più mobili ed economicamente un po’ meno solidi della media nazionale decidono di optare per l’acquisto, probabilmente dopo aver vissuto gli infiniti disagi e forse soprusi delle case in affitto. Ma c’è un aspetto forse ancor più interessante per il futuro del nostro territorio, che emerge solo se si leggono le percentuali: decisamente incoraggiante quell’85% di appartamenti, se studiato e interpretato adeguatamente.

Fra gli effetti territoriali più perversi di uno sviluppo a bassa densità assai poco sostenibile c’è infatti il meccanismo del cosiddetto “mutuo virtuale differito”, ovvero di quella quota, a volte gigantesca, del costo reale dell’abitazione che si scarica da un lato sulle spese familiari per i trasporti, e dall’altro sulla collettività in termini di inquinamento, consumo di suolo, costi economici infrastrutturali. L’attuale tendenza spontanea dei nostri immigrati a preferire, nonostante tutto (nonostante nuclei familiari mediamente più ampi ad esempio), quartieri densi alla dispersione, va sicuramente compresa meglio e sostenuta con adeguate politiche. Almeno se si vogliono evitare per il futuro prossimo le orribili e problematiche “villettopoli etniche” dove il degrado, oltre ad essere sostanzialmente identico a quello dei quartieri urbani ghetto che già conosciamo, è pure nascosto e diluito tanto quanto i metri cubi, ma non per questo meno pernicioso (f.b.)

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