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Alberto Vitucci
Fontego, il sindaco querela Italia Nostra
25 Febbraio 2012
Vivere a Venezia
Vietato criticare chi scavalca le regole per sanara il bilancio pubblico. Almeno a Venezia. La Nuova Venezia, 24 febbraio2012

Avvocatura civica al lavoro. L’associazione: «Ci sono cose che non si vendono». Lunedì il parere sul progetto e la terrazza

Il sindaco Orsoni querela Italia Nostra. Non siamo ancora in Tribunale, ma poco ci manca. Perché ieri mattina il primo cittadino ha dato mandato all’avvocatura civica di valutare se «esistano gli estremi» per presentare una querela per diffamazione ai danni dell’associazione per la tutela del territorio. Al sindaco non sono piaciute le critiche di Italia Nostra sull’operazione Fontego. E il fatto che l’associazione abbia presentato alla Procura un esposto firmato dalla presidente nazionale Alessandra Mottola Molfino.

Un atto che ha provocato l’apertura di un’inchiesta conoscitiva da parte della Procura. Da qui l’irritata reazione del sindaco: «Sono stanco delle pseudo contesse che hanno una visione passatista della città», aveva dichiarato poche ore prima. Ieri la presidente nazionale di Italia Nostra gli ha replicato per le rime. «Non sono una contessa ma una storica dell’arte e museologa», ha detto, «e forse il passatista è lui, sindaco pro tempore che rincorre progetti vecchi perché come negli anni Sessanta vede nella modernizzazione la salvezza di Venezia senza vedere la sua modernità. Vuole essere ricordato come il sindaco che ha venduto palazzi e rilasciato permessi edilizi in cambio di donazioni? Nessuno le ha mai detto che ci sono cose che non si vendono mai e per nessuna ragione?»

Polemica rovente, che interessa sempre di più gli avvocati. Anche Fondazione property, la Finanziaria del gruppo Benetton che ha acquistato il Fontego dalle Poste italiane spa e ora vuole trasformarlo in centro commerciale minaccia querele. Ma le critiche non si placano. Giornali di mezzo mondo parlano della trasformazione del cinquecentesco palazzo dello Scarpagnino, un tempo affrescato da Giorgione e Tiziano, in centro commerciale con terrazza sul tetto, scale mobili e ristorante panoramico nel lucernario. Progetto dell’arcgistar olandese Rem Koolhaas, presentato alla Biennale del 2010. Benetton ha versato sei milioni di euro in cambio della Variante urbanistica che trasforma la destinazione d’uso dello storico edificio da pubblico a commerciale. I primi atti sono già stati avviati. Ma adesso il progetto, se otterrà i pareri favorevoli, dovrà andare al voto del Consiglio comunale.

E la polemica non si placa. Nei prossimi giorni, probabilmente lunedì, la Soprintendenza consegnerà il suo parere alla Direzione regionale dei Beni ambientali e poi al Comune. Come annunciato è possibile anche che il parere debba passare per il ministero. Nulla si sa sul contenuto della relazione che sarà firmata dalla soprintendente Renata Codello. Ma su alcuni punti del nuovo progetto, depositato nei giorni scorsi negli uffici di palazzo Ducale e dell’Edilizia privata, le perplessità aumentano.

La nuova versione del progetto prevede sempre la terrazza «a vasca», anche se le sue dimensioni sono più contenute rispetto ai disegni originali. La soluzione adottata è quella di realizzare la terrazza con copertura «semovente», ripristinando di notte o in caso di pioggia, la conformazione originaria del coperto. Resta la scala mobile, anche questa nel mirino di Italia Nostra perché per realizzarla dovrebbero essere demolite alcune parti interne di edificio. E la copertura con pavimento trasparente del lucernario, rialzato per ricavarne ristorante e spazi panoramici, anche qui demolendo il tetto rifatto negli anni Trenta. L’iter è appena all’inizio, nonostante nella convenzione firmata da Comune e Benetton sia scritto che «i pareri dovranno arrivare entro la fine di febbraio». Ma la situazione a questo punto, si complica. E il progetto per essere approvato dovrà con ogni probabilità essere ancora modificato.

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