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Vittorio Emiliani
Fra arte e dismissioni: la doppia vita del supermanager
6 Ottobre 2009
Beni culturali
I molti impegni del versatile e indaffaratissimo neo direttore alla valorizzazione del nostro patrimonio culturale. Da l’Unità, 6 ottobre 2009 (m.p.g.)

Ma quanto lavora questo Mario Resca. Vabbè, è un supermanager e tiene vicino a sé il ritratto di Super Silvio, però mettere d’accordo la premiata ditta Raffaello, Michelangelo, Caravaggio & C. con gli ex zuccherifici, le aree fabbricabili da dismettere e magari le virtù energetiche del sorgo non dev’essere semplicissimo. Lui però dal Collegio Romano, o dal San Michele, zompa come niente al Municipio di Voghera dove “alza la voce” per convincere il sindaco ad accogliere in quel territorio agricolo un’altra centrale elettrica, la “sua”.

Ma non era stato reclutato per valorizzare il patrimonio artistico italiano con un contratto privato, con ogni probabilità sontuoso, almeno per i Beni Culturali (dove il direttore di un grande Museo non arriva a 1.800 euro al mese)? In effetti sì. Senonché al multiforme Resca (ex Mc Donald’s, ex Casinò di Campione) la Finbieticola – erede di Italiana Zuccheri da lui presieduta – dev’essere rimasta nel cuore oltre che nella dichiarazione dei redditi. Al punto da non poterla lasciare. Con qualche conflitto di interesse. Ad esempio, come la mette se contro la Centrale da lui perorata – coi fondi dell’ex zuccherificio – vengono invocati vincoli paesaggistici? Come la mette col suo coinquilino direttore generale che decide, appunto, di quei vincoli? Più in generale: è legittimo che un supermanager di Stato detenga in un sol colpo incarichi pubblici strategici e incarichi privati con interessi così corposi? E’ legittimo che vada da un sindaco a convincerlo della bontà della “sua” Centrale? In questo Paese succede di tutto, però un qualche paletto, magari, ancora c’è. O forse il nostro è il solito “complotto della sinistra”? Il solito subdolo “accerchiamento”?

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