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Vittorio Emiliani
Gli alberi plurisecolari e i loro frutti esposti a Roma raccontano l’Italia
12 Settembre 2011
Recensioni e segnalazioni
Dal 13 al 15 settembre una mostra fotografica sugli alberi monumentali, alcuni dei quali hanno accompagnato il nostro Risorgimento. Scritto per eddyburg, 12 settembre 2011 (m.p.g.)

Dalla mattina di martedì 13 settembre fino a tutto giovedì saranno esposti nella sala a pianterreno di Palazzo Valentini, sede della Provincia di Roma, numerosi tavoli di frutta fresca di varie regioni (Lazio, Emilia-Romagna, Abruzzo, Molise, Calabria, ecc.). Fin qui nulla di insolito. L’insolito sta nel fatto che pere, mele, uve bianche e nere, susine, prugne, non provengono da alberi “normali”, bensì da piante secolari o addirittura plurisecolari, cioè dai Patriarchi della Natura. La Provincia di Roma ha infatti promosso il censimento dei Patriarchi esistenti sul proprio territorio e saranno il presidente Nicola Zingaretti e l’assessore all’Agricoltura Aurelio Lo Fazio ad illustrare l’operazione compiuta dai tecnici volontari dell’Associazione Nazionale Patriarchi d’Italia presieduta e animata dall’agronomo romagnolo Sergio Guidi.

I primi risultati di questo censimento in provincia di Roma – che segue quello integrale degli alberi plurisecolari (oltre mille) già completato in Emilia-Romagna e contenuto in due volumi ricchi di schede tecniche e fotografie – sono quanto mai interessanti. Guidi e i suoi collaboratori hanno ad esempio rintracciato presso Palombara Sabina un monumentale ciliegio ormai bicentenario che è uno dei più grandi mai censiti, dotato di un tronco di circa 3 metri di circonferenza. Sulla strada da Velletri a Nemi è stato rinvenuto l’Olivò (come lo chiamano gli abitanti), un olivo più che millenario che è probabilmente il più antico del Lazio. Sul Monte Soratte, luogo sacro per gli antichi, i tecnici hanno identificato un intero querceto di straordinarie proporzioni. Ma altre scoperte attendono i volontari dell’Associazione Nazionale Patriarchi che ha sede a Forlì dove hanno già trovato posto migliaia di talee di questi alberi antichi o addirittura remoti (il più vecchio del Paese è l’olivo di Luras, in Sardegna, che conta 3800 anni), che consentiranno di studiare e di perpetuare il germoplasma di essenze arboree che hanno resistito ai secoli e che quindi hanno concorso e concorreranno alla ricca biodiversità italiana. Pochi sanno che, mentre la Spagna conta 5-6 specie di olivo, il nostro Paese ne allinea alcune centinaia. Ed è soltanto un esempio.

Nel 150° anno dell’Unità d’Italia l’Associazione Patriarchi, insieme al Comitato per la Bellezza, vuole inoltre ricordare alcuni alberi che hanno accompagnato il nostro Risorgimento: il querceto del Gianicolo dove per mesi giovani e giovanissimi di tutta Italia difesero la Repubblica Romana del 1849; il frassino di Campoferro presso Voghera dove la Piccola Vedetta Lombarda, cioè l’adolescente Giovanni Minoli che informava i cavalleggeri piemontesi durante la vittoriosa battaglia di Montebello, nel 1859, venne abbattuta a fucilate dagli Austriaci; il maestoso cedro del Libano piantato a Varese nello stesso anno alla presenza di Vittorio Emanuele II; il pino che Garibaldi dedicò alla figlia Clelia a Caprera dopo la sfortunata spedizione nel 1867 per liberare Roma dal papa-re e altri ancora. Senza dimenticare che l’Università di Firenze ha “clonato” di recente l’olmo, ormai vicino al disseccamento, che nel 1799 venne alzato a Montepaone di Catanzaro come “albero della libertà” durante la Repubblica Partenopea.

C’è tanta ricchezza naturalistica, c’è tanta storia negli alberi di tutta Italia e nei loro frutti, storia politica, anche, come nel Querceto del Gianicolo. Da non dimenticare. E il lavoro degli infaticabili amici dei Patriarchi guidati da Sergio Guidi (che curano anche il Giardino dei Frutti dimenticati del poeta Tonino Guerra a Pennabilli) va avanti, andrà avanti, grazie alla rete dei tanti collaboratori ormai attiva in tutta Italia. Uno delle ultime realizzazioni: i Giardini dei Patriarchi, creati coi loro “figli” a Villa Ghigi sulla collina bolognese, nel centro di Cesenatico, a Gattatico presso il Museo dei fratelli Cervi, a Ferrara nel verde del centro storico raccontato da Giorgio Bassani nel “Giardino dei Finzi Contini”.

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