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Jeremy Laurance
Estinto il delfino che non poteva sopravvivere all’uomo
3 Dicembre 2007
Clima e risorse
Un simpatico mammifero se ne è andato ufficialmente, per sempre, dalle acque dello Yangtze. La cosa ci riguarda piuttosto da vicino. The Independent, 8 agosto 2007 (f.b.)

Titolo originale: Extinct: the dolphin that could not live alongside man – Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

Dopo oltre 20 milioni di anni di presenza sul pianeta, oggi il delfino di fiume dello Yangtze è dichiarato ufficialmente estinto, prima specie di cetacei (balene, delfini, marsuini) ad essere eliminata dalle attività umane.

Nel corso di una ricerca estensiva compiuta da una squadra internazionale di biologi marini con due imbarcazioni, che hanno sondato su e giù per sei settimane il corso del fiume più trafficato del mondo lo scorso dicembre, non è stato rilevato alcun esemplare.

Oggi, il rapporto scientifico di quella spedizione, pubblicato dal prestigioso organo della Royal Society, Biology Letters, conferma che il delfino noto come baiji, in cinese pinne bianche, celebrato per la pelle chiara e i caratteristico muso allungato, è scomparso.

La colpa è del numero crescente di navi container sullo Yangtze, oltre ai pescatori le cui reti rappresentano involontariamente un pericolo.

Non si tratta di una estinzione “normale”, del tipo che avviene di frequente in un mondo di milioni di specie in evoluzione. Il delfino d’acqua dolce dello Yangtze era una creatura di notevole importanza, che si era separata dalle altre specie molti milioni di anni fa, diventando così autonoma da qualificarsi come gruppo di mammiferi a sé. É il primo grosso animale vertebrato ad estinguersi da cinquant’anni a questa parte, solo il quarto della famiglia dei mammiferi a scomparire dai tempi di Cristoforo Colombo, quando gli europei iniziarono la colonizzazione del mondo.

I tre precedenti scomparsi dalla faccia della terra sono stati i lemuri giganti del Madagascar, eliminate nel XVII secolo, il toporagno delle isole nelle Indie Occidentali, spazzati via probabilmente dai ratti che accompagnavano Colombo nel suo viaggio, e la tigre della Tasmania, il cui ultimo esemplare morì in cattività nel 1936 (la creatura più famosa estinta negli ultimi 500 anni, il Dodo, era un uccello).

Sam Turvey, biologo conservatore della Zoological Society of London, che ha guidato la spedizione alla ricerca del delfino dello Yangtze ed è il principale estensore del rapporto, spiega: “La perdita di una specie unica e carismatica è una scioccante tragedia. L’estinzione rappresenta la scomparsa di un intero ramo dell’albero dell’evoluzione, e sottolinea la nostra piena responsabilità, nel ruolo che dobbiamo assumere, di guardiani del pianeta”.

Ci sono molte altre specie che “si limitano ad esistere” nello Yangtze, e potrebbero anche loro scomparire nel giro di pochi anni, se non si agisce ora, avverte Turvey. Comprendono l’alligatore cinese, il marsuino senza pinne, il pesce pala cinese, che può raggiungere anche i 7m di lunghezza, ama che non viene avvistato dal 2003.

“Ora c’è molto interesse per il baiji: ma è troppo tardi. Perché si presta attenzione alle specie solo quando non ci sono più? Dobbiamo utilizzare il caso del baiji come sveglia ad agire immediatamente, per prevenire altri casi.

“La cosa più tragica è che nel caso dello Yangtze abbiamo un fiume a corrente rapida con un sistema unico di specie endemiche. Una volta sparite da qui, sono perdute per sempre” spiega.

L’obiettivo della spedizione di dicembre era di recuperare qualunque baiji trovato, e spostarlo in un lago di 21 km nella riserva naturale di Tian'ezhou, per sottoporlo a un programma intensivo di riproduzione. Ciascuna delle due imbarcazioni operava in modo indipendente, con scienziati che esploravano la superficie dell’acqua con binocoli – i delfini devono emergere per respirare – e ascoltavano attraverso idrofoni, alla ricerca dei caratteristici fischi. Nonostante queste tecnologie, non si è trovato niente.

“Abbiamo usato tutte le tecniche di ricerca. Entrambe le imbarcazioni hanno rilevato il medesimo numero di marsuini: abbiamo visto tutto quello che c’era da vedere. Ma nessun delfino” racconta Turvey.

É invece sin troppo chiara la causa della scomparsa, del delfino. É una vittima della corsa del paese più popoloso del mondo verso la ricchezza. Nel bacino dello Yangtze vive un decimo della popolazione mondiale. Nel corso della spedizioni, gli scienziati hanno calcolato 19.830 navi che percorrevano i 1.669 km di fiume rilevati: un grosso cargo, ogni 800 metri.

Il delfino dello Yangtze si muoveva guidato da un sonar – gli occhi sono inutili nell’acqua fangosa – ma in un ambiente stipato di navi container, chiatte da carbone, imbarcazioni veloci, il sonar veniva neutralizzato, e l’animale si muoveva rischiando continuamente di essere colpito dagli scafi, o fatto a pezzi dalle eliche.

Una minaccia anche maggiore veniva dalle reti e dalla miriade di linee di ami utilizzati dai pescatori.

Nonostante non fossero destinate alla cattura dei delfini, le creature si impigliavano nelle reti o venivano ferrite dagli ami: quasi la metà dei baiji trovati morti degli ultimi decenni avevano subito questa sorte. Inoltre, l’inquinamento aveva avvelenato il loro habitat naturale, e il completamento della Diga delle Tre Gole aveva decimato i piccoli pesci di cui si nutrivano.

Gli ultimi mammiferi che si sono estinti



Il toporagno delle isole

Estinto nel 1500

Il topo delle isole nelle Indie Occidentali, o nesophontide è conosciuto attraverso i resti fossili. Più o meno delle dimensioni di un ratto, scomparve a causa dell’introduzione dei ratti neri con cui non riusciva a competere, scesi dalle navi europee. Si trattava del più antico mammifero terrestre delle Indie Occidentali, la cui estinzione ha rappresentato la perdita di un intero ordine.

Lemure gigante

Estinto nel 1650

Il lemure gigante del Madagascar pesava circa 80 chili, più di alcune specie di gorilla. Scomparve in seguito alla caccia da parte dell’uomo.

Tigre della Tasmania

Estinta nel 1936

La tigre della Tasmania, o tilacino, aveva l’aspetto di un grosso cane striato, il muso di un lupo e una pesante coda. Era in realtà un marsupiale, parente del canguro, con una tasca per allevare i cuccioli. I coloni europei lo temevano e lo uccidevano ovunque possibile. I tilacini non si sono mai riprodotti in cattività: l’ultimo esemplare conosciuto è morto nello zoo di Hobart il 7 settembre 1936.

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