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Enrico Tantucci
Fontego, ecco le condizioni di Benetton
3 Gennaio 2012
Vivere a Venezia
Proseguono le indecenti cronache della rapida trasformazione di Venezia in “Benettown". Dilapidano un pezzo alla volta. La Nuova Venezia, 3 gennaio 2012

La convenzione stabilisce che il mancato via libera del progetto con terrazza comporti la restituzione dei 6 milioni. Tutti gli investimenti avviati in città dal gruppo di Ponzano Veneto

La ristrutturazione del Fontego dei Tedeschi, con l’inserimento all’interno di esso di un centro commerciale - probabilmente la Rinascente - è un altro “tassello” dello sbarco su Venezia del gruppo Benetton che prosegue già da diversi anni, con diverse iniziative in campo immobiliare, commerciale e della ristorazione.

Un’operazione - quella della ristrutturazione del Fontego acquistato da Poste Italiane qualche anno fa – che segue la grande operazione del Monaco e del Ridotto, con la ristrutturazione di tutto il complesso acquistato a suo tempo dal Comune, con l’imminente riuso degli spazi della ex libreria Mondadori, poi mandata via, che dovrebbero essere affidati a un nuovo negozio di Louis Vuitton.E, ancora prima, il gruppo Benetton si era impegnato nell’acquisizione dell'isola di San Clemente e delle aree del Tronchetto - poi venduti - e nel restyling della stazione di Santa Lucia, ancora in corso attraverso Grandi Stazioni, la società in cui Benetton è uno dei soci privati di maggioranza.

Se Benetton non riuscirà a realizzare con la sua ristrutturazione del Fontego dei Tedeschi la terrazza panoramica sul tetto e le scali mobili interne previste dal progetto dell’architetto olandese Rem Koolhaas, che tanto fanno discutere per il loro impatto, il Comune dovrà restituire a Edizione Property - la società immobiliare del gruppo di Ponzano titolare dell’immobile - i 6 milioni di euro di indennizzo ricevuti per il via libera al cambio di destinazione d’uso. Una condizione-capestro che chiama in causa anche la decisione che sulla ristrutturazione dell’edificio cinquecentesco dovrà prendere la Soprintendenza d’intesa con la Direzione regionale dei Beni Culturali.

E’ scritto con chiarezza al punto 9 della convenzione sottoscritta da Edizione e Comune. «Tutti gli impegni assunti da Edizione - si legge - si intendono risolutivamente condizionati alla circostanza che, per qualsiasi motivo indipendente dalla volontà di Edizione, non sia possibile conseguire l’obiettivo della riqualificazione e rifunzionalizzazione del Fondaco nei termini indicati nelle premesse, in sostanziale conformità al progetto elaborato dall’architetto Rem Koolhaas, entro il termine massimo di 48 mesi dalla sottoscrizione di questa convenzione, o comunque che non sia stato possibile ottenere tutti i provvedimenti amministrativi necessari entro 12 mesi dalla data di sottoscrizione di questa convenzione. Al verificarsi di una delle due ipotesi Edizione avrà diritto di ottenere, a sua semplice richiesta scritta, la restituzione dell’intero importo del contributo previsto a titolo di beneficio pubblico da parte del Comune di Venezia, oltre agli interessi al tasso legale».

Il rischio che ciò accada è concreto, perché non è affatto scontato che da Soprintendenza e Direzionale Regionale dei Beni Culturali arrivi il via libera alla terrazza panoramica di Koolhaas realizzata con la demolizione del tetto attuale. «Data anche la particolare delicatezza dell’intervento sul Fontego dei Tedeschi - dichiara infatti il direttore regionale Ugo Soragni - mi aspetto di concordare con la Soprintendenza ai Beni Architettonici e Paesaggistici di Venezia il parere sull’intervento, e non ho dubbi che così avverrà». La Direzione regionale ha ora anche l’ultima parola sulle demolizioni in edifici vincolati nell’area veneziana e il precedente al no alla trasformazione d’uso di Ca’ Corner della Regina, induce alla prudenza sul giudizio finale. E il no alla terrazza costerebbe caro al Comune.

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