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Paolo Brogi
Fori, Appia, Colosseo, venerdì la protesta chiude i monumenti
4 Marzo 2009
Beni culturali
Continua la reazione, sostenuta anche da eddyburg, contro le ultime iniziative sul patrimonio archeologico. Dal Corriere della Sera, ed. Roma, 4 marzo 2009 (m.p.g.)

Al grande pubblico e ai turisti la protesta delle Sovrintendenze archeologiche diventerà «visibile» venerdì. Monumenti chiusi, almeno dalle 9 del mattino a mezzogiorno, in tutta Roma. Gli archeologi insieme al resto del personale della Sovrintendenza si riuniscono in assemblea, promossa dalle rsu (le rappresentanze sindacali unitarie): all'ordine del giorno ancora il no al commissariamento decretato dal ministro dei beni culturali per le prestigiose aree archeologiche di Roma e Ostia. Ma non solo: anche il contestato avvicendamento tra Settis e Carandini a capo del Consiglio dei beni culturali rientra nella protesta, insieme alla politica dei prestiti di beni (a Roma è in ballo quello di quattro statue del Museo delle Terme chieste da Palazzo Chigi).

E così venerdì chiudono monumenti come il Colosseo, i Fori, il Palatino, la Casa di Augusto, le quattro sedi del Museo nazionale romano, le Terme di Caracalla, le vestigia sull'Appia a partire dalla Villa dei Quintili. Insomma tutta la grande Roma monumentale dell'archeologia classica. La protesta già in corso da un mese, scattata subito dopo la decretazione ministeriale, interessa anche Ostia Antica. Anche lì archeologi e personale si riuniscono in assemblea. L'assemblea di Roma si terrà nella sala del Museo di Palazzo Massimo. A Ostia prevista la partecipazione dei vertici del Municipio XIII. In un testo diffuso gli archeologi hanno ricordato lo smacco subito: «Nelle nostre aree archeologiche, come possono constatare i visitatori, non si trovano situazioni oggettive di degrado e di emergenza tali da giustificare il ricorso a poteri straordinari, perfino di protezione civile. Nè ravvisiamo sovrapposizioni di competenze tra stato ed enti locali che, sempre secondo il comunicato del ministro Bondi, debbano essere risolte con l'istituzione di un tavolo tecnico deputato ad individuare un “comune indirizzo di tutela, valorizzazione e promozione” ». Ancor più piccata la reazione espressa dagli archeologi di Ostia Antica. «Il preannunciato provvedimento, che, giova ricordarlo, ha per oggetto le aree archeologiche più prestigiose e considerate a più alto “reddito” della nostra regione - avevano denunciato nella scorsa assemblea - , mortifica la professionalità di tutto il personale di Ostia (dai tecnici, agli ammini-strativi, agli addetti alla vigilanza) e svuota, di fatto, di contenuti l'attività della soprintendenza».

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